Un’inutile violenza

Moni Ovadia

Che tu sia carcerato o carceriere, la posizione è comunque orribile! Vedo un futuro pessimo, caratterizzato dalla crescita dell’odio e del disprezzo.

La situazione israelo-palestinese è semplicemente disastrosa. Dirò di più: peggio di così non potrebbe andare. Di fronte all’atteggiamento di Israele, prevedo per i palestinesi uno stato di assoluta depressione: oggi sono ancora più soli di quanto non lo fossero prima. Sembra che di questo popolo non gliene importi niente a nessuno, mentre Israele ha scelto la via della forza. Avigdor Lieberman, leader del partito di estrema destra Israel Beitenu, è un razzista. Ed i laburisti, invece di dare un segno di discontinuità e di diversità, assumono gli stessi atteggiamenti, con Ehud Barak che sembra voler dimostrare di essere in grado di colpire duro, come farebbe Benjamin Netanyahu del partito conservatore Likud. Ed i risultati si vedono! I laburisti sono precipitati a 13 seggi: la sinistra è praticamente scomparsa.

Certo, Tzipi Livni, che è alla guida di Kadima, è meglio di Netanyahu o di Lieberman, ma potrà fare poco, ammesso e non concesso che riesca a formare un governo. E con chi lo formerà, poi? Con i laburisti non ce la farà mai a raggiungere una maggioranza forte, e quindi non vedo la possibilità di creare un governo che si batta per una pace vera. Una pace vera potrebbe essere raggiunta solo con il rispetto da parte di Israele delle risoluzioni Onu. Invece c’è un’occupazione illegale da oltre quarant’anni e un’ancor più devastante colonizzazione di terre che non sono di Israele. E se si pensa di regolare tutto con la forza, con la rigidità e con i diktat, che cosa ci possiamo aspettare di buono? Niente. Se qualcuno, poi, dovesse proporre ancora la solita “politica dei piccoli passi”, si tratterebbe di un demente, oppure di qualcuno che è in malafede.

Lo abbiamo già visto a che cosa hanno portato i piccoli passi. La famosa Road map è diventata carta straccia, anzi meno che carta straccia, una vera e propria truffa. Se non ci sarà qualcuno capace di permettere una trattativa globale per arrivare ad una pace definitiva ed equa, che rispetti i diritti e la dignità di tutti e due i popoli, andremo di male in peggio. É triste che l’elettorato israeliano abbia reagito chiudendosi nel nazionalismo, proprio adesso che negli Stati Uniti arriva un presidente come Barack Obama. L’unica speranza per Israele è che un politico di destra abbia un’illuminazione improvvisa e si convinca di non voler trascinare il popolo del proprio paese in un tunnel. Perché, che tu sia carcerato o carceriere, la posizione è comunque orribile: la principale vittima sono i palestinesi, ma non è che gli israeliani in questo modo stiano bene! Vedo un futuro pessimo, caratterizzato dalla crescita dell’odio e del disprezzo.

Non riesco ad intravedere soluzioni concrete e non so proprio che cosa farà il presidente degli Stati Uniti, l’unico che potrebbe agire in qualche maniera. Io continuerò ad impegnarmi in iniziative con l’amico e grande intellettuale palestinese Ali Rashid, con cui il 17 febbraio sono stato a Roma per prendere parte al dibattito “A che punto è la notte?”, cui hanno partecipato anche Fausto Bertinotti e Massimo D’Alema. Noi continueremo a parlare, a denunciare, a sollecitare, e spero che i palestinesi abbiano la saggezza, pur versando in questa condizione drammatica ed ingiusta, di unirsi e di ritrovare quella unità di popolo che hanno perso. La cosa più importante è che qualcuno finalmente riesca a far breccia nella testa di coloro che pensano ad una soluzione violenta, anche tra i palestinesi. Vorrei che quella parte di Hamas che è più orientata verso la violenza ed il terrorismo venisse sconfitta dall’anima di Hamas più politica ed interlocutoria: è chiaro che con la violenza del tutto impotente di chi lancia missili su Israele non si ottiene nulla di buono.

A che cosa sono serviti quei missili? A niente. Anzi, sono serviti a fornire ai governi israeliani la legittimazione delle loro azioni peggiori. É da pazzi, da scriteriati, fornire pretesti di questo tipo! Come se i palestinesi non passassero già abbastanza guai… Io spero vivamente che i palestinesi capiscano che deve prevalere la loro parte laica. Voglio inoltre sottolineare che quelli che durante le manifestazioni bruciano le bandiere israeliane o quelli che esagerano con iperboli, utilizzando troppo spesso e a sproposito la parola Auschwitz, devono stare molto attenti perché danneggiano prima di tutto i palestinesi. Quello che è accaduto a Gaza è gravissimo, ma va contestualizzato: io non spenderei la parola Auschwitz neppure per la Cecenia o per l’Iraq. Non posso accettare queste equiparazioni perché, è vero, la Cecenia ha perso il 10% della sua popolazione e a Grozni non è rimasta in piedi una sola pietra, ma questo non c’entra nulla con Auschwitz, come non c’entra nulla con Auschwitz neppure Gaza.

Non c’è nessuno, infatti, che prende i palestinesi e li deporta a 2000 km da casa loro per metterli in camera a gas e bruciarli nei forni crematori. Un milione di palestinesi vivono in Israele come cittadini di quello Stato, e non c’è nessuno che si alza la mattina per torturarli o per metterli in prigione. Ci sono comportamenti dell’esercito israeliano che rientrano nella configurazione del crimine di guerra, e questo è stato detto anche da giornali, da pacifisti e da ex militari israeliani, ma una cosa è dire questo, altra cosa è parlare di Auschwitz a sproposito. Parlare di Auschwitz a sproposito non ha mai risolto i problemi. Così come non ha mai risolto i problemi nessuna bandiera bruciata: le bandiere bruciate, tutt’al più, hanno costituito lo sfogo di chi vuole dimostrare quanto il suo narcisismo estremista venga appagato. Bisogna stare molto attenti con questi atteggiamenti, perché così la propaganda può sommergere i veri problemi, ed il vero problema è che c’è un popolo in gabbia, e che bisogna tirarcelo fuori.

Un’ultima cosa. Le guerre di oggi colpiscono per il 90 – 95% i civili. Fra questi, le prime vittime sono i bambini, i ragazzini e le donne. É terribile pensare che un bambino, invece di sorridere o di giocare, debba vivere in mezzo alle macerie o sia tormentato dagli incubi dopo aver avuto paura o essere stato ferito oppure terrorizzato dal rumore delle bombe o degli elicotteri. Mi mancano le parole per esprimere la profonda vergogna che suscita questa situazione.

Moni Ovadia
Attore, scrittore, musicista

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *