Sfidare la morte

Foto di OpenClipart-Vectors da Pixabay

Quando la morte sopraggiunge cessa il battito cardiaco e il flusso sanguigno, i nutrienti e l’ossigeno non arrivano più alle cellule che smettono quindi di funzionare. Un insieme di cascate molecolari ed enzimatiche in pochi minuti porta alla perdita dell’integrità strutturale di cellule ed organi; è l’inizio della decomposizione dei tessuti.

Da alcuni anni si sta cercando una strada per invertire, arrestare o almeno rallentare questo processo. Nel 2019 era stato sperimentato il sistema BrainEx con cui gli scienziati hanno parzialmente ripristinato la funzione di cervelli di maiali alcune ore dopo la loro morte. La macchina utilizzata, un sistema di perfusione extracorporeo, ha permesso di mantenere attive le cellule cerebrali per 4 ore dopo il decesso.

In questi giorni sono usciti sulla rivista Nature i risultati di un ulteriore evoluzione di questa tecnologia. I ricercatori della Yale School of Medicine hanno collegato non solo i cervelli espiantati ma l’intero maiale morto a un sistema chiamato questa volta OrganEx.

È stato infuso un liquido citoprotettivo sperimentale al corpo intero. La soluzione pompata attraverso i vasi sanguigni ha replicato le funzioni del sangue aggiungendone ulteriori attività migliorative. Oltre al corretto mantenimento di temperatura e ossigenazione erano presenti emoglobina sintetica, anticoagulanti e altre 13 sostanze chimiche preparate per impedire l’infiammazione e la degenerazione cellulare.

I ricercatori hanno rallentato così la decomposizione dei corpi e ripristinato alcune funzioni organiche come il battito cardiaco e l’attività nel fegato e nei reni. Sono state riscontrate attività elettriche del sistema nervoso anche se il ripristino dello stato di coscienza non sembra esserci stato. In ogni caso le analisi autoptiche al microscopio non sono state in grado di distinguere tra un organo sano e uno che era stato trattato con la tecnologia OrganEx dopo la morte.

L’efficacia di OrganEx è stata quindi confrontata con l’ECMO (ExtraCorporeal Membrane Oxygenation). Un dispositivo già utilizzato nell’essere umano durante interventi cardiochirurgici a cuore fermo o come ultima ratio quando il sistema cardio-respiratorio è seriamente compromesso. Dopo un’ora dalla morte dell’animale, e dopo 6 ore di trattamento, solo OrganEx era riuscito a ripristinare e mantenere in funzione gli organi del corpo.

È evidente che queste ricerche svilupperanno tecnologie in grado di migliorare le chance di sopravvivenza in caso di complicazioni durante gli interventi chirurgici e dopo gravi eventi cardiovascolari come ictus e infarto. Se esteso agli esseri umani deceduti il trattamento potrebbe garantire una migliore gestione della trapiantologia permettendo l’espianto degli organi in tempi più dilatati.

È  però necessaria anche una rigorosa revisione etica. Questi studi sottolineano infatti come la morte non sia un momento istantaneo ma un processo progressivo con tempistiche non ancora ben chiare. Soprattutto ci stiamo rendendo conto di come sarà sempre più difficile dichiarare una persona veramente deceduta.

Massimiliano Fanni Canelles

Viceprimario al reparto di Accettazione ed Emergenza dell'Ospedale ¨Franz Tappeiner¨di Merano nella Südtiroler Sanitätsbetrieb – Azienda sanitaria dell'Alto Adige – da giugno 2019. Attualmente in prima linea nella gestione clinica e nell'organizzazione per l'emergenza Coronavirus. In particolare responsabile del reparto di infettivi e semi – intensiva del Pronto Soccorso dell'ospedale di Merano. 

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