Le spie di Roma e una periferia da Guerra Fredda

spies in rome

L’ultimo caso di spionaggio scoperto nella capitale diffonde sullo scenario internazionale un riflesso di guerra oggi meno fredda di quanto si può pensare.

Il dato è inconfutabile: tutti gli Stati si spiano, da sempre. Alleati o nemici che siano si scrutano, si annusano, si studiano. Con la continua diffidenza di chi cerca di carpire le debolezze e i punti di forza dell’altro. Per farli propri, rielaborarli e servirsene per trionfare nella egoistica e naturale lotta per la primazia. Il compito ultimo, d’altronde, è proprio questo: tutelare al meglio i propri interessi nazionali.

In questo copione scontato ma sconosciuto lo spionaggio è la regola, variamente cadenzata nel tempo, sgradita, pericolosa, ma pur sempre la regola, non l’eccezione. Spie e spiati ci sono sempre stati e ci saranno sempre e, in fondo, questa vicenda sembra confermarlo.

Questa storia a sfondo romano e ancora poco chiara sembra però raccontare anche qualcosa di inconsueto.

In primis un’evidenza, lo status di militare di uno dei suoi protagonisti laddove, quando si parla di spionaggio il dato storico indica che gli italiani coinvolti sono quasi sempre stati dei civili.

Ancora, la strana discrepanza fra l’eco assunta da una vicenda che forse è molto meno significativa di ciò che pare e la sostanza dei fatti che, allo stato attuale, tendono a ridimensionare un carattere eccezionale che si rivela invece quasi triste nella sua mediocrità.

Un clamore voluto e conseguente al nuovo corso del rinato atlantismo italiano, dopo il periodo delle simpatie sino-russe?

Il fatto

Una narrazione fantastica, che pare uscita dalla penna di un John le Carré in salsa mediterranea, un copione degno del migliore Ian Fleming: se si trattasse di un romanzo o di un film non sarebbe “Dalla Russia con Amore”, ma “Da Roma a Mosca”.

E invece è la realtà. I protagonisti di questa trama sono un ufficiale della Marina Militare in forza all’ufficio Politica Militare e Pianificazione del Terzo Reparto dello Stato Maggiore della Difesa, fra i centri nevralgici della vita militare dello Stato, e un ufficiale dell’intelligence di Mosca in servizio presso l’ambasciata di Roma. Un terzo soggetto russo in forza a via Gaeta figura nella vicenda poiché espulso dal Paese assieme al collega, dopo essere stati dichiarati, come da prassi diplomatica, personae non gratae.

Colti in flagrante nell’atto del passaggio di documenti classificati a fronte di un corrispettivo in danaro, in un parcheggio dell’ultima periferia romana, i due sono parte di un copione ancora tutto da scoprire.

Gli addebiti formulati, al confine fra codice penale e codice penale militare di pace, sono tipici di una spy story con informatori e misteri: reati concernenti lo spionaggio, la rivelazione di segreti, la sicurezza dello Stato.

Ora le indagini dovranno fare luce sui rapporti fra l’ufficiale italiano e l’agente di Mosca. Da quanto tempo erano in contatto? Quante volte si sono incontrati? Quali e quanti i documenti forniti dall’italiano? Quali le somme totali ricevute per il servizio? Quali gli altri soggetti coinvolti?

Una certezza, però, già c’è. Il fatto che, come riportato dal Corriere della Sera “… il nostro controspionaggio funziona, e non si tratta di una dimostrazione di poco conto in un Paese dove sono ancora tante le cose che non funzionano.” Un plauso all’AISI quindi, e ai Carabinieri del ROS che hanno condotto le indagini su mandato della procura di Roma.

Le reazioni

Da una parte, il capo della Farnesina Luigi Di Maio, in audizione al Senato, ha definito la vicenda un “atto ostile di estrema gravità”, verso il quale sono stati assunti tutti i provvedimenti necessari. Aggiungendo come “… in occasione della convocazione al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale dell’ambasciatore russo in Italia, abbiamo trasmesso a quest’ultimo la ferma protesta del governo italiano e notificato l’immediata espulsione dei due funzionari russi coinvolti in questa gravissima vicenda.”

Dall’altra, l’Ambasciata russa ha riconosciuto il coinvolgimento nella dinamica di un appartenente allo staff del proprio Addetto Militare. Parallelamente, il Cremlino, intervenendo in maniera sