L’Odissea della C-Star, la nave anti immigrati di Generazione identitaria

Il movimento francese di estrema destra “Bloc identitaire” ha dato vita, nel 2012, all’organizzazione giovanile “Génération identitaire”. Nello stesso anno anche altri paesi europei (Germania, Austria, Gran Bretagna, Slovenia, Repubblica Ceca) hanno visto la genesi di gruppi analoghi e l’Italia non ha fatto eccezione dando alla luce “Generazione Identitaria”.

Definitisi “Patriottici, Democratici e Apartitici” i fondatori tengono a precisare, sul sito, che il loro movimento ha come finalità “la sensibilizzazione degli uomini e delle donne dei nostri popoli verso le nostre tematiche, cercando poi di far confluire questo risveglio in un’ondata di cambiamento anche elettoralmente parlando, attendendo che le forze politiche raccolgano questo testimone”. Una posizione parallela ma non esterna alla politica, dove i punti in comune con i partiti ad orientamento identitario-populista sono molti, seppure vengano evitate relazioni dirette con essi.

L’organizzazione tratta il tema dell’ “identitarismo etnico-culturale”, concetto così da loro spiegato: “Essere identitari significa difendere in ogni ambito, dando anche l’esempio quotidiano con il proprio comportamento, l’identità etnica e culturale dei quali siamo detentori. Identità che si può ricondurre al concetto di Europa opponendosi a tutto ciò che potrebbe attentare alla sua integrità.” Chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori. Ovviamente le prime questioni che si pongono riguardano il tema dell’immigrazione, ambito nella quale opera il gruppo.

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Ha fatto parlare di sé questa estate per “Defend Europe”, nome dell’operazione avviata nel maggio di quest’anno, il cui obiettivo è quello di “evidenziare il vero volto delle organizzazioni umanitarie, la loro collaborazione con i trafficanti di esseri umani e le mortali conseguenze delle loro azioni in mare” a detta di Clement Galant, responsabile francese del progetto. Missione da compiere tramite l’affitto di una nave, la C-Star, che porti i militanti ad eseguire delle ronde nel Mediterraneo a largo delle coste Libiche.


Generazione Identitaria sulla rotta della Libia

Partenza in salita per l’iniziativa, quando i problemi si sono manifestati già a maggio nella raccolta fondi: PayPal, società proprietaria della piattaforma attraverso la quale era partito il crowdfunding, ha interrotto la raccolta bloccando le sottoscrizioni e al contempo restituendo il denaro già riscosso, limitandosi a comunicare che “non consente che i propri servizi siano usati per sostenere organizzazioni che predicano l’odio, la violenza e l’intolleranza razziale.” È stata successivamente aperta una seconda raccolta, questa volta su wesearcher, con cui sarebbe stata raccolta la cifra necessaria all’affitto di una nave.

Partita da Gibuti nei primi di luglio, la C-Star è stata pochi giorni dopo fermata a Suez e sottoposta a controlli dalle autorità egiziane.

Dopo il fermo l’imbarcazione è ripartita, entrando nel mar Mediterraneo, dove la prima tappa sembrava dovesse essere Catania. Poi, per un motivo non ancora chiaro, l’equipaggio ha preferito fare rotta verso l’isola di Cipro, dove sono affiorate altre questioni con le autorità: sono stati trovati a bordo 20 passeggeri di origine cingalese non registrati. È scattato dunque il fermo per capitano e vice, con l’accusa di non avere i documenti in regola e di traffico di esseri umani. Sulla vicenda, Defend Europe dichiara che i cingalesi fossero “apprendisti marinai” che avevano pagato per fare delle miglia necessarie per convalidare il loro diploma: sarebbero dovuti sbarcare in Egitto, ma i controlli a Suez avrebbero costretto l’equipaggio a un cambio di programma (non è chiaro in che modo sia cambiato o il motivo per cui non siano sbarcati a Suez). Ad ogni modo la situazione si è risolta in pochi giorni con la scarcerazione del capitano e il rimpatrio di 15 passeggeri, mentre altri 5 hanno effettuato richiesta di asilo, poi accettata.

Ripartita i primi di agosto, la nave di “Generazione Identitaria” ha fatto finalmente rotta verso la Libia, obiettivo dell’iniziale ronda mediterranea. Non senza altri intoppi, quando due settimane dopo è tornata a far parlare di sé con il guasto che l’ha vista soccorsa dalla nave della ong tedesca “Sea-eye”. Il presidente di Sea-eye, Michael Buschheuer, ha commentato così la vicenda “Aiutare una nave in avaria è dovere di chiunque in mare, senza distinzioni di origine, razza, religione o ideologie”. L’offerta di aiuto è stata poi rifiutata, pare, per il riuscito contenimento del problema.

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L’odissea per raggiungere le acque a largo della Libia ricorda per certi versi quella dei barconi lasciati alla deriva: persi e trascinati dalla corrente verso l’ignoto.

 

Missione compiuta?

Oltre ad alzare un gran polverone, fino ad ora la C-Star non ha cercato di bloccare attivamente le attività delle ong in mare, limitandosi a  gridare contro le loro navi con dei megafoni. Con proteste e dissensi manifestati in qualsiasi porto chiedesse di attraccare, l’imbarcazione ha fino ad ora ha effettuato un solo scalo, quello a Cipro. Nemmeno il Governo di Malta ha acconsentito ad un loro attracco sull’isola, come comunicato dagli stessi militanti.

Dopo soli 2 mesi e mezzo di navigazione, di cui 1 nel luogo della missione, il 17 agosto Defend Europe dichiara di aver assolto al compito che si era preposta, annunciandolo su Twitter. Citando il tweet “Defend Europe ha dimostrato di essere al posto giusto nel momento giusto, capace di influenzare concretamente i governi e di ottenere risultati concreti”. Esattamente.

Niccolò Caden

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