Due progetti per l’integrazione

Per affrontare il processo d’integrazione dobbiamo, da una parte, cogliere le capacità implicite nelle nuove tecnologie per migliorare il processo di apprendimento, dall’altra, costruire una cultura inclusiva nella scuola, al fine di creare un ambiente accogliente ed attento ai bisogni dell’alunno con disabilità.

I trent’anni di integrazione scolastica degli alunni con disabilità hanno rappresentato uno dei maggiori e meritori impegni assunti dalla scuola italiana. I bisogni emersi per migliorare continuamente il processo di integrazione sono nel tempo cambiati, evidenziando successivamente diverse necessità di intervento da parte dell’Amministrazione. In particolare, si presenteranno in questa sede due iniziative volte ad affrontare questioni fondamentali del processo d’integrazione: da una parte, cogliere le capacità implicite nelle nuove tecnologie per migliorare il processo di apprendimento; dall’altra, costruire una cultura inclusiva nella scuola, al fine di creare un ambiente accogliente ed attento ai bisogni dell’alunno con disabilità, secondo la logica della cura educativa e della responsabilità sociale. Tali questioni sono state tradotte nella promozione di due progetti nazionali: il Progetto Nuove Tecnologie e Disabilità ed il Piano di formazione nazionale I CARE, di cui presentiamo i tratti salienti.

Progetto Nuove Tecnologie e Disabilità
Il Progetto “Nuove Tecnologie e Disabilità”, promosso dalla Direzione Generale dello Studente nel 2005, ha rappresentato la scelta dell’Amministrazione di impegnare risorse umane e finanziarie nelle tecnologie per l’integrazione degli alunni con disabilità. Da tempo, infatti, sulla base della normativa concernente la disabilità, i servizi comunali e provinciali avevano istituito centri per le tecnologie assistive che assicuravano, e tuttora assicurano, strumentazioni tecnologiche ed informatiche alle persone con disabilità. Dal 1996 è per esempio attiva la rete italiana dei centri di consulenza sugli ausili informatici ed elettronici per disabili (GLIC). A Bologna, l’ASL, già nel 1987, ha provveduto ad istituire un’Ausilioteca che fornisse servizi e strumentazioni adeguate per soggetti con specifiche disabilità. Anche in ambito scolastico, le strutture regionali o provinciali dell’Amministrazione hanno provveduto ad implementare, in collaborazione con gli Enti Locali, centri di risorse informatiche, centri ausili e simili. Nel 2005, dunque, la realtà in questione era già piuttosto diffusa, ma non in maniera uniforme e non indirizzata specificatamente ed esclusivamente agli alunni con disabilità. La presenza e l’efficacia dei centri in questione si appoggiava alla cultura ed alla qualità dei servizi sociali, assai differenti fra provincia e provincia o regione e regione. Inoltre, mancava la specificità e la diffusione omogenea di ciò che fino a quel momento era stato fatto in ambito scolastico, sia per quanto riguardava le risorse hardware e software, sia per la questione delle competenze professionali. Innestandosi su tali premesse, l’attività del Progetto è consistita nel valorizzare le tecnologie per l’integrazione e nel riallacciare le fila di molteplici attività in ambito scolastico presenti sul territorio, replicando le migliori esperienze dove tali attività mancavano e coordinandole. È risultata inoltre fondamentale la necessità di costituire una platea, allargata quanto più possibile, di docenti che disponessero di competenze sul tema delle tecnologie per l’integrazione e di istituire nelle scuole stesse centri che avessero le funzioni di fornitura, consulenza e formazione in tale ambito. A quest’ultimo riguardo, i Centri Territoriali di Supporto (CTS), 98 distribuiti sul territorio italiano, collocati nelle scuole, rappresentano l’ossatura portante del Progetto, per la sua vicinanza all’utenza e per il servizio offerto su base territoriale. Fra le iniziative collegate al Progetto, va segnalato l’esito dell’Azione 6, la realizzazione di 26 software, gratuiti, che forniscono un importante sostegno all’apprendimento degli alunni portatori d’handicap, in diversi ambiti. Si tratta di alunni caratterizzati da cecità, sordità, autismo, dislessia, ecc.

Piano di formazione nazionale I CARE
Il Piano di formazione nazionale I CARE (2007-2010) svolge un ruolo complementare al Progetto sopra descritto. I CARE, infatti, ha promosso la cultura dell’integrazione nelle scuole, al fine di creare contesti scolastici che, nelle relazioni, nelle prassi didattiche e nell’organizzazione, fossero capaci di rispondere ai bisogni degli alunni con disabilità, da ogni punto di vista, relazionale, didattico, organizzativo. Il Piano di formazione è ormai giunto alla sua conclusione e ha visto coinvolti più di 25.000 docenti, la maggior parte dei quali curricolari, oltre a dirigenti, personale ATA ed insegnanti di sostegno. La formazione si è basata sul principio della ricerca-azione, la cui metodologia prevede che siano i medesimi insegnanti, mediante l’eventuale guida di un esperto, ad intraprendere percorsi di ricerca da verificare nella propria prassi scolastica quotidiana. Ciò consente, in ordine al cambiamento dei comportamenti professionali, il raggiungimento di livelli di efficacia assai maggiori rispetto ai tradizionali corsi di aggiornamento. Entro la fine del corrente anno, sul sito del MIUR, area Disabilità, saranno pubblicati gli esiti del Piano di formazione in questione. Verranno anche rese note e disponibili alle scuole le migliori buone prassi inclusive emerse dal Piano di formazione stesso.

* MIUR (Ministero Istruzione Università Ricerca)

Pasquale Pardi
Dirigente Uffi cio VII
Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione, la Partecipazione e la Comunicazione (MIUR)

Giovanni Simoneschi
Docente presso la Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione, la Partecipazione e la Comunicazione (MIUR)

Redazione SocialNews

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