“POMPEI: Mestieri e Botteghe 2000 anni fa”: ritorna l’opera di Carlo Avvisati

Con una moderna veste grafica e un’accattivante copertina, torna tra gli scaffali delle librerie la nuova edizione di “Pompei, mestieri e botteghe 2000 anni fa”, l’opera di Carlo Avvisati. Impreziosita dalle prefazioni e presentazioni dei due grandi archeologi pompeianisti Stefano de Caro e Andrew Wallace-Hadrill, ci racconta ancora una volta le sfumature di una delle città con il patrimonio storico, letterario, artistico e umano più ricco dell’antichità.

Quali e quanti mestieri si facevano a Pompei, 2000 anni fa? Quali erano le botteghe che in quella città venivano aperte, ogni giorno, da una folta schiera di schiavi, liberti, piccoli artigiani?
E, quali erano i nomi, i cognomi e i soprannomi di sarti, panettieri, attori, gladiatori, fabbri, muratori, prostitute, usurai e manutengoli, ovvero di tutta la varia umanità che a Pompei rendeva possibile, con i limiti e i problemi, la vita giornaliera di un centro romano del I secolo dopo Cristo?
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Come morì, cristallizzata, quella città che persino Goethe aveva definito come la sola delle catastrofi che si erano fin d’ora abbattute sul mondo che aveva procurato tanta gioia e bellezza alle generazioni future?

Lo scrittore, esperto di archeologia vesuviana, risponde a ogni interrogativo e lo fa con una narrazione dei fatti che aspira ad essere scientificamente corretta e portata avanti con stile giornalistico. Completamente rivisto e aggiornato, pur essendo un lavoro di stampo scientifico, Avvisati riesce a garantire una descrizione di fatti e argomenti scorrevole, ragion per cui l’opera è considerata diretta tanto agli specialisti di settore quanto al lettore comune.

L’autore dà notizia e si sofferma sulle nuove scoperte effettuate nella Regio V, pezzi di città venuti alla luce in seguito agli scavi dettati dagli interventi di messa in sicurezza con i fondi Ue del Grande Progetto Pompei.

Prende per mano chi legge e lo accompagna, con passo cadenzato, tra botteghe e venditori, nei teatri e tra i gladiatori, nei postriboli e tra le bettole delle stradine del centro o nelle accorsate tavole calde delle grandi arterie cittadine, fino al refrigerio delle terme, aprendogli una sorta di “porta del tempo” che, una volta varcata, gli fa rivivere la frenetica e operosa vita dei pompeiani di 20 secoli fa.

Interessante è ciò che porta alla nostra attenzione Stefano De Caro nella sua significativa presentazione, ammettendo che Avvisati, pur muovendosi nella tradizione della “pompeianistica”, riesce a sfuggire a questa deriva sia facendo ampio ricorso ai repertori generali di antichità romane, sia, e soprattutto, grazie alla poesia. Raccontati con elegante leggerezza e venata di ironia, i Pompeiani di cui parla, alla stregua dei personaggi che descrive nei suoi versi, sono semplicemente uomini e donne senza la pretesa di farsi modelli di storia o microstoria locale: comuni mortali cui toccò di vivere sotto il Vesuvio in un momento drammatico, con affetti e sentimenti umani, che non fanno altro che renderli eterni”.

Ed è proprio così che tra un racconto di vita e l’altro, prendono corpo e dimensione Januarius il bagnino, custode delle terme di Marco Crasso Frugi; Pudens e Verecundus, pasticcieri ambulanti con licenza rilasciatagli dall’assessore in carica; la foeneratrix (strozzina e usuraia) Faustilla che dava soldi con interesse del 30% della somma prestata. E, ancora il lanifricarius: cardatore e lisciatore della lana; il lanternarius, reggitore di lanterna; il librarius, rilegatore di libri; il pomarius, fruttaiolo; il putiarius, scavatore di pozzi neri; il saccarius, facchino; i salinensis, fornitori e produttori di sale e le lupae, prostitute che lavoravano nei diversi postriboli cittadini.

“È a questo stuolo di persone che Carlo Avvisati – sottolinea nella sua prefazione l’archeologo Andrew Wallace-Hadrill – ha rivolto la sua attenzione, comprendendo, con l’istinto figlio di un giornalista, che le realtà della vita emergono da una serie di istantanee.” Gli stessi scatti che, come prosegue Wallance-Hadrill, “pongono ora gli studiosi di fronte ad una sfida: superare il loro disprezzo e studiare più sistematicamente le ricche testimonianze sulla vita commerciale che Pompei offre.” Tutto ciò, secondo lo studioso, è dunque un fondamentale strumento di cui i visitatori dell’antico sito profitteranno per poter apprezzare grandemente della vivace evocazione dell’umile vita romana che esso offre.

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