Sexting e Revenge porn: un problema sottovalutato

Oggi è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita nel 1999 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema ancora troppo – purtroppo – diffuso. Il rosso delle décolleté sparse nelle piazze è diventato il colore simbolo delle vittime di violenza e femminicidio. Poca attenzione però si pone al fenomeno del sexting e su come questo possa trasformarsi in violenza in rete – e reato – tramite il revenge porn

Il sexting (sex + texting) è una moda molto diffusa negli ultimi anni specialmente tra le nuove generazioni occidentali, complice la diffusione delle nuove tecnologie, che semplificano ed incentivano una comunicazione pallida, immediata e libera e stimolano la ricerca dell’identità sessuale negli adolescenti. Non è un reato se avviene tra maggiorenni consenzienti. Diventa un problema quando le conversazioni a sfondo sessuale e soprattutto le foto e i video sessualmente espliciti – nati come destinati ad una cerchia ristretta e privata di persone – diventano pubbliche, alla portata di chiunque voglia. 

Si tratta di revenge porn: alcuni dei soggetti coinvolti diffondono online i contenuti ricevuti, senza il consenso della persona ritratta. La non consensualità costituisce reato. Capita frequentemente che all’interno di relazioni tossiche o in situazioni di dipendenza affettiva la richiesta di questo materiale venga coniugata come “prova d’amore”. Tutto ciò inevitabilmente comporta gravi conseguenze alla persona a cui viene fatto il torto, mettendone a repentaglio il benessere psico-fisico. La sua privacy viene totalmente sventrata e rischia seriamente di essere vittima anche di bullismo e cyberbullismo. 

Uno studio condotto da The Fool su 2000 persone tra aprile e maggio 2022 dimostra che in Italia ci sono circa 2 milioni di vittime di revenge porn, il 70% delle quali sono donne eterosessuali di età media 27 anni. Il 40% dichiara di aver perso la propria autostima e un altro 41% di aver fatto ricorso ad atti di autolesionismo o pensato al suicidio. Dato più sconcertante è l’84% degli autori, che dichiara che lo rifarebbe perché ritiene sia divertente e non offensivo.

Oggi anche i bambini hanno tra le mani uno smartphone e spesso non conoscono e non comprendono appieno i danni e i rischi che si possono causare e subire online. È un problema più acuto di quel che si pensa, affrontabile a partire dall’educazione al rispetto e alla sessualità e ad un uso responsabile, sicuro e legale dei mezzi di comunicazione e di Internet, perché la sicurezza, la privacy e la libertà morale di ciascuno di noi sono importanti e vanno tutelate.

Lucia Valentini

Lucia Valentini è studentessa dell’Università di Bologna, dove frequenta il corso di laurea magistrale in Comunicazione giornalistica, pubblica e d’impresa. Si è laureata in triennale in Scienze Internazionali e Diplomatiche a Forlì. Tra i due percorsi di studi, per non prendere un anno sabbatico ha conseguito un Master di I° livello in Giornalismo e Comunicazione all’Università telematica Pegaso. Interessata alle questioni geo-sociali e politiche dei PVS e del Medio Oriente, ha partecipato all’International Summer School “Social-Political Conflicts of Modern Society” presso la Saint Petersburg Mining University nell’agosto 2019. Incuriosita dalle religioni e dalle criticità dei paesi in guerra, ha frequentato il corso “Hinduism Through its Scriptures” tenuto dall’HarvardX nell’aprile 2020 e “Terrorism and Counterterrorism” della GeorgetownX a febbraio 2022. Con grande passione per la lingua inglese e qualche conoscenza della lingua russa e hindi. 

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