Il marinaio di Manchester

di Antonio Irlando

Lo spettacolo teatrale di Christian Biasco, diffuso in Italia da @uxilia onlus, indaga su una controversa teoria sulla natura dell’AIDS: come è nato? Da dove? Perché si è diffuso? Il tutto attingendo a fonti pubblicate e documentate, ma indubbiamente singolari e non comuni. C’è la possibilità che il virus dell’Hiv possa essere stato trasmesso all’uomo attraverso un vaccino destinato alla prevenzione della poliomielite.

Nel 1959, un giovane marinaio inglese si spegne dopo indicibili sofferenze, preda di gravissime infezioni, con i segni di un deficit del sistema immunitario. Qualche anno prima, durante i suoi viaggi, era stato in Africa. Per la sconvolgente sintomatologia e l’incertezza della diagnosi, i medici decidono di conservare alcuni campioni di tessuti ed organi; verranno esaminati soltanto negli anni ’80. Quattro campioni su sei risultano sieropositivi al virus HIV. Il povero marinaio di Manchester sarà considerato dalla comunità scientifica la prima vittima al mondo di AIDS. La storia del marinaio di Manchester finisce purtroppo qui. Ma la storia della tragica epidemia di AIDS da quel momento iniziata, è ben lungi dal concludersi. È ormai accettato da tutti gli studiosi che la malattia abbia avuto origine nell’Africa Sub-Sahariana, provocata da un retrovirus animale, l’HIV. Se ne conoscono due ceppi: HIV1, il più rappresentato, responsabile della maggior parte dei casi di malattia, e HIV2. Questo virus, che nei secoli scorsi aveva il suo serbatoio naturale nelle scimmie africane, nel corso del XX secolo si è trasmesso all’uomo in modo non ancora completamente chiarito. Sono ad oggi circa 28 milioni le vittime accertate di AIDS. Ma come ha fatto un virus delle scimmie, per secoli confinato in questa specie animale, a trasmettersi in un certo periodo storico alla specie umana, diventando il responsabile di una catastrofe sanitaria di proporzioni inimmaginabili? Le ipotesi al riguardo sono varie. Quelle più plausibili, e le controversie scientifiche derivate, sono state mirabilmente riassunte in un bel lavoro teatrale, “L’Origine del Male”. L’autore è Christian Biasco, il quale definisce l’opera un “documentario teatrale”. Lo spettacolo è stato portato da @uxilia onlus in numerose città italiane. La teoria del trasferimento naturale propone il passaggio accidentale del virus durante la macellazione delle carni di scimmia, consumate come alimento. Il virus si è poi diffuso ed adattato all’uomo, probabilmente per il riutilizzo di siringhe monouso. In Africa, nel secondo dopoguerra, questa era una malpractice molto diffusa. Un’altra ipotesi chiama in causa le sperimentazioni fatte sull’uomo con inoculazioni di sangue di scimmia. Infine, l’ipotesi definita OPV (vaccino orale antipolio) presume la contaminazione di un vaccino orale sperimentale contro la poliomielite, distribuito negli anni ’50 in alcune zone dell’Africa.

