La storia – Il mio autismo

Alessia Scialino

Io non sono un bambino autistico

Io posso iscrivermi in qualsiasi scuola, nessuno mi dirà mai che non c’è lo spazio per una classe individuale. Io posso restare in classe senza che l’insegnante cerchi di stimolare continuamente la mia attenzione con esercizi che si focalizzano sui miei punti di forza. Io posso giocare con gli altri bambini senza che un adulto giustifichi i miei comportamenti e le mie difficoltà a rispettare le regole. Io posso mangiare in mensa assieme a tutti gli altri senza che il rumore, le luci o gli odori mi disturbino. Io posso parlare con i miei amici senza bisogno che qualcuno provi ad interpretare i miei gesti.

Io non sono il genitore di un bambino autistico

Ho scelto la scuola di mio figlio in base a ciò che mi hanno consigliato parenti e amici e alla comodità, non perché nello staff è presente uno psicologo formato sui disturbi dell’apprendimento. Mio figlio è seguito da molti ottimi insegnanti, non devo preoccuparmi del fatto che la loro formazione non comprenda alcun corso specifico sull’autismo, sulle terapie validate o sulla gestione e sulla prevenzione dei comportamenti problematici. Mio figlio esce da scuola sempre alla stessa ora, non mi è mai capitato di dover scappare via dall’ufficio per andare a prenderlo durante una crisi che nessuno riusciva a gestire o perché la sua insegnante stava male e non c’era chi la sostituisse. Mio figlio al pomeriggio fa i compiti e gioca con gli amici, non devo incastrare gli orari della sua terapista con quelli del logopedista o con la valutazione del neuropsichiatra infantile.

Scialino 2

Io non sono l’insegnante di un bambino autistico

I miei alunni seguono il libro di testo e non devo inventare ogni giorno materiali nuovi e stimolanti per mantenere alto il loro livello di attenzione. I miei alunni non hanno bisogno di immagini e simboli per comunicare con me. Non hanno bisogno di essere aiutati per andare in bagno o per mangiare. Quando si comportano male posso sgridarli: capiranno le mie parole e riusciranno, quindi, a sopportare il mio tono poco rassicurante. I miei alunni sanno stare seduti composti e fermi, non hanno bisogno di tempi e spazi per rilassarsi oltre a quello della ricreazione.

Io, invece, sono un bambino autistico

Non vedo il mondo come lo vedete voi. Non lo sento come lo sentite voi. Fatico a farmi capire da voi. A volte ho anche spaventato le persone che non mi conoscevano.
Chiedo di andare in bagno mostrando alla mamma un’immagine. Chiedo ai miei amici i giocattoli prendendoli. Mangio solo la minestra e lascio la pastina. Dico che non voglio qualcosa nascondendo la faccia tra le mani. Dico a qualcuno che gli voglio bene stringendogli la mano forte forte. Imparo più facilmente le cose quando qualcuno mi fa capire subito che le ho fatte bene. Adoro tutte le cose di colore blu. Sono molto spaventato dai cambiamenti e dalle novità. Mi tranquillizzo quando papà suona per me. Prima di scendere dallo scivolo, sono così emozionato che saltello e faccio strani movimenti.
Io sono un bambino autistico e tu hai bisogno che io ti aiuti. Se vuoi conoscermi, ecco i miei consigli: stai molto attento a quello che faccio, sii dolce e rassicurante con me, non lasciarmi da solo in situazioni nuove e impreviste, non spaventarti se, a volte, urlo o piango all’improvviso, ma cerca di capire se è cambiato qualcosa attorno a me o in me. Non forzarmi, ma guidami, ascolta i consigli della mia mamma e del mio papà. Non preoccuparti se all’inizio ti sembro strano, presto capirai e, ad un certo punto, ti stringerò la mano forte forte.

Alessia Scialinolaureata in Psicologia, terapista di bambini e ragazzi autistici.

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