Il passaporto biologico

Manuela Di Centa

La ricerca ha portato a diversi sistemi di controllo antidoping, quali il RANDOM e l’ADAMS. Dal 2007, la lotta al doping ha un nuovo alleato, il passaporto biologico, fortemente sostenuto dalla Commissione Atleti del CIO, di cui ho fatto parte.

Lo sport è un grande e fantastico strumento di formazione e di educazione che aiuta i giovani ad affrontare nel modo migliore l’ingresso nella società. La sana competizione, il rispetto dell’altro, il sacrificio e la preparazione necessari all’attività sportiva costituiscono principi basilari anche per chiunque intenda affrontare un qualsiasi percorso fatto di obiettivi, sia nello studio, sia nel mondo del lavoro.
Lo sport rappresenta uno dei centri nevralgici di aggregazione per i giovani, all’interno del quale essi possono esprimere al massimo la propria personalità e la propria creatività, hanno l’opportunità di socializzare, comunicare e rapportarsi con altri coetanei, e possono imparare a rispettare le regole del gioco e ad essere leali con i propri avversari.
Lo Sport forma, sia attraverso una vittoria, sia attraverso una sconfitta, perché la vittoria e l’incapacità di ottenerla appartengono entrambe ai processi di educazione e formazione della persona.
Lo Sport esige non solo allenamento dei muscoli, ma anche una ferrea disciplina morale, fatta di buona volontà, pazienza, perseveranza, equilibrio, sobrietà, spirito di sacrificio.
Un grande campione, infatti, deve imparare a conoscere a fondo il proprio corpo, la sua forza e le sue debolezze, la sua resistenza ed il suo punto di rottura. Attraverso lunghe ore di esercizio e fatica, deve sviluppare la capacità di concentrarsi e l’abitudine alla disciplina, imparando a preservare la propria forza ed a conservare le energie per il momento finale, quando la vittoria può dipendere, ad esempio, da uno scatto di velocità.
L’agonismo può arricchire un atleta perché può aiutarlo a realizzarsi e ad esprimere il meglio di sé, purché non spinga mai oltre i limiti personali e non diventi mezzo di sopraffazione e disuguaglianza.
L’onestà ed il rispetto della dignità propria ed altrui sono il fondamento della pratica sportiva e la condizione indispensabile per allenarsi e competere, nella piena consapevolezza della responsabilità del campione nel proporsi, costituire un modello per altri giovani e rappresentare il proprio Paese.
La vittoria va certamente ricercata, esprimendo il massimo di se stessi, perché è un evento esaltante che gratifica l’atleta o la squadra, infonde entusiasmo e gioia, ripaga dei sacrifici e dell’impegno dell’allenamento, rinforza l’autostima del singolo e del gruppo. Ma è necessario saper ascoltare il proprio corpo e le sue esigenze, accettare dignitosamente i propri limiti, e non fare ricorso a sostanze che alterino l’equilibrio fisico e psichico le quali, oltre a rappresentare un rischio per la salute personale, offrono agli altri un’immagine ingannevole.
Purtroppo, invece, questo è talvolta avvenuto e continua a verificarsi, tanto che si è reso necessario istituire un organismo mondiale per dotarsi di regole forti e certe per combattere il doping nello sport.
Il 10 novembre 1999, per volontà del Comitato Olimpico Internazionale, è stata, infatti, creata l’Agenzia mondiale antidoping (AMA o WADA), una fondazione a partecipazione mista, finanziata per metà dal movimento olimpico e per metà dai Governi dei diversi Paesi. Lavora per aiutare le singole federazioni sportive nel migliorare i test-antidoping, la ricerca e l’educazione contro questo fenomeno.
Il Codice Mondiale Antidoping WADA rappresenta il documento fondamentale ed universale di riferimento. Le sue finalità sono quelle di tutelare il diritto fondamentale degli atleti alla pratica di uno sport libero da doping. Di conseguenza, promuove la salute, la lealtà e l’uguaglianza di tutti gli atleti del mondo e garantisce l’applicazione di programmi antidoping armonizzati, coordinati ed efficaci a livello sia mondiale, sia nazionale, al fine di individuare, scoraggiare e prevenire la pratica del doping.
Entrato in vigore il 1° gennaio 2004, ha subito un primo lungo processo di revisione, sulla base delle mutate esigenze del mondo dello sport, che ha condotto ad una nuova versione, entrata in vigore il 1° gennaio 2009. Un’ulteriore revisione è già stata programmata e la nuova edizione del Codice sarà presentata alla Conferenza Mondiale sul Doping nello Sport dal Board della Fondazione WADA a Johannesburg, nel novembre del 2013, per entrare, poi, in vigore il 1° gennaio 2015.
Per la legge italiana, una delle più restrittive esistenti in questo campo, il doping è un reato penale. Pertanto, a differenza che in passato, gli atleti sono perseguibili.
La ricerca ha portato a diversi sistemi di controllo antidoping, quali il RANDOM e l’ADAMS (Anti Doping Administration & Management System). Dal 2007, la lotta al doping ha un nuovo alleato, il passaporto biologico, fortemente sostenuto dalla Commissione Atleti del CIO, di cui ho fatto parte. Questo neo-ritrovato è il frutto dell’incontro avvenuto il 23 ottobre 2007 tra il Presidente dell’agenzia mondiale Anti-Doping (WADA) Richard Pound ed il Presidente dell’Unione Ciclistica Internazionale (UCI), Pat McQuaid. In quella sede venne deciso che nessun atleta di livello internazionale potesse sottrarsi a questa normativa, in particolare nel ciclismo.
L’accordo venne raggiunto dopo una lunghissima trattativa tra le più importanti federazioni del ciclismo mondiale, nel tentativo di rilanciare l’immagine di uno sport in forte crisi di credibilità dopo anni di scandali legati al doping.
Durante la stagione, ogni ciclista si deve sottoporre periodicamente ad esami del sangue e delle urine per stabilire il proprio profilo ematologico, sia nei periodi di attività, sia al di fuori dalle competizioni.
Viene così ricostruito il “profilo tipo” di ogni atleta ed i dati vengono raccolti durante il suo periodo di riposo. Il profilo individuato diventa il parametro di confronto per ogni valore che verrà riscontrato sull’atleta durante i controlli nei periodi di gara o di allenamento.
Il passaporto biologico costituisce una grande innovazione nel campo dell’antidoping, ma ha avuto bisogno di un periodo di rodaggio per arrivare, nel 2011, a rendere possibile l’apertura di un procedimento per doping sulla base di una variazione del “profilo tipo” dell’atleta.
Per determinare la positività dell’atleta, queste variazioni devono essere garantite dalle analisi statistiche dei dati, con una certezza pari al 99,9%.
Un importante avvicinamento al passaporto biologico è stato compiuto anche dalla IAAF, la Federazione Internazionale di Atletica: a Daegu, in occasione dei mondiali, l’ente ha adottato questo strumento di controllo.
Oltre ad essere di grande aiuto nella lotta al doping, il passaporto biologico potrebbe costituire un valido mezzo per tutelare la propria salute, sin dall’infanzia e per tutta la vita.
Poiché lo sport, come abbiamo detto, è così importante per la formazione e l’educazione dei giovani, esso va alimentato e supportato con ogni strumento necessario. Primo tra tutti, la tutela della salute dei soggetti che praticano attività sportiva, in modo tale da porre un freno ai tragici eventi di cui le notizie di cronaca degli ultimi tempi sono ricche e che vedono, purtroppo, quali protagonisti, tanti giovani atleti stroncati dalla morte durante lo svolgimento di attività sportive. Il vertiginoso aumento di tali episodi impone una presa di posizione volta ad impedire il diffondersi del fenomeno con le sue conseguenze disastrose ed irreparabili.
La proposta di legge presentata nel febbraio dello scorso anno dall’On. Farina, e della quale sono cofirmataria, è finalizzata proprio a prevenire e ad impedire tali fenomeni, rendendo obbligatori, per tutti coloro che si accingono a praticare attività sportive, agonistiche e non, i controlli dei valori ematici e cardiaci, indispensabili per il rilascio di un certificato di idoneità all’attività sportiva, con il precipuo scopo di indagare e di rilevare eventuali anomalie, disturbi fisici o altre patologie e poter intervenire tempestivamente a tutela della salute. Tali esami dovranno, ovviamente, essere ripetuti periodicamente, così da monitorare in maniera sistematica e continuativa i valori.

* Comitato Olimpico Internazionale

Manuela Di Centa
Deputato, Componente della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione;
fondista Pluricampionessa Olimpica e membro C.I.O.*

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