Adozioni a distanza: luci e ombre di un gesto d’amore

Il sostegno a distanza è una delle forme principali attraverso cui aiutare le popolazioni in difficoltà. Aderendo a una delle molte organizzazioni che operano in questo settore e versando una quota fissa, mensile o annuale, è possibile finanziare le spese relative all’educazione, all’alimentazione e alle cure mediche di individui o gruppi di persone che vivono nei Paesi più poveri e arretrati del mondo. Ma come funziona veramente questa forma di assistenza e, soprattutto, riesce davvero ad essere efficace?

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Il sostegno a distanza: una forma di aiuto flessibile e accessibile

Il sostegno a distanza, detto anche adozione (impropriamente, riferendosi quest’ultima alla costituzione di un nuovo nucleo familiare), nacque nel secondo dopoguerra, quando si avvertì l’esigenza di fornire un aiuto concreto ai tanti bambini rimasti orfani durante il conflitto. Negli anni, le tipologie di aiuti e i destinatari sono andati aumentando e differenziandosi, per rispondere a un maggior numero di esigenze ed inserirsi in realtà diverse.

Ad oggi, il panorama delle organizzazioni che offrono forme di sostegno a distanza è assai ampio, contando associazioni no profit, onlus e organizzazioni non governative. I beneficiari sono solitamente bambini, ma è possibile sostenere anche interi nuclei familiari o gruppi di individui (ad esempio alunni di una scuola, gruppi di disabili in strutture specializzate, rifugiati all’interno di campi profughi). Non esiste un modello standard di aiuto, ma ciascun ente offre progetti diversi, che variano a seconda degli obiettivi che sceglie di intraprendere e, soprattutto, dei contesti in cui essi si inseriscono. Allo stesso modo varieranno anche le quote che ogni donatore sarà chiamato a versare, annualmente o in rate mensili o trimestrali. Così, ad esempio, tali contributi potranno coprire le spese scolastiche di un bambino o la permanenza in centri di accoglienza di orfani o di minori nel caso in cui i loro genitori non siano in grado di provvedere al loro sostentamento. Sarà possibile garantire loro cure mediche e vaccinazioni o, ancora, finanziare la costruzione di edifici e infrastrutture utili alle comunità locali, quali ospedali, scuole, pozzi e acquedotti.

Le adozioni a distanza sono progetti a lungo termine, che permettono ai beneficiari di contare su un supporto economico continuativo nel tempo, grazie al quale costruirsi un futuro e migliorare le proprie condizioni. È una forma di aiuto relativamente accessibile a tutti (le donazioni richieste si aggirano mediamente intorno ai 200 euro all’anno), ma che può avere un significato importante.

 

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Ombre e scandali del sistema delle adozioni a distanza

Negli anni ’90 un’importante inchiesta del quotidiano statunitense Chicago Tribune portò alla luce le frodi perpetrate da alcune grandi agenzie internazionali: Children International, Childreach, The Christian Children’s Fund e Save the Children. Quattro giornalisti aderirono ai programmi di adozione a distanza di ciascuna agenzia, pagando per aiutare dodici bambini in Paesi poveri del mondo. Dopo aver scambiato con loro diverse lettere, i giornalisti decisero di andare a trovarli, per vedere in che modo le loro offerte avessero influito sulla vita dei piccoli. Ciò che scoprirono fu agghiacciante: uno dei bambini era deceduto da diversi anni, nonostante il giornalista cui era stato assegnato avesse continuato a riceverne foto e messaggi, e gli altri sembravano aver tratto scarso beneficio dalle donazioni, vivendo ancora nella più totale indigenza. In molti casi, le loro famiglie non sapevano nemmeno che i loro figli fossero stati adottati a distanza.

