La Russia esce dal Trattato per il disarmo nucleare

Non è un momento facile sul fronte della sicurezza internazionale. Stavolta al centro c’è il trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio, noto come Trattato Inf (Intermediate-range nuclear forces Treaty).

Il 2 febbraio scorso gli Stati Uniti hanno deciso di avviare la sospensione del Trattato per il disarmo nucleare come risposta alle continue violazioni dell’accordo da parte della Russia. Quest’ultima non ha esitato ad effettuare la stessa mossa, causando l’immediata preoccupazione per l’avvio di una rapida corsa agli armamenti e lo scoppio di una guerra nucleare.

Siglato a Washington l’8 dicembre 1987 da Ronald Reagan e Michail Gorbačëv, l’Inf è il primo accordo in grado di allentare la tensione tra le due maggiori potenze, Usa e Urss e così anche il rischio di una guerra nucleare. Grazie a questo si procede all’eliminazione completa dei missili a gittata compresa tra 500 e 5500 km, i quali avrebbero potuto colpire l’Europa occidentale in pochi minuti. Immediatamente dopo la fine della seconda guerra mondiale, il mondo era infatti suddiviso in due grandi blocchi: da una parte gli Usa che cercavano di impedire la diffusione del modello comunista e dall’altra parte l’Urss che si prefissava esattamente l’opposto, garantirne l’espansione.

La competizione si giocava su diversi ambiti, come lo sport, la tecnologia, la corsa verso lo spazio e tanti altri. Il più preoccupante di questi era la corsa verso gli armamenti, tant’è che i primi accordi per cercare di ridurne lo sviluppo vengono firmati nel 1976. Sono i cosiddetti Salt I e II, che limitano rispettivamente il numero di missili balistici intercontinentali e quello di arsenali nucleari. Fu però con l’Inf che si pose fine alla vicenda degli euromissili, ovvero dei missili nucleari a raggio intermedio installati da USA e URSS sul territorio europeo. Inizialmente scompaiono gli SS-20 sovietici e, in seguito anche i missili americani IRBM Pershing-2 e quelli cruise da crociera BGM-109 Tomahawk. Nel giro di tre anni, su decisione della Nato, vengono distrutti 2.692 missili 846 americani e 1.846 russi.

In seguito, nel 1991, Usa e Urss firmano lo START I (Strategic Arms Reduction Talks), il quale permette la riduzione degli armamenti strategici. Qualche mese dopo, nel dicembre 1991, avvenne la completa dissoluzione dell’URSS.

La crisi del Trattato Inf

Tuttavia, la corsa agli armamenti e lo sviluppo sembrerebbe non essere mai cessata. Nel 2014, Washington accusa Mosca di violare gli accordi, continuando la sperimentazione dei missili ed in particolare degli SSC-8 dalla portata di 2.000km. Consapevoli di ciò, gli Usa sotto l’amministrazione di Obama, scelgono però di preservare l’accordo e tentare la via del dialogo.

Dopo varie smentite da parte dell’amministrazione russa di quanto affermato dagli Stati Uniti, il  5 febbraio 2018, il presidente della Commissione Difesa della Duma di Stato, Vladimir Shamanov, ha confermato il dispiegamento di vettori Iskander-M 9K720, con gittata compresa tra i 400 e i 500 km, creando una situazione simile a quella pre-Trattato.

è a fronte di ciò che Trump in qualità di presidente degli Stati Uniti, ha scelto di adottare una linea più decisa rispetto al suo predecessore e ha attuato la sospensione del trattato Inf, per un periodo di 180 giorni, alla scadenza dei quali si procederà al ritiro completo, a meno che Mosca non dimostri di rispettarne le previsioni. In caso contrario c’è il rischio del ritiro anche dall’altro accordo nucleare Usa-Russia, il trattato Start e di una nuova corsa agli armamenti. Tale scelta rientra nel documento Nuclear Posture Review emanato nel febbraio 2018 dal Pentagono. All’interno di quest’ultimo è espresso l’impegno a contenere il potenziale bellico Usa e il ruolo stesso delle armi nucleari nella politica di Difesa americana.

Inoltre sempre gli Stati Uniti hanno introdotto un disegno di legge con cui vietano al Pentagono di utilizzare fondi pubblici per acquistare o dispiegare missili vietati dal Trattato sull’eliminazione dei missili a medio e corto raggio in Europa (Trattato INF). Scopo degli Stati Uniti è infatti quello di preservare il mondo da un conflitto nucleare, impedendo anche ad altri stati di armarsi.

Conseguenze della sospensione dell’Inf

Considerate le reazioni da parte della Russia, la prospettiva di una fine definitiva dell’Inf parrebbe essere più vicina di qualunque altra. Qualche giorno dopo la sospensione dell’accordo, infatti, la Russia ha comunicato che inizierà subito la costruzione di nuovi missili, tra cui una versione adatta ai lanci da terra dei missili Kalibr e un nuovo tipo di missile supersonico che voli a una velocità più di cinque volte maggiore di quella del suono; missili finora proibiti dal Trattato INF. In secondo luogo sempre la Russia  ha chiesto ai ministri di non iniziare alcun negoziato con Washington. Tuttavia la Russia non schiererà missili a breve e media gittata a meno che non lo facciano gli Stati Uniti.

La risposta da parte della Cina

Sono nove le potenze nucleari al mondo (Stati Uniti; Russia; Regno Unito; Francia; Cina; India; Pakistan; Israele e Nord Corea), con un arsenale complessivo che, secondo l’International Peace Research Institute di Stoccolma, raggiunge le 16.300 armi. Inoltre, secondo un rapporto del Pentagono al Congresso di Washington la Cina avrebbe ormai un arsenale tale da colpire a grande distanza le basi americane nel Pacifico.

In conclusione o si stabilisce un nuovo INF che inglobi tutte le potenziali detentrici di arsenali nucleari, così come parrebbe anche dalle intenzioni del presidente degli Stati Uniti Trump. Oppure occorrerà trovare una soluzione terza che impedisca ciò che in molti temono: una corsa verso gli armamenti e il rischio di una guerra nucleare.

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Maria Grazia Sanna

Nata a Sassari il 14/08/1991, attualmente studio Comunicazione pubblica e d'impresa a Bologna e scrivo per Social News cercando di trovare connubio tra teoria e pratica. Appassionata di viaggi, cultura e politiche, ricerco sempre nuovi stimoli nelle esperienze quotidiane e in quelle all'estero. Ho vissuto in Francia come tirocinante, in Belgio come studentessa Erasmus e a Londra come ragazza alla pari ma questo è solo l'inizio. 

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