Come rallentare la morte

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L’ossigeno arriva alla cellula dalla respirazione polmonare e con il trasporto dei globuli rossi. Dopo l’assorbimento cellulare passa all’interno del mitocondrio che grazie all’ossigeno produce le molecole energetiche chiamate ATP (AdenosinTrifosfato), il nostro carburante.

Per la loro capacità di trasformare l’ossigeno in energia i mitocondri sono anche estremamente sensibili alla sua carenza. Sono i primi a morire quando l’ossigeno scarseggia. Quando questo avviene la cellula decide di suicidarsi, cioè avvia quel processo che si chiama apoptosi. È un programma di morte anticipata che serve a lasciare spazio a cellule con migliori performance. Purtroppo l’apoptosi comincia in primis dal sistema nervoso centrale, questo probabilmente perché qui troviamo un numero maggiore di mitocondri che fanno fronte alla grande energia richiesta dal cervello. È questo il motivo dell’alta probabilità di subire danni neurologici già dopo 5 minuti dall’assenza della pompa cardiaca. 

In Europa oltre 400.000 persone ogni anno ricevono un arresto cardiaco, prevalentemente a causa di un infarto, e ne muoiono 1000 al giorno. In Italia ogni anno questo evento porta a 45mila decessi e solo l’8% dei pazienti sopravvive senza disabilità. 

Il trapianto mitocondriale cardiaco, di cui abbiamo parlato il mese scorso, utile nel trattamento dell’infarto, non è applicabile al cervello e per questo motivo da almeno un decennio si cercano metodi di protezione neuronale e quindi mitocondriale nei casi di ipossia prolungata.

Il gruppo del prof. Garattini dell’Istituto Mario Negri ha notato, su sperimentazioni animali, che i gas nobili possiedono un’attività cardio e neuro-protettiva dopo eventi ischemici. In particolare una ventilazione con miscela di Argon rende più stabile la membrana dei mitocondri aumentandone il tempo di sopravvivenza durante l’ipossia. In questa maniera non viene indotta l’apoptosi e la cellula sopravvive più a lungo anche in assenza del battito cardiaco. L’Argon è un gas inodore ed insapore che non si lega ad altri composti, è inerte e non ha effetti collaterali se non quello di competere con l’ossigeno durante la respirazione. 

Sulla scorta di questi studi al Policlinico di Milano in questi giorni è stato trattato con successo il primo paziente al mondo tramite ventilazione durante l’arresto cardiaco con una miscela di ossigeno arricchita con Argon.

Negli studi animali la ventilazione ad ossigeno ed Argon ha permesso la sopravvivenza e il recupero neurologico completo nel 70% degli animali sottoposti ad arresto cardiaco di media durata. Nei prossimi mesi quindi i ricercatori del Policlinico di Milano amplieranno il numero dei pazienti su cui applicare la sperimentazione utilizzando l’Argon su 50 pazienti per dimostrare fattibilità e sicurezza del trattamento. La conferma dell’efficacia della terapia anche sull’essere umano

potrebbe rivoluzionare i protocolli terapeutici dell’arresto cardiaco permettendo non solo un aumento della sopravvivenza ma anche una vita normale senza disabilità in chi riceve un trattamento tempestivo.

Massimiliano Fanni Canelles

Viceprimario al reparto di Accettazione ed Emergenza dell'Ospedale ¨Franz Tappeiner¨di Merano nella Südtiroler Sanitätsbetrieb – Azienda sanitaria dell'Alto Adige – da giugno 2019. Attualmente in prima linea nella gestione clinica e nell'organizzazione per l'emergenza Coronavirus. In particolare responsabile del reparto di infettivi e semi – intensiva del Pronto Soccorso dell'ospedale di Merano. 

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