A seguito dello scandalo, le polemiche che, negli ultimi decenni, hanno coinvolto il mondo della solidarietà a distanza sono state tante. Spesso, le critiche hanno riguardato l’entità delle quote che vengono effettivamente destinate ai beneficiari. Diversi donatori hanno espresso dubbi sulla legittimità dei contatti avuti con i propri adottati (c’è chi, ad esempio, si è visto recapitare la stessa lettera per diversi anni di seguito). Peraltro, la regolamentazione del settore in Italia è ancora piuttosto carente, mancando una legislazione a livello nazionale e potendo contare prevalentemente su fonti di soft law non vincolanti, che indicano alle associazioni essenzialmente principi e linee guida da seguire, ma non impongono obblighi di legge veri e propri.

Trasparenza e contatti: come le organizzazioni dimostrano la propria onestà

Molti sono stati, comunque, gli sforzi compiuti dalle organizzazioni per dimostrare la propria buona fede. Come accertarsi, quindi, che le nostre donazioni vadano a buon fine e che il denaro venga effettivamente utilizzato per gli scopi dichiarati?

La corrispondenza è senz’altro un primo passo importante. Oltre ad essere un forte stimolo emotivo per il donatore, l’invio di lettere e fotografie permette di instaurare un rapporto diretto con il bambino “adottato”. Fondamentali sono inoltre i report stilati dai responsabili dei programmi, in cui vengono fornite informazioni sui progetti finanziati, sulle attività che sono state svolte e sugli obiettivi raggiunti. La pubblicazione di un bilancio chiaro e accessibile agli aderenti è, poi, un significativo atto di trasparenza. Se non tutte le associazioni sono disponibili a far consultare un rendiconto dettagliato delle proprie entrate e uscite, almeno un dato non andrebbe mai tenuto nascosto: la percentuale dei benefici diretti. Una parte della quota versata, infatti, verrà necessariamente trattenuta dall’organizzazione, per coprire le spese burocratiche o i costi di segreteria. Importante sarà, quindi, controllare che tale somma non sia esagerata e che la maggior parte del denaro venga effettivamente destinata al bambino. Diverse associazioni offrono anche l’opportunità di fare attività di volontariato presso le proprie sedi, per vedere con i propri occhi come esse lavorano e, per chi lo richiede, esiste la possibilità di andare a trovare il proprio “bambino” e passare alcuni giorni con lui.

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Adozioni a distanza: un importante atto di solidarietà

Le accuse, le polemiche e gli scandali, pur dovendo essere necessariamente affrontati, non dovrebbero comunque andare a intaccare quella che rimane una valida forma di aiuto per milioni di bambini e di famiglie che, altrimenti, vivrebbero in condizioni ancor più precarie, senza alcuna prospettiva per il futuro. Quando i progetti di adozione a distanza funzionano, essi garantiscono un sostegno continuativo nel tempo, che mira a dotare i beneficiari degli strumenti (l’istruzione, prima di tutto) per diventare autonomi e indipendenti. E, fatto altrettanto importante, non sradicano l’individuo dal suo Paese d’origine, ma gli consentono di crescervi e di influire positivamente sull’intera comunità. Come ha, infatti, sottolineato Stefano Zamagni, ex Presidente dell’Agenzia per il terzo settore, «Il sostegno a distanza è un unicum proprio perché investe sul capitale umano dei Paesi che accolgono questo aiuto. È importante perché la povertà non è solo assenza di cibo, ma anche di relazioni personali. E ci dimostra nei fatti che esistono delle obbligazioni di prossimità non solo con chi ci è vicino per geografia o sangue, ma anche con chi è lontano».

 

Alessia Biondi
Nata a Parma nel 1994 e residente a Vicenza, attualmente studio Scienze Politiche, Relazioni Internazionali e Diritti Umani all’Università di Padova e collaboro con SocialNews come parte di un progetto inerente al mio programma di studi. Da sempre appassionata di scrittura, lingue e viaggi ho tenuto per diversi anni un mio blog personale su questi temi. Mi interesso di diritti umani, storia e attualità e coltivo una grande passione per l’Estremo Oriente e le sue culture.
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