Più si consuma più si è felici? 

“Non ci si rende conto a sufficienza di quali sono le radici più profonde degli squilibri attuali, che hanno a che vedere con l’orientamento, i fini, il senso e il contesto sociale della crescita tecnologica ed economica”.

Così Papa Francesco – nella sua enciclica sulla cura della casa comune, intitolata Laudato sì – critica l’andamento del nostro secolo verso una crisi sistemica, sempre più acuta se non si ricorre ai ripari al più presto. Già da anni è stato messo in discussione il ritmo di sviluppo che ha assunto la società di oggi, se si tratta di progresso o in realtà di suicidio consapevole. 

Il fatto è che la globalizzazione e la rivoluzione informatica hanno stravolto il mondo – il modo di vivere, di pensare, di relazionarsi e di acquistare; ma anche l’ambiente che ci circonda e le risorse a disposizione sul e del pianeta. Lo hanno reso unico ed uniformato, contribuendo all’incremento della domanda e dell’offerta, senza calcolare bene i costi e i benefici. La società dei consumi è diventata sempre più esigente, manifestando tutti i giorni nuovi bisogni da dover soddisfare. Ciò inevitabilmente comporta ad un aumento esponenziale degli sprechi ed ad un abuso di risorse naturali per mantenere sfrenati i ritmi di produzione. 

A livello psicologico-sociale, si amplifica la volontà di potere, di predominare e di possedere sempre di più, spesso quel che non si ha, intraprendendo una sorta di “corsa agli armamenti”, dove tutto è più incerto e vacillante. Riprendendo Bauman, viviamo in una modernità caratterizzata da una “società liquida”, fragile ed instabile. 

Oggi più che mai, visti i fenomeni allucinanti quali il sovraconsumo, il cambiamento climatico e il degrado ambientale e umano – tanto per citarne alcuni – si dovrebbe cambiare direzione verso un aggiustamento dell’equilibrio pianeta-persone, che consenta la sopravvivenza dell’uomo e del pianeta Terra.


Serge Latouche propone, sia come modello economico che sociale, la teoria della decrescita – serena e sostenibile – che sostanzialmente mira a ridurre i ritmi di produzione e di consumo per cambiare in meglio il futuro della vita. 

Sostiene che bisogna 

  • rispettare l’ecosistema e chi ve ne fa parte, riducendo gli impatti ambientali, gli sprechi energetici e lo sfruttamento delle risorse; 
  • ristabilire l’equilibrio e il legame uomo-natura, a favore di uno sviluppo etico e sostenibile (economia circolare, green economy, processi eco-friendly); 
  • prediligere la qualità (ambientale e dei rapporti umani) piuttosto che la quantità (di merci); 
  • puntare meno sull’arricchimento individuale e sull’accrescimento del PIL e più sul benessere collettivo; 
  • ritrovare i valori umani, le proprie culture, credenze e tradizioni – insomma, ciò che ci rende esseri umani pensanti e coscienti. 

È importante cercare di instaurare rapporti di equità, solidarietà e fiducia; accantonare l’individualismo e creare legami; soffermarsi a meditare, apprezzare la semplicità, la naturalità e la qualità della vita. La Terra non deve essere considerata una merce da comprare, dominare, sfruttare e vendere, sennò prima o poi – più prima che poi – il pianeta è kaput. 

È questione di volontà, voler cambiare la propria mentalità d’azione, verso il rispetto della natura e dei lavoratori in senso lato, per la contemplazione e l’altruismo. 

Dichiara: durante il lockdown dovuto dalla pandemia, “da una parte molte persone si sono accorte che era possibile vivere meglio con meno, nello stesso tempo le circostanze erano quelle di un’imposizione, dolorosa e difficile, e non di una scelta. La lezione per alcuni è stata capire la necessità di uscire dalla società della crescita, di cambiare il paradigma, per molti altri c’è l’aspirazione a tornare alla vita come prima, <<business as usual>>” (Serge Latouche, La Repubblica, articolo del 23 settembre 2021). 

Ad ogni azione corrisponde una reazione. Non è strutturalmente possibile continuare a crescere con questi ritmi e garantire la sopravvivenza del pianeta. Vi è l’esigenza di una transizione verso uno stile di vita più moderato – come la vita semplice di Cristo e San Francesco – per il benessere e la salute nostra e del nostro pianeta. Anche Greta Thunberg ha provato negli anni a divulgare questa filosofia, perché d’altronde la sopravvivenza del pianeta è nelle nostre mani e non possiamo più restare a guardare.

“La distruzione dell’ambiente umano è qualcosa di molto serio (…). Ogni aspirazione a curare e migliorare il mondo richiede di cambiare profondamente gli stili di vita, i modelli di produzione e di consumo, le strutture consolidate di potere che oggi reggono le società. (…) Il degrado della natura è strettamente connesso alla cultura che modella la convivenza umana. (…) L’umanità è chiamata a prendere coscienza della necessità di cambiamenti di stili di vita, di produzione e di consumo, per combattere questo riscaldamento o, almeno, le cause umane che lo producono o lo accentuano” (Papa Francesco, Laudato sì).

L’uomo contemporaneo è il prodotto del materialismo isterico occidentale; è spesso stressato, ansioso, distratto, alienato, instabile e spaesato; conduce una vita frenetica impregnata nel lavoro e a massimizzare il suo profitto. Ecco perché stanno attecchendo filosofie orientali improntate sull’hic et nunc e dedite al minimalismo, alla meditazione e alla spiritualità, grazie alle quali l’uomo rallenta i ritmi e ritrova il suo Io, la sua identità e la sua personalità…. e chissà, forse, capisce per cosa vale la pena vivere! 

“Sarebbe urgente riscoprire la saggezza della lumaca”
(Serge Latouche, Breve trattato sulla decrescita serena, 2007, p. 33). 

Perché rallentare non significa regredire

Lucia Valentini

Lucia Valentini è studentessa dell’Università di Bologna, dove frequenta il corso di laurea magistrale in Comunicazione giornalistica, pubblica e d’impresa. Si è laureata in triennale in Scienze Internazionali e Diplomatiche a Forlì. Tra i due percorsi di studi, per non prendere un anno sabbatico ha conseguito un Master di I° livello in Giornalismo e Comunicazione all’Università telematica Pegaso. Interessata alle questioni geo-sociali e politiche dei PVS e del Medio Oriente, ha partecipato all’International Summer School “Social-Political Conflicts of Modern Society” presso la Saint Petersburg Mining University nell’agosto 2019. Incuriosita dalle religioni e dalle criticità dei paesi in guerra, ha frequentato il corso “Hinduism Through its Scriptures” tenuto dall’HarvardX nell’aprile 2020 e “Terrorism and Counterterrorism” della GeorgetownX a febbraio 2022. Con grande passione per la lingua inglese e qualche conoscenza della lingua russa e hindi. 

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