Guerra. E pace?

L’aggressione russa all’Ucraina riconduce l’Europa alla guerra. Considerazioni sopra un vizio troppo poco inattuale.

Oggi è un altro giorno, oggi è un’altra guerra.

Il grande bluff del Cremlino si è fatto apprezzare in tutta la sua arroganza. Il disconoscimento scanzonato del governo di Mosca delle accuse occidentali sull’invasione dell’Ucraina è stato il sipario dietro al quale i dettagli dell’operazione militare venivano approntati. Un sipario aperto sullo spettacolo tragico della guerra, in grande stile.

La dinamica

Un attacco su tre direttrici, mirante, a discapito dalle aspettative, all’intero territorio ucraino. In principio il Donbass, con la penetrazione delle forze terrestri russe, supportate dall’aeronautica di Mosca. Dalle zone più orientali del Paese verso la pianura centrale. Contemporaneamente, un avanzamento a tenaglia da altre due direttrici, quella nord, dalla Bielorussia verso Kiev, e quella da sud, da Odessa alla Crimea verso la capitale. Un’avanzata dalla duplice anima: muscolare, ma a tratti scomposta e forse meno prorompente di quella ipotizzata dai comandi moscoviti. I quali sembrano sul punto di modificare strategia e tattica originarie, attraverso il più massiccio sfruttamento delle truppe aviotrasportate e l’iniezione di ulteriori aliquote militari, ceceni in testa.

Una dinamica che, per ora, non sembra stia portando i risultati sperati da Mosca, almeno dal punto di vista temporale. Le tempistiche risulteranno infatti sempre più cruciali, e un loro allungamento, che pare inevitabile, può creare non pochi grattacapi ai notabili militari russi. Lo Stato Maggiore di Mosca opera, infatti, stretto fra molteplici esigenze. In primo luogo, quella puramente logistica. Terminare le operazioni prima dell’arrivo della primavera è vitale, per evitare di condizionare le dinamiche belliche allo scioglimento della neve e alla ridotta mobilità dei mezzi di terra per il deteriorarsi delle condizioni del terreno. Quella economica, per calmierare i costi della gestione di catene di approvvigionamento sempre più dilatate e complesse man mano che l’avanzata si ramifica. Ancora, quella psicologica, della gestione del morale delle truppe rispetto ai risultati (per ora non) ottenuti sul campo.

Le perdite

Oltre la fredda terminologia della dinamica dell’orrore, gli uomini.

La schiacciante superiorità militare russa, finora più formale che effettiva, ha contato, nei soli primi tre giorni di combattimento, migliaia di perdite secondo le stime degli analisti. Numeri ingenti che divergono, difficili da quantificare, tanto per il silenzio delle parti, quanto per il clamore di informazioni non sempre veritiere né verificabili.

Il numero dei civili ucraini coinvolti nei combattimenti avrebbe grandemente superato il migliaio, tra deceduti e feriti, secondo fonti governative ucraine.

Sfida inaccettabile

L’Orso russo si è svegliato e non avrebbe potuto farlo nella maniera peggiore. Per gli altri e per se stesso. Mai come ora sembra infatti amplificarsi la distanza fra il capo e il popolo, secondo il principio per il quale Putin non è la Russia e la Russia non è Putin. Pare scricchiolare la liaison fra lo zar e gli ottimati, oligarchi, russi. E l’antica vulgata del Putin condottiero scaltro e meritevole inizia a vacillare, a causa di scelte strategiche e tattiche non sempre comprensibili. Pressato da tali e tante problematiche e da megalomanie imperialiste ferme al mondo di ieri, che mal si coniugano con la supposta necessità di tutelare la sicurezza dello Stato più grande del mondo, Putin agisce nel modo peggiore. Dal punto di vista sociale, etico, economico, giuridico, diplomatico.  

L’impensabile è successo. Atomi di un occidente illuso di poter guardare e capire il mondo solo con i propri occhi e le proprie convinzioni, siamo in realtà spettatori feriti della Storia. Che ci fa torto, e che la nostra stessa inazione rende più grande di noi. Le sanzioni che dobbiamo continuare a comminare diventano allora i soli gradini che ci permettono di provare ad essere all’altezza degli eventi. E, ritorcendosi di certo contro il nostro vivere ed il nostro essere occidentali, forse di raggiungere la pace. La guerra, intanto, è iniziata.

Andrea Ferrarato

Classe 1995 - Maturità classica presso l’I.S.I.S. “Giosuè Carducci - Dante Alighieri” di Trieste, attuale studente di Giurisprudenza all’Università degli studi di Trieste. Ha maturato molteplici esperienze lavorative e di volontariato nel mondo del terzo settore e dell’associazionismo triestino. Nell’ambito culturale, di tutela e rilancio del patrimonio urbanistico e architettonico opera in qualità di socio e collaboratore museale presso il polo del Porto Vecchio di Trieste, con Italia Nostra. In tale veste ha partecipato all’organizzazione, all’allestimento e alla gestione di eventi, mostre e visite guidate, facendo parte, per la stessa associazione, del gruppo di supporto alla redazione del Masterplan 2018 del Porto Vecchio di Trieste. Ulteriore settore di interesse è quello storico, che coltiva in qualità di componente dell’Assemblea generale dei delegati, del Consiglio direttivo centrale e della Giunta di presidenza della Lega Nazionale di Trieste. Nell’ambito associazionistico degli esuli da Istria, Quarnero e Dalmazia ha ricoperto il ruolo di segretario dell’Associazione Famiglia Umaghese “San Pellegrino” con la quale ha contribuito alla realizzazione della stagione concertistica “Euterpe” e di ulteriori eventi culturali di matrice ricreativa, divulgativa e commemorativa. E’ inoltre cofondatore e segretario dell’”Associazione Liceo Dante 150 Trieste”, e responsabile del reparto business dell’”UniTS Racing Team”, progetto patrocinato dall’Università degli studi di Trieste. Già membro del Coordinamento giovanile provinciale triestino di FareAmbiente, partecipa infine, alla realizzazione della Biennale Internazionale Donna di Trieste con il supporto all’organizzazione, all’allestimento, alla gestione della stessa e curando l’organizzazione delle visite guidate. 

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