Profughi dall’Ucraina, la situazione del sistema sanitario nazionale

La sanità’ pubblica , in questo delicatissimo periodo storico, e’ chiamata ad intervenire in aiuto ai profughi ucraini.
La attività’ USCA  sta facendo  da qualche giorno  assistenza ai profughi ucraini per lo screening covid, tamponi e rilievo parametri. In seguito sara’ prevista probabilmente una assistenza sanitaria di base, in sostituzione del medico di famiglia che , per forza di cose, i profughi non hanno. Ma vediamo se cio’ sara’ realizzabile. Con la  carenza di medici che c’è’’ , come sarà’ possibile fare assistenza sanitaria anche ai profughi?

Terminato  lo stato di emergenza con il 31 di marzo, durante il quale le USCA hanno fornito un aiuto insostituibile e necessario ai medici di base per curare i malati di COVID, queste stesse USCA saranno probabilmente riciclate per fornire servizi sanitari di base alle popolazioni  migranti, non solamente ucraine. Oppure, ipotesi non smentita ancora, le USCA finiranno di esistere , proprio con la fine dello stato di emergenza che le ha viste nascere?

Esiste da qualche anno in Toscana un servizio ASL per assistenza migranti, che si occupa soprattutto di uno screening sanitario nei confronti di popolazioni africane e mediorientali. Si tratta di un aiuto di base ai profughi prima che essi vengano smistati nei centri di accoglienza.
Questo servizio e’ attivo  ma , come tutti gli altri settori medici, lamenta una carenza di personale.
Ebbene , pare che il servizio assistenza migranti ed il servizio USCA possano cooperare. Approfittando della necessita’ di screening COVID per gli ucraini, si e’ pensato di unire la assistenza ai profughi migranti dalla  rotta balcanica e dalla Libia con quella più attuale dalla Ucraina .

Gli ambulatori ASL per visite ai profughi necessitano di interpreti, traduttori e quant’altro. I Colleghi che ci lavorano riferiscono che , in verità’, quello che  e’ necessario, più di tutto, e’ un aiuto psicologico. Al momento l ‘ ambulatorio però’ si può ‘ occupare solamente della parte clinica , più’ immediata e veloce. Mancano le risorse per fornire un altro tipo di servizio.

Dalla Libia e dalla rotta balcanica, sono queste le 2 principali  strade dalle quali arrivano le popolazioni che lasciano i propri paesi di origine e che giungono in Italia.
Dal punto di vista clinico presentano soprattutto scabbia, patologie ai denti ( per mesi non si lavano) , verruche ai piedi ( pensiamo a quanto camminano  , anche scalzi!) . Essendo spesso giovani uomini non hanno altre patologie, non presentano cronicità. Non e’ insolito notare segni di percosse e torture sulla cute. Tanti di loro sono tristi non solamente per quello che hanno subito , ma per la famiglia che hanno lasciato alle spalle.

Non e’ facile rapportarsi con persone che hanno sofferto molto nelle carceri libiche o ai confini balcanici, che vengono in Europa pensando di trovare una vita migliore che probabilmente non troveranno. Altrettanto difficile sarà prendersi cura delle donne e famiglie  ucraine. La sanità  pubblica e ‘ chiamata a fornire un servizio nuovo. L’auspicio e’ che le popolazioni migranti vengano considerate tutte  alla stessa maniera, senza fare distinzioni tra più importanti e meno .
Altro auspicio e’ che la popolazione ucraina sia considerata come popolazione di non solamente badanti e persone umili.

La sanità’ pubblica sara’ in prima linea per la accoglienza  e la possibilità’ di integrazione, spero non solamente in Toscana . Sara’ una occasione per allargare gli orizzonti oltre i propri confini di Stato.

Fiamma Abrami

Fiamma Abrami, nata e cresciuta a Firenze, è medico dal 2005, specializzata in chirurgia toracica, si è poi dedicata alla medicina territoriale. Attualmente lavora in emergenza e sul territorio. Da 2 anni medico USCA, ha un figlio di 13 anni e le piace l'arte, la musica e la politica . 

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