Dal conflitto al dialogo

Magdi Cristiano Allam

I Cristiani sono diventati le vittime principali della persecuzione religiosa: nel mondo, ogni 10 persone discriminate per motivi di fede, 7 sono Cristiane. Ed è proprio nei Paesi a maggioranza islamica che si registra l’odio più acceso nei confronti dei Cristiani: essi diventano il bersaglio privilegiato negli attentati alle chiese e nelle stragi compiute sui fedeli.

Il rapporto tra Cristiani e Musulmani è, piaccia o meno, un problema di tale rilievo internazionale da assurgere a vera e propria emergenza mondiale. I Cristiani sono diventati le vittime principali della persecuzione religiosa, così come evidenzia il dato secondo cui, nel mondo, ogni 10 persone discriminate per motivi di fede, 7 sono Cristiane. Ed è proprio nei Paesi a maggioranza islamica che si registra l’odio più acceso nei confronti dei Cristiani: essi diventano il bersaglio privilegiato negli attentati alle chiese e nelle stragi compiute sui fedeli. Questa violenza avviene in un contesto ancor più tragico, dove gli stessi Musulmani sono diventati la principale vittima del terrorismo islamico. Oggi, i terroristi suicidi islamici si fanno esplodere persino all’interno delle moschee frequentate da comunità musulmane condannate come eretiche, come avviene nel caso degli Sciiti da parte degli estremisti sunniti. Al tempo stesso, i Musulmani, specie a partire dalla tragedia dell’11 settembre 2001 con gli attentati terroristici islamici alle Torri Gemelle e al Pentagono, sono percepiti con sospetto in Occidente. La diffusione capillare di moschee, scuole coraniche, enti caritatevoli islamici, tribunali che operano conformemente alla sharia, la legge di Allah, banche islamiche in aggiunta alla presenza dei fondi sovrani dei Paesi petroliferi islamici che condizionano le scelte della finanza e quindi della politica dei Paesi occidentali che li accolgono, ha accresciuto la preoccupazione nei confronti di ciò che viene percepito come uno Stato teocratico islamico all’interno dello Stato di diritto e democratico. Per l’insieme di queste ragioni, si tocca con mano il fatto che il rapporto tra l’Europa, e ,più in generale, l’Occidente, e i Musulmani, è oggi più che mai conflittuale. La domanda che ci poniamo è la seguente: come possiamo superare questo conflitto ed approdare ad una situazione dove prevalgano il dialogo e la convivenza? Per dare una risposta dobbiamo sostanziare di contenuti questa tematica. Dobbiamo innanzitutto chiarire la differenza tra Islam come religione e i Musulmani come persone. Dobbiamo comprendere che la dimensione dell’Islam come religione è identica nello spazio e immutabile nel tempo perché fa riferimento ad un testo sacro, il Corano, e alle parole e ai fatti di un profeta, Maometto.

Viceversa, la dimensione dei Musulmani come persone è variabile nello spazio e si evolve nel tempo perché le persone non sono mai la trasposizione automatica e acritica dei dogmi della fede. Ognuno di noi ha una specificità che è la sintesi della complessità del proprio percorso personale, familiare, comunitario, sociale, educativo, economico, culturale e anche religioso. Sono stato Musulmano per 56 anni e ho sinceramente cercato di coniugare l’Islam con il rispetto dei diritti fondamentali della persona e con i valori non negoziabili, a partire dalla sacralità della vita, la dignità della persona e la libertà di scelta. Dopo essermi ritrovato condannato a morte da parte di chi sostiene di farlo nel nome dell’Islam, invocando i versetti coranici ed evocando le parole e i fatti di Maometto, ho dovuto prendere atto che non esiste un Islam moderato, ma che i Musulmani possono essere moderati quando laicamente rispettano i diritti fondamentali della persona e condividono i valori non negoziabili. Ecco perché dobbiamo aver chiaro che il nostro rapporto è con i Musulmani e non con l’Islam, con le persone e non con la religione. Concretamente, dobbiamo aver chiaro che il dialogo auspicato e la convivenza ambita hanno come soggetti i Musulmani e non l’Islam. A questo punto, dobbiamo comprendere che le persone vanno contestualizzate nel tempo e nello spazio. Non possiamo cioè domandarci genericamente se siano possibili il dialogo e la convivenza tra Cristiani e Musulmani. Dobbiamo specificare di quale tempo e di quale spazio parliamo. Se, ad esempio, facciamo riferimento alla realtà di Milano, dell’Italia o dell’Unione Europea nel 2011, dobbiamo aver presente che questi territori oggi hanno una specificità che costituisce la piattaforma su cui si fonda il dialogo e si sviluppa la convivenza.

Ad esempio, se ci poniamo la domanda sul dialogo e la convivenza dei Musulmani a Milano, non possiamo non partire dalla consapevolezza che Milano ha una civiltà che si fonda sulle radici giudaico-cristiane, su una fede cristiana cattolica, su valori non negoziabili, su regole che garantiscono e vincolano tutti. Il problema insorge quando non sappiamo più chi siamo, al punto che ci vergogniamo delle nostre radici, svendiamo i nostri valori, tradiamo la nostra identità. Finendo per illuderci che il dialogo e la convivenza sarebbero agevolati presentandoci come una sorta di landa deserta, senza la certezza delle nostre radici, della nostra fede, dei nostri valori e della nostra identità, incapaci di affermare e di far rispettare le regole e le leggi. Il risultato è che i Musulmani ci percepiscono come una terra di conquista. Ed è quanto è concretamente avvenuto a Milano quando circa 2.000 Islamici, capeggiati dall’imam della moschea di viale Jenner, condannato in via definitiva a tre anni e otto mesi per terrorismo islamico internazionale, occuparono Piazza Duomo inscenando provocatoriamente la preghiera collettiva islamica fino a lambire il sagrato del Duomo, dopo aver forzato un posto di blocco ferendo cinque agenti di polizia e dato alle fiamme la bandiera israeliana. La verità è che lo fecero nella certezza della loro impunità. Così come effettivamente accadde. Il messaggio che noi abbiamo trasmesso è che siamo una landa deserta dove non vige la certezza del diritto e la certezza della pena, dove Gheddafi ci dice apertamente che l’Europa sarà islamizzata. Solo se saremo forti dentro potremo rapportarci in modo positivo e costruttivo con il prossimo. Solo se coltiveremo l’amore dentro di noi potremo elargire l’amore per il prossimo. L’esortazione evangelica “Ama il prossimo tuo come ami te stesso” oggi è lacunosa nella sua seconda metà.

Quest’Europa si illude di poter amare il prossimo odiando se stessa, disconoscendo se stessa. Ecco perché è fondamentale che l’Europa si riconcilii con se stessa, si voglia bene, riscoprendo la verità storica delle proprie radici giudaico-cristiane, avendo a cuore i valori non negoziabili, coltivando l’orgoglio per la propria identità cristiana, affermando il primato di regole che sostanziano diritti e doveri che garantiscono, ma al tempo stesso vincolano, tutti, indistintamente.

Magdi Cristiano Allam
Europarlamentare e giornalista e Politico

Massimiliano Fanni Canelles

Viceprimario al reparto di Accettazione ed Emergenza dell'Ospedale ¨Franz Tappeiner¨di Merano nella Südtiroler Sanitätsbetrieb – Azienda sanitaria dell'Alto Adige – da giugno 2019. Attualmente in prima linea nella gestione clinica e nell'organizzazione per l'emergenza Coronavirus. In particolare responsabile del reparto di infettivi e semi – intensiva del Pronto Soccorso dell'ospedale di Merano. 

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