Secondo quest’ultima teoria, potrebbe essere stato l’uomo, attraverso un utilizzo poco accorto di materiale biologico derivante dalle scimmie africane, ad indurre la comparsa dell’AIDS. Lo scienziato americano Hilary Koprowsky, dell’Istituto Wistar di Philadelphia, in collaborazione con ricercatori belgi, aveva approntato un vaccino antipolio orale chiamato CHAT, creato con virus attenuato e coltivato su tessuto di rene di scimpanzé. Tra il 1957 ed il 1960, questo vaccino fu distribuito a circa un milione di persone in Congo, Ruanda e Burundi. Tom Curtis, un giornalista americano, pubblica la teoria OPV sulla rivista “Rolling Stone” nel marzo 1992. Edward Hooper, giornalista britannico, pubblica, nel 1999, il libro “The River”. In questo lavoro, dopo anni di ricerca, ed attraverso centinaia di documentazioni prelevate da archivi africani, europei, americani, la teoria viene ribadita. Bill Hamilton, famoso biologo evoluzionista, sostiene la stessa tesi ed induce la Royal Society, di cui è membro onorario, a tenere, nel settembre del 2000, una sessione dedicata a questo tema. Nel corso del meeting, vengono riportate le analisi su campioni del vaccino originario di Koprowsky, che però risultano esenti sia da virus HIV, sia da DNA di scimpanzé. Ciò comporta la definitiva smentita di questa teoria, tanto che il virologo Robert Weiss, sulla rivista Nature, afferma “…alcuni bellissimi fatti hanno distrutto un brutta teoria”. Per la comunità scientifica internazionale, la teoria non ha fondamento e rappresenta solo una minaccia per le future campagne di vaccinazione.

Ma Hooper non si arrende e ribatte queste conclusioni, dicendosi sicuro che alcune partite del vaccino CHAT sono state prodotte in Africa alla fine degli anni ’50. Indica un luogo, Kisangami (ex Stanleyville), città della Repubblica del Congo, un medico, il belga Paul Osterrieth, direttore del locale laboratorio di microbiologia, numerosi testimoni che confermano che il vaccino CHAT era stato prodotto in quel laboratorio. Individua un accampamento situato nelle vicinanze, dove erano stati localizzati circa 600 scimpanzé, tutti uccisi nell’arco di 3 anni per effettuare prelievi di organi e sangue a scopo sperimentale. Di contro, subito dopo il meeting della Royal Society del 2000, alcuni laboratori di microbiologia, tra cui il Los Alamos National Laboratory, hanno effettuato confronti filogenetici e datazioni della sequenza progenitrice del gruppo principale dell’HIV-1, concludendo che il salto di specie del virus HIV dallo scimpanzé all’uomo è avvenuto nella prima metà del XX secolo (1915-1941), molto prima delle vaccinazioni africane. Le discussioni maturate sull’ipotesi OPV quale origine dell’AIDS portano inevitabilmente a pensare che l’uomo, nella sua corsa alla conoscenza ed allo sviluppo scientifico, corre il rischio di provocare ai suoi simili conseguenze non immaginabili. Ciò, ovviamente, non è dimostrato nel caso dell’origine dell’AIDS.

Ma teniamo presente che in tutti i progressi dell’ingegneria genetica, negli studi sui cibi transgenici, sulla clonazione, sui nuovi farmaci, sugli xeno-trapianti, questi rischi diventano possibili. “L’Origine del Male” di Christian Biasco si conclude interrogandosi “Chi decide quando il rischio è accettabile? E come? Queste decisioni dovrebbero spettare alla collettività o sempre e solo ad un manipolo di ricercatori? A cosa ci porterà una società basata sulla competizione, sull’individualismo, dove conta solamente chi è più forte, chi ha di più, chi vende meglio e dove solo chi arriva primo vince?”. Oggi, comunque, tutti gli organismi nazionali ed internazionali che si occupano di sanità pubblica concordano nell’affermare che il vaccino antipolio orale di Sabin è sicuro ed efficace e che pertanto è opportuno proseguire in tutti i Paesi il programma di eradicazione mondiale della poliomielite. Questa malattia va debellata completamente, come accaduto per il vaiolo. Dal 2003, invece, si registra un aumento di nuovi casi di poliomielite in Nigeria ed in altre nazioni africane, così come in alcune aree di Pakistan, India e Bangladesh. Probabilmente, ciò è legato al rifiuto della vaccinazione da certa parte di quelle popolazioni. Tale atteggiamento sta mettendo a repentaglio la possibilità di eliminare definitivamente la malattia. È un prezzo che nessuna polemica scientifica, per quanto giusta, può far pagare al genere umano.

Antonio Irlando
Dirigente medico Ass n°4

Redazione SocialNews

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