
Numerose indagini epidemiologiche mostrano che uno stile di vita fisicamente attivo si associa a una riduzione del rischio di cancro. Questo effetto protettivo è attribuibile a diversi meccanismi biologici. L’attività fisica contrasta la carcinogenesi riducendo l’infiammazione cronica di basso grado, migliora la sensibilità insulinica limitando quindi gli stimoli proliferativi, riduce la massa adiposa viscerale e di conseguenza la produzione di mediatori pro-infiammatori ed estrogeni associati al rischio oncologico.
A tutto questo oggi si aggiunge un’ulteriore spiegazione fornita da uno studio pubblicato a ottobre scorso sulla rivista Cell dal Dipartimento di Microbiologia e Immunologia dell’University of Pittsburgh. La ricerca mostra che l’esercizio fisico stimola il microbiota intestinale a produrre formiato, un metabolita batterico che una volta assorbito dall’organismo potenzia la risposta del sistema immunitario. Il formiato agisce infatti come segnale metabolico attivando i linfociti T citotossici CD8+, cellule fondamentali nella sorveglianza immunitaria antitumorale.
I ricercatori sono giunti a questa conclusione attraverso una serie di passaggi sperimentali su cavie affette da melanoma, una neoplasia molto aggressiva. Nello studio è emerso chiaramente che l’attività fisica regolare si associava a una marcata riduzione della crescita tumorale e a un significativo aumento della sopravvivenza rispetto ai topi sedentari. Quando negli animali fisicamente attivi veniva soppresso il microbiota intestinale mediante alte dosi di antibiotici i benefici immunologici osservati si annullavano completamente. In parallelo la somministrazione orale di formiato risultava in grado di riprodurre gran parte degli effetti protettivi dell’attività fisica, indicando un ruolo chiave di questo metabolita nel mediare la risposta immunitaria antitumorale. Un’ulteriore conferma del ruolo funzionale del microbiota è arrivata quando è stato indotto nelle cavie il trapianto fecale: campioni di feci provenienti da topi fisicamente attivi con alti livelli di formiato sono stati trasferiti in animali sedentari. Gli animali che avevano ricevuto il “trapianto” mostravano un’attività potenziata delle cellule T e un migliore controllo della crescita tumorale.
A completamento dello studio sono state condotte ulteriori indagini per verificare e approfondire il medesimo meccanismo anche negli esseri umani. I ricercatori hanno valutato la composizione del microbiota intestinale, i livelli circolanti di formiato e alcuni parametri immunologici in relazione al livello di attività fisica in alcuni pazienti. In particolare sono stati seguiti 19 soggetti con melanoma avanzato ed è stato riscontrato che concentrazioni ematiche più elevate di formiato erano associate a una maggiore sopravvivenza rispetto a chi mostrava livelli più bassi dello stesso metabolita.
Nel loro insieme, questi risultati suggeriscono una possibile applicazione futura in cui il formiato potrebbe essere utilizzato come terapia adiuvante per potenziare la risposta all’immunoterapia. Al tempo stesso i dati rafforzano il concetto che una attività fisica costante e regolare rappresenti un vero e proprio modulatore biologico della risposta immunitaria antitumorale, capace di agire attraverso il microbiota e i suoi metaboliti.
Questa è un’ulteriore conferma di come il microbiota – quell’insieme eterogeneo di microrganismi che vive nel nostro intestino – produca numerose sostanze fondamentali per il mantenimento della nostra salute: vitamine e molecole bioattive in grado di influenzare le funzioni ormonali, il metabolismo, l’infiammazione e la risposta immunitaria.
