Tropici in casa

L’evidenza di un clima che cambia / 1

Venerdì 2 giugno 2023, La Ragione

“Non esistono più le mezze stagioni”è una frase sentita e risentita più volte che però racconta la realtà che stiamo affrontando. È stata anche utilizzata nella campagna lanciata nel 2019 dall’associazione Lvia per sensibilizzare la popolazione agli effetti del cambiamento climatico: la scienza conferma infatti come alle nostre latitudini sia sempre più breve il periodo di clima mite che caratterizza il passaggio dall’estate all’inverno (e viceversa). In una ricerca pubblicata qualche mese fa sulla rivista internazionale “Geophysical Research Letters”, gli scienziati hanno calcolato che dal 1952 le estati si sono allungate da 78 a 95 giorni, la primavera si è ridotta da 124 a 115 giorni e l’autunno è passato da 87 a 76 giorni. Questo fenomeno fa parte del processo che in gergo scientifico è chiamato “tropicalizzazione”.
I tropici sono quella zona che si estende attorno alla linea dell’equatore. Qui le temperature risultano elevate tutto l’anno. con scarsa escursione termica stagionale. Questo favorisce un clima umido vicino all’equatore; man mano che si procede verso i poli diventa sempre più secco e altemato da episodi alluvionali. La tropicalizzazione porta anche all’aumento delle temperature dell’acqua del mare. Il Mediterraneo è quello che si sta scaldando più velocemente (20% in più della media). Lo conferma il rapporto Wwf del 2021 “The Climate Change Effect in the Mediterranean: Stories from an overheating sea”. L’evidenza di questo fenomeno è l’insediamento di specie marine provenienti da aree tropicali o subtropicali. Una ricerca italiana dell’Istituto per le risorse biologiche e biotecnologie marine (Irbim), pubblicata lo scorso settembre sulla rivista “Global Change Biology”, ha ricostruito nel tempo la sequenza delle specie tropicali che hanno invaso il Mediterraneo.

Gli scienziati hanno notato che la fascia di tropicalizzazione dove prevalgono due stagioni si sta sempre più allargando, coinvolgendo Paesi abituati ad avere quattro cicli stagionali ben distinti. È per questo motivo che in Italia la primavera e l’autunno sono sempre meno evidenti mentre sono aumentati i periodi di siccità alternati a brusche variazioni meteorologiche. Negli ultimi trent’anni i gravi eventi climatici (alluvioni, smottamenti, trombe d’aria) sono infatti aumentati dell’83%. Lo ricordano bene i cittadini di Sarno, Soverato, Messina, Genova, Treviso, Farindola, Livorno, Palermo e delle Cinque Terre. Ultima in ordine di tempo, l’alluvione che ha devastato l’Emilia Romagna con 350 milioni di metri cubi d’acqua caduti in breve tempo su 800 km2 di territorio: 100 Comuni coinvolti, 23 fiumi e corsi d’acqua esondati, migliaia di frane.

Non abbiamo ancora preso coscienza del fatto che un territorio che si tropicalizza necessiti di imponenti interventi strutturali per reggere agli eventi critici. In Italia si è costruito ovunque e il suolo naturale è divorato dal cemento alla velocità di 2 m2 al secondo. I corsi d’acqua e le foci dei fiumi non vengono curati e puliti quando in secca. I sistemi di allerta sono fallimentari. Non esiste una corretta gestione delle aree verdi. Mancano vasche di laminazione a monte per rallentare il flusso d’acqua a valle. Sono almeno 15 anni che gli studi scientifici segnalano l’Italia come un Paese ad alto rischio idrogeologico. Le amministrazioni e la politica devono prenderne coscienza e applicare le contromisure necessarie.

Massimiliano Fanni Canelles

Viceprimario al reparto di Accettazione ed Emergenza dell'Ospedale ¨Franz Tappeiner¨di Merano nella Südtiroler Sanitätsbetrieb – Azienda sanitaria dell'Alto Adige – da giugno 2019. Attualmente in prima linea nella gestione clinica e nell'organizzazione per l'emergenza Coronavirus. In particolare responsabile del reparto di infettivi e semi – intensiva del Pronto Soccorso dell'ospedale di Merano. 

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