In nome di Cristo

Angelo Bagnasco

Nell’insegnamento di Gesù non esiste ombra di intolleranza, ma solo l’invito a cercare la verità, ricordando che solo la verità fa libero l’uomo ed è il criterio del bene morale.

Carissimi fratelli e sorelle nel Signore,
1. “Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla su di te”. Con queste parole, Isaia vede con occhio profetico Israele e, più oltre, la Chiesa ed il mondo. L’antico Israele era depositario della Promessa, con lui Dio aveva stabilito il Patto di essere l’uno per l’altro. Era, chiaramente, un’alleanza asimmetrica: che cosa poteva guadagnarci Dio? Tutto aveva da guadagnare Israele: la benedizione dell’Altissimo, poter camminare guidato da Lui verso la Terra promessa, verso un destino di libertà. E Dio? Solo la gioia – diciamo così – di amare e di rendere libero e felice un popolo. A ben vedere, si ripeteva il rapporto con l’antico Adamo, ricominciava una storia di fiducia data e richiesta, di parola offerta, quella di Dio, e di obbedienza sulla fiducia da parte del popolo. Quante volte, però, quel popolo – nel deserto ed in patria – non si fiderà del Signore nonostante innumerevoli prove di pazienza e di amore! Ma il cuore dell’uomo è ostinato, si indurisce, dimentica presto i momenti di grazia tutto preso dall’immediato: se questo è irto di prove, allora dubita subito di Dio, si lamenta di Lui, recrimina, gli volta le spalle, cerca alternative effimere e dannose. In una parola, cerca altri dei! Ma Dio resta fedele, mantiene la promessa e, nella notte dei tempi, fa sorgere la Luce, Cristo. Della Luce, la Chiesa è la lucerna, il riflesso autentico e necessario. Sant’Ambrogio parla della Chiesa come del “mysterium lunae”: sì, la Chiesa – come la luna – risplende nel mondo non di luce propria, ma della luce del sole, Gesù. È illuminata e illumina: questa è la sua missione. La Chiesa viene da lontano – cammina da duemila anni – e i suoi passi sono umili e vigorosi perché deve andare sino ai confini della terra per incontrare tutte le genti: quelle genti che nel mistero dell’Epifania sono presenti nei Magi. Questi popoli vengono da lontano per adorare il Bambino, e la Chiesa ora deve andare lontano per annunciare quel medesimo Bambino, nel quale si nasconde la pienezza di Dio, luce e gioia dell’uomo. La Chiesa non si può fermare, non conosce pausa, perché ha ricevuto un mandato, e a questo dev’essere fedele a qualunque costo, anche quello della vita di tanti suoi figli che per la fede soffrono persecuzione, violenza e morte.

2. Insieme al Santo Padre Benedetto XVI, siamo attoniti davanti all’intolleranza religiosa e a tanta violenza, e ci chiediamo addolorati: perché? La domanda non è retorica e non nasconde nessun desiderio di rivalsa. È sincera e nasce – non può essere diversamente – dal sangue di tanti Cristiani, dalle loro sofferenze. È una domanda che dà voce al brivido interrogativo che sale da tante parti della terra: perché?
– Forse perché si identifica il Cristianesimo con il mondo occidentale? E verso questo esplodono i risentimenti di ieri e di oggi? Ma non può sfuggire che il Vangelo si incarna in ogni cultura, senza identificarsi con nessuna. Esso è storico – e per questo è chiamato a farsi lievito e sale nella pasta dove si trova – ma ha anche una dimensione metastorica irrinunciabile. La fede cristiana è presente in tutto il mondo, secondo il mandato del Signore, e s’impianta e convive, rispettosa e benefica, in ogni Paese, popolo, tradizione.
– Oppure, l’intolleranza a cui sono soggetti i Cristiani è dovuta ad una loro intolleranza religiosa? Anche qui, dobbiamo guardare serenamente la dottrina della fede ed il comportamento dei discepoli di Cristo. Nell’insegnamento di Gesù non esiste ombra di intolleranza, ma solo l’invito a cercare onestamente la verità, ricordando che solo la verità fa libero l’uomo ed è il criterio del bene morale. Nel Vangelo troviamo la rivelazione piena del volto di Dio che risplende nel Bambino di Betlemme, nel suo farsi agnello mansueto e senza macchia, nel suo offrirsi alla violenza del peccato, nel dare la vita per amore. I Cristiani, là dove vivono come maggioranza, non sono arroganti verso nessuno, tanto meno intolleranti. Partecipano alla vita pubblica nel rispetto delle leggi, propongono i valori fondamentali che stanno alla base dell’umanesimo e di una società libera e giusta: principi e valori nei quali credono per fede, ma che sono anche conquista della ragione.
– E allora? Esiste, mi sembra, una terza ipotesi: forse i Cristiani sono discriminati e perseguitati proprio perché – in nome di Cristo – parlano di dignità e di uguaglianza di ogni persona, uomo o donna che sia? Di libertà di coscienza? Perché predicano l’amore anche verso coloro che si pongono come nemici? Perché parlano di perdono, rifiutano la violenza e operano come costruttori di pace? Perché predicano la giustizia e lo Stato di diritto? Forse è per questo che qualcuno li giudica pericolosi e inaccettabili, oggetto di intolleranza, meritevoli di persecuzione e di morte? Cari Amici, mentre celebriamo la destinazione universale della salvezza di Gesù, rinnoviamo la gioia e l’impegno di essere anche noi missionari del Vangelo: non si tratta di essere arroganti, ma luminosi. Lasciamoci docilmente illuminare dalla Chiesa che riflette la luce autentica del divino Maestro e saremo noi stessi più luminosi testimoni della gioia, coraggiosi messaggeri del Signore. L’esempio di tanti nostri fratelli nella fede, che rischiano e danno la vita per Gesù e per la Chiesa, ci scuota dal torpore delle cose facili, dalla tiepidezza sempre alle porte, dalla facilità indolente di seguire la corrente del mondo. Ci uniamo al Santo Padre nell’insistere perché la comunità internazionale – a cominciare dall’Europa – faccia sentire una voce forte ed una parola chiara perché il diritto alla libertà religiosa sia osservato ovunque, senza eccezioni. Come ci ha insegnato Gesù, vogliamo pregare per i persecutori, perché aprano gli occhi alla luce; e preghiamo per le anime dei defunti, per i loro familiari nel dolore, per tutti i Cristiani che in tante regioni del mondo ci danno l’esempio. Non possiamo, non vogliamo rimanere insensibili!

Arcidiocesi di Genova, Epifania del Signore, 06.01.2011

Angelo Bagnasco
Cardinale, Arcivescovo Metropolita di Genova
Presidente della Conferenza Episcopale Italiana

Massimiliano Fanni Canelles

Viceprimario al reparto di Accettazione ed Emergenza dell'Ospedale ¨Franz Tappeiner¨di Merano nella Südtiroler Sanitätsbetrieb – Azienda sanitaria dell'Alto Adige – da giugno 2019. Attualmente in prima linea nella gestione clinica e nell'organizzazione per l'emergenza Coronavirus. In particolare responsabile del reparto di infettivi e semi – intensiva del Pronto Soccorso dell'ospedale di Merano. 

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