In nome di Dio

La religione è sempre stata un elemento chiave nel rapporto fra i popoli. Le differenze di cultura e tradizione sono riconducibili anche ad essa e numerosi conflitti sono stati classificati come “guerre di religione”. Eppure, tutte le grandi confessioni basano la loro dottrina su testi simili, definiti sacre scritture: la Bibbia per i Cristiani, il Talmud per gli Ebrei, il Corano per gli Islamici, il Sanatana dharma per gli Indù. Le analogie riguardano i messaggi in esse contenuti: valori di pace, pietà, amore e rispetto per il prossimo. Nella Bibbia, Dio manifesta il Suo orrore per la violenza fin da quando essa divide Caino ed Abele. Gesù insegna a porgere l’altra guancia fino a sacrificare se stesso sulla Croce. Nel Corano, Maometto esorta a sconfiggere l’impurità dentro di noi. La jihad è ,infatti, la guerra interiore che ogni Musulmano combatte per migliorarsi.

Risultano, quindi, almeno ambigui, per non dire assolutamente fuorvianti, gli incitamenti alla guerra ed alla violenza lanciati ai fedeli nel corso dei secoli. I conflitti che hanno dilaniato i seguaci di fedi diverse non sono stati altro che strumentalizzazioni poste in essere da leader assetati di potere e votati alla prevaricazione sui propri simili fino al punto da condurre gli adepti all’estremo sacrificio nel nome di Dio. Fomentare l’odio sostenendo la superiorità di una religione e, di conseguenza, di una civiltà rispetto ad un’altra è stato il metodo utilizzato da questi uomini privi di scrupoli per dividere le coscienze e creare fanatismi e fondamentalismi. Divisioni e contrasti che fino ad oggi hanno sostenuto i regimi dittatoriali ed autocratici.

Nel tempo, nulla è cambiato. La religione ha superato la modernizzazione ed il progresso scientifico. È tuttora strumento di mobilitazione per i Paesi in via di sviluppo. Influenza la politica nei Paesi industrializzati. Cresce d’importanza nelle relazioni internazionali. Basti pensare ad Al-Qaeda e, più in generale, ai recenti episodi di terrorismo internazionale, ai contrasti sanguinari fra Cina e Birmania, alla protesta dei monaci tibetani, ai riferimenti religiosi nella politica estera dell’amministrazione Bush, alle contrapposizioni culturali fra Occidente e popolazioni immigrate. Negli ultimi anni è venuta inoltre meno la classica identificazione geografica delle religioni. L’Islam si diffonde in Africa ed in Europa. Il Cristianesimo perde contemporaneamente d’importanza nei Paesi industrializzati. Filosofie orientali fanno presa su molte società occidentali. Il legame tra religione e senso di appartenenza etnico-culturale è ormai tramontato.

Sebbene l’epoca delle guerre di religione possa sembrare confinata in un passato lontano, questi cambiamenti, in continua evoluzione, sono promotori di nuovi disequilibri, contrasti sociali, intolleranze. Questi possono sfociare in fanatismi e fondamentalismi, anticamera del terrorismo armato e della “guerra santa”, espressioni della “rivolta contro l’Occidente” quale rivalsa dell’usurpazione e prevaricazione subita ad opera del colonialismo politico e commerciale del primo mondo sul terzo.

Un mondo che nulla sembra avere imparato dall’esperienza e dalle parole di Dio. Un Dio sempre strumentalizzato e mai veramente ascoltato.

Di Massimiliano Fanni Canelles

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Massimiliano Fanni Canelles
Massimiliano Fanni Canelles Head of CAD Nephrology and Dialysis, Health Department with University of Udine Adj. Professor in Alma Mater University in Bologna of International Cooperation Editor of SocialNews Magazine President of Auxilia Foundation Twitter. @fannicanelles Instagram @fannicanelles

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