Sos bibliotecari: la situazione delle biblioteche pubbliche in Italia

Marzo 2022: la Biblioteca nazionale universitaria di Torino è costretta a ridurre i suoi orari. I servizi di prestito e consultazione sono aperti al pubblico dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 16.30, mentre prima erano garantiti dalle 8 alle 19. È stata cancellata anche l’apertura del sabato mattina.

Il direttore dell’Istituto, Guglielmo Bartoletti, ha affermato che si è trattato di una scelta obbligata a causa della grave carenza di personale che da anni colpisce la biblioteca. Bartoletti ricorda che, sette anni fa, i bibliotecari in servizio erano quasi ottanta. Adesso ci sono 41 dipendenti, senza contare che molti di loro sono prossimi al pensionamento. La biblioteca vanta quasi 800.000 volumi e l’intero corpus degli spartiti di Antonio Vivaldi classificandosi come una delle più importanti d’Italia. Ma, se non si prevedono nuove assunzioni, la sua situazione rischia di peggiorare mettendo in difficoltà anche gli utenti. Ci sono già state diverse lamentele da parte degli studenti e dei professori, vista l’impossibilità di accedere ad alcuni servizi fondamentali per la ricerca accademica.

La Biblioteca nazionale di Torino non è l’unica a denunciare la mancanza di personale: nella biblioteca nazionale Sagarriga Visconti di Bari lavorano solo dieci dipendenti, di cui due bibliotecari. Questa riduzione ha comportato la chiusura temporanea delle sale di lettura per i fondi antichi e i manoscritti, perché è impossibile garantire il servizio di consultazione al pubblico e mancano anche gli addetti alla vigilanza. Per il momento rimane attivo solo il prestito dei libri e dei documenti. Nella medesima condizione versa la Biblioteca nazionale di Napoli, aperta dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 15, con ingresso solo su prenotazione. Il direttore, Salvatore Buonomo, dichiara che da 250 dipendenti sono passati a 80. Il numero attuale non è sufficiente a coprire tutti i servizi e la Biblioteca di Napoli è la terza più grande d’Italia con un patrimonio di circa due milioni di libri.

L’ombra della chiusura minaccia anche la Biblioteca Braidense di Milano, gestita da due soli bibliotecari, a fronte dei 33 del 2005. La Braidense è uno degli istituti di cultura più importanti d’Italia, con un patrimonio librario di un milione e mezzo di volumi. Tra i suoi fondi si possono trovare i documenti e i libri appartenuti ad Alessandro Manzoni e una prima edizione dell’Hypnerotomachia Poliphili edita da Aldo Manuzio. La situazione peggiore però riguarda la Biblioteca Universitaria di Pisa, rimasta chiusa dal 2012, mentre i suoi fondi sono stati trasferiti a Piacenza. A Firenze i bibliotecari lottano da due anni contro i tagli al personale, le riduzioni degli investimenti destinati al settore e contro le esternalizzazioni dei servizi.

Nel 2019 l’Istat, l’Istituto nazionale di statistica, ha pubblicato un censimento sulla condizione di 7.425 biblioteche italiane. Secondo l’analisi solo il 9% delle biblioteche riesce ad aprire per più di 40 ore a settimana, il 10% ha un bibliotecario assunto, mentre le altre si affidano a ditte appaltatrici per garantire i servizi e, nella maggior parte dei casi, anche al volontariato. La pandemia ha contribuito a peggiorare una situazione già di per sé precaria. Secondo l’Associazione Italiana Biblioteche (AIB) occorre ripensare ad un sistema forte e unito per le biblioteche pubbliche, altrimenti molti istituti rischiano di chiudere per sempre.

Marguerite Yourcenar scrisse nel suo celebre romanzo Memorie di Adriano che «fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito». Ma quale futuro può esserci per i nostri granai? Come può una biblioteca vivere senza i bibliotecari? Qualsiasi persona dovrebbe avere il diritto di consultare, leggere o studiare un libro in una biblioteca pubblica. Se lo Stato non intende investire per garantire l’apertura e la tutela di luoghi simili, ricchi di storia e di storie da raccontare, significa perdere la possibilità di conoscere e trasmettere il sapere. Significa destinare il proprio futuro all’oblio.

Ginevra Zelaschi

Ginevra Zelaschi nasce a Trieste il 17 maggio 1995. Si diploma al Liceo Classico “Dante Alighieri” di Trieste nel 2014 e successivamente s’iscrive al corso di laurea triennale in Studi Umanistici con indirizzo storico-artistico presso l’Università degli Studi di Trieste, dove si laurea nel 2017. Consegue la laurea magistrale in Economia e Gestione delle Arti e delle Attività culturali presso l’Università Ca’Foscari di Venezia nel 2020. Nel 2018 partecipa alla realizzazione della mostra antologica “Romano Ukmar” tenutasi tra settembre e ottobre 2018 nella sede di Villa Prinz a Trieste. Nel 2021 collabora al Festival di arte contemporanea DeSidera curando la sezione dedicata ai giovani artisti presso la sala Piccola Fenice di Trieste. Attualmente è iscritta al secondo anno della Scuola di Archivistica, Paleografia e Diplomatica dell’Archivio di Stato di Trieste e lavora nelle biblioteche del polo umanistico dell’Università degli Studi di Trieste. 

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