La colpa di Eva

La Dichiarazione delle Nazioni Unite sull’eliminazione della violenza contro le donne descrive come inaccettabile «qualsiasi atto di violenza che per motivi di genere provochi o possa verosimilmente provocare un danno fisico, sessuale o psicologico, comprese le minacce di violenza, la coercizione o privazione arbitraria della libertà personale, sia nella vita pubblica che privata». Mentre l’affermazione del diritto all’eguaglianza è da tempo parte integrante dei diritti umani, solo nel 1993, a Vienna, con questa carta il tema della violenza contro le donne entra nel dibattito internazionale. Sono passati 16 anni da quella chiara presa di posizione, ma la violenza nei confronti delle donne rimane tutt’ora presente nei Paesi industrializzati, come in quelli in via di sviluppo, senza differenza di ceto sociale o culturale. In Italia, la percentuale di donne che hanno subito una violenza fisica o sessuale raggiunge il 32% e per la maggior parte l’artefice è il partner o l’ex partner. L’incidenza è maggiore per le donne separate e divorziate e nella quasi totalità dei casi le violenze non vengono denunciate. Ma non sono solo le forme fisiche della violenza a condizionare l’universo femminile: 2 milioni di donne subiscono comportamenti persecutori (stalking) e 7 milioni sono vittime di violenza psicologica. A tutto questo dobbiamo aggiungere ancora lo sfruttamento lavorativo e sessuale delle immigrate in Europa, il fenomeno della tratta a scopo di prostituzione o lavoro forzato.

Ma nel terzo mondo la situazione è ancora peggiore: abusi, sequestri e omicidi avvengono nella totale indifferenza delle autorità, che si dimostrano assolutamente inadempienti nell’intraprendere le azioni adeguate non solo per prevenire, ma anche per indagare e punire i responsabili delle violenze. Buona parte delle bambine non fa in tempo a nascere: viene “soppressa” al momento del parto. Le adolescenti possono essere il “premio” da riservare ai combattenti o un utile mezzo per estorcere informazioni. Durante la guerra di Bosnia sono state 20.000 le donne violentate. Durante la guerra civile in Sierra Leone quasi tutte le migliaia di donne e bambine sequestrate dalle forze ribelli nel corso di quel conflitto furono stuprate e costrette a prostituirsi. Non solo: in Ruanda, teatro di una delle più drammatiche carneficine del secolo, le donne stuprate stanno morendo di AIDS. Anche nel genocidio del Darfur, migliaia di donne e bambine sono state violentate ed infettate dal virus dell’HIV. Questi fatti, come altri altrettanto drammatici, quali la mutilazione genitale femminile, la discriminazione femminile verso l’accesso al cibo, alla salute e all’istruzione, la selezione prenatale del sesso e la mancata registrazione della nascita potrebbero essere le cause della sproporzione fra popolazione maschile e femminile esistente in certe regioni del nostro pianeta.

All’origine del tempo, Dio volle dare una compagna all’uomo. L’uomo però decise di punirla considerandola la causa della perdita dell’Eden. Così, nei secoli, le donne vennero umiliate, stuprate, picchiate, fatte schiave per aver ereditato dalla loro madre sia la colpa, sia la slealtà ed immoralità di Eva. È “probabile”, però, che le vere cause di questo dramma risiedano in altre motivazioni: nella spietatezza del genere umano, forse nella caratterizzazione ormonale, nella differenza delle caratterizzazioni sessuali e in meccanismi ancestrali di sopravvivenza della specie. Di certo, oggi, l’uomo dovrebbe prendere coscienza che, grazie a quella mela presa con coraggio e curiosità, Eva ha permesso la conquista della conoscenza.

di Massimiliano Fanni Canelles

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Massimiliano Fanni Canelles
Massimiliano Fanni Canelles Head of CAD Nephrology and Dialysis, Health Department with University of Udine Adj. Professor in Alma Mater University in Bologna of International Cooperation Editor of SocialNews Magazine President of Auxilia Foundation Twitter. @fannicanelles Instagram @fannicanelles

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