Il riscatto attraverso la musica

Il documentario racconta le storie “esemplari” di alcuni ragazzini dei barrios (il corrispettivo delle favelas) venezuelani, i quali, grazie alla musica sinfonica, hanno potuto intraprendere strade diverse rispetto a quelle offerte dal crimine e dalla droga nei loro quartieri.

La volontà di realizzare il film documentario “A Slum Symphony – Allegro Crescendo”, incentrato sulla vita di alcuni ragazzi che partecipano al progetto sociale venezuelano di riscatto delle classi più povere attraverso lo studio della musica classica, è nata durante la realizzazione di un servizio proposto a Piero Angela, all’inizio del 2004, per Superquark. L’idea era quella di raccontare le storie “esemplari” di alcuni ragazzini dei barrios (il corrispettivo delle favelas) venezuelani, i quali, grazie alla musica sinfonica, avevano potuto intraprendere strade diverse rispetto a quelle offerte dal crimine e dalla droga nei loro quartieri. Girando in modo “tradizionale”, con una troupe composta da un fonico e da un operatore dotato di una vistosa telecamera Beta, ho subito notato alcuni fattori non del tutto secondari: pur avendo ricevuto la massima collaborazione dalle famiglie dei ragazzi e dal Sistema di Orchestre Infantili del Venezuela, la nostra presenza in un ambiente rischioso come quello dei barrios di Caracas risultava decisamente “ingombrante”. La troupe assunta sul posto, poi, mi aveva espressamente chiesto di non entrare nei barrios, ritenuti troppo rischiosi, sia per la telecamera, sia, soprattutto, per la loro incolumità. Ho quindi optato per una “telecamerina” digitale, meno vistosa, la quale, alla fine, ha avuto un’ottima resa. Del resto, il tabù delle “telecamerine” era già stato ampiamente scardinato al cinema da film come “Festen”, ed io stesso le avevo utilizzate nella realizzazione di un documentario prodotto per Raitre, effettuato quasi tutto di nascosto, sulle condizioni di lavoro nelle piantagioni di banane in Guatemala. Durante le riprese effettuate in Venezuela per Superquark, è maturata quindi l’idea che il progetto sociale, al quale partecipano più di 300.000 ragazzi, residenti in tutto il Paese, si prestasse ad un racconto più ampio rispetto ai dieci minuti di un servizio. Sicuramente, per la sua realizzazione, avrei dovuto muovermi in un altro modo.

Si poneva, in modo evidente, il problema della visibilità (io stesso sono alto quasi 1.90 e peso circa 100 kg) all’interno dei barrios, nelle riprese effettuate insieme a dei ragazzini (cercando anche di essere “all’altezza” del loro punto di vista). Un altro problema di “volume” era rappresentato dalle cassette, le quali, con il Beta (SP o Digital, è indifferente), occupano molto spazio. Ancora, esisteva anche un problema di tipo etico: desideravo realizzare un percorso di alcuni anni su alcuni dei protagonisti provenienti da questi quartieri, finalizzato a raccontare la loro crescita attraverso la musica, e non ritenevo giusto che anche un fonico ed un operatore corressero dei rischi per un periodo così prolungato. Più volte, durante le riprese, Lorenzo Torraca, il co-produttore del film, mi ha proposto dei “rinforzi”. Ho realizzato documentari rischiosi in Colombia ed Iraq, con dei compagni di lavoro bravissimi e molto motivati, ma per un massimo di due mesi. Un lasso di tempo di cinque anni, con periodici ritorni nei luoghi dove vivono i protagonisti, richiedeva di ridurre al minimo i rischi, evitando di estenderli alla troupe. Mi sono trovato in mezzo a sparatorie, e disporre di una telecamera meno vistosa (e molto luminosa, come lo sono molte “digitaline”) si è rivelato di grande aiuto. Oltre alle batterie, praticamente “eterne”. Sono anni, ormai, che tra i filmaker queste telecamere più maneggevoli di quelle “tradizionali” (ma pur sempre con delle buone performance in ordine alla qualità delle immagini e, se supportate da buoni microfoni, anche in merito all’audio) si sono affermate come ottima alternativa. Nel nostro caso, poi, si sono rilevate davvero indispensabili. Una riflessione iniziale sulle tecnologie a disposizione, e sui risultati che esse possono offrire in un documentario di taglio profondamente sociale, si è rivelata, quindi, imprescindibile. Date le condizioni ambientali nelle quali avremmo vissuto a lungo, proprio per poterle descrivere al meglio, abbiamo scelto con attenzione i mezzi tecnici i quali, inevitabilmente, determinano il linguaggio espressivo. Più difficile, almeno nel mio caso, imporre i propri mezzi di produzione all’ambiente circostante. Le limitazioni determinate dalla realtà raccontata definiscono lo stile, atteso che non ci si trova su un set cinematografico, con degli attori ed un ciak.

Spesso, è da qui che si trae linfa vitale, oltre al fatto che una presenza più discreta si dimostra idonea per un racconto più intimo da parte dei ragazzi. L’esperienza del servizio per Superquark, caratterizzato da ottimi ascolti, ha convinto Lorenzo e me a proseguire con l’idea del documentario, tenendo presenti i correttivi tecnici accennati. Ma anche altri accorgimenti si rendevano necessari. Il materiale girato in cinque anni, tutto in Spagnolo, tra l’altro, non è facile da gestire. Abbiamo così optato per una sorta di modalità a “specchio”: tutto il materiale archiviato in sala di montaggio è stato compresso in bassa qualità in un hard disk collegato al mio portatile. Ciò mi ha permesso, anche durante le trasferte, di ordinare i contenuti e le interviste. Nonostante la poca pratica nei sistemi di montaggio, ho potuto realizzare una prima stesura dei tagli delle interviste in Spagnolo (lingua che conosco bene, sin da bambino). Spedivo poi via mail i tagli in sala di montaggio, dove questi venivano riagganciati in alta qualità. Abbiamo così evitato di “impazzire” su una lingua diversa dall’Italiano, per di più parlato in modo molto stretto. Il lavoro veniva ulteriormente raffinato in sede di montaggio. Nella modalità utilizzata, esiste, infatti, il rischio di un eccessivo accentramento sul regista – autore, caratteristica mai del tutto “salutare”. Un percorso simile è stato utilizzato per la composizione della colonna sonora. Osservando il documentario “Capturing the Friedmans – Una storia americana”, ero rimasto colpito proprio dalla colonna sonora, composta da Andrea Morricone. Per puro caso, pochi giorni dopo aver visto quel film, un’amica comune me lo ha presentato. Di lì a poco, ne è nata una collaborazione per la realizzazione della musica originale di “A Slum Symphony – Allegro Crescendo”. Andrea vive a Los Angeles e torna solo saltuariamente in Italia. Da questo punto di vista, gli “spazi virtuali” offerti dalla rete sono stati molto utili. Mentre procedevamo con il montaggio, aprivo dei link video per Andrea. Sulla base di quanto lui vedeva on-line, componeva le musiche. Di comune accordo, di ogni brano musicale metteva a disposizione, in un hard disk on-line, le tracce dei singoli strumenti. Potevo così utilizzare anche solo il piano o il violino estrapolati da un brano, in una modalità inizialmente non prevista. Ottimi sono stati i risultati e le suggestioni, sulle quali ci siamo trovati d’accordo. Su una scena, poi, è successo qualcosa di molto particolare: c’è una parte del film in cui Jonathan, uno dei protagonisti che sta svolgendo il servizio militare, ma che continua a studiare violoncello, incontra suo fratello Santiago, il quale sta chiedendo l’elemosina per strada. É una scena molto forte.

Jonathan gli offre aiuto, ma Santiago lo rifiuta, quasi per orgoglio, pur non riuscendo a nascondere le lacrime. Andrea aveva composto una musica molto bella, poi utilizzata in un’altra parte del film, ma che non giudicavo adatta alla sequenza. Desideravo qualcosa di più “amniotico” e meno drammatico, proprio per rendere l’idea di stordimento interiore che Jonathan, almeno nella mia percezione, stava vivendo in quel momento di impotenza e tristezza. La sera, durante una videochiamata (tenendo ben presenti le nove ore di fuso orario che ci separavano) gli ho espresso le mie inquietudini rispetto a quella scena. Il mattino dopo, mi è arrivato via mail il brano che lui aveva composto durante il giorno (e la mia notte). Era perfetto! É stato svolto tutto a distanza, on-line, mentre ci trovavamo io sul Mediterraneo e lui sul Pacifico. Solo il mix delle musiche è stato composto insieme, a Roma, oltre ad un paio di riunioni. Abbiamo adottato la stessa modalità di lavoro anche per “interfacciarci” in occasione della versione da 50 minuti richiesta dalla società di distribuzione del film, ubicata in Svizzera. Tale versione è ora in commercio in Giappone ed è stata riversata su DVD. Stiamo parlando di tecnologie oramai all’ordine del giorno, e che non caratterizzano solo il mio film. Il quale, alla vista, è anche piuttosto “tradizionale”. Non è un 3D con personaggi in computer grafica! Tutti questi piccoli accorgimenti sono però risultati determinanti per la realizzazione complessiva. In questo momento, proprio mentre scrivo, mi trovo a Caracas. L’altra sera sono stato a cena con Angelica, una delle protagoniste, e la sua famiglia. Lei aveva il suo violino, ripreso nel mio film. Ho iniziato a seguirla quando aveva 10 anni e mi sono sorpreso quando ho realizzato che, ormai, ne ha 18. In questi otto anni, altre innovazioni si sono fatte avanti. Facebook, ad esempio, è uno strumento fantastico per rimanere in continuo contatto con i ragazzi-attori e renderli partecipi di tutte le iniziative relative al documentario nel mondo. Sia il sito aslumsymphony.com, sia la pagina di FB dedicata al film, nei giorni a ridosso della sua proiezione, sono stati visitati da molti utenti, in alcuni momenti circa due milioni. Tutte persone che hanno seguito il film in prima serata su Raitre. Sono arrivate tantissime mail entusiastiche ed altre tendenti a saperne ancora di più. Tutto sommato, l’unico rammarico, di fronte a tanto successo, è che, a tutti coloro i quali mi chiedono con insistenza dove poter reperire il DVD, devo rispondere che, al momento, esiste solo la versione giapponese. Per quella italiana, Rai Trade, titolare dei diritti, non ha ancora disposto nulla. Funziona, invece, ancora perfettamente il link on demand del documentario creato da Rai.tv. In conclusione, posso affermare che la tecnologia può diventare un mezzo eccellente per trasmettere le nostre idee, i nostri ideali. Basta solo saperla interpretare.

Cristiano Barbarossa
Autore e regista del film-documentario
“A Slum Symphony – Allegro Crescendo”,

premiato al Roma Fiction Fest 2010

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Massimiliano Fanni Canelles
Massimiliano Fanni Canelles Head of CAD Nephrology and Dialysis, Health Department with University of Udine Adj. Professor in Alma Mater University in Bologna of International Cooperation Editor of SocialNews Magazine President of Auxilia Foundation Twitter. @fannicanelles Instagram @fannicanelles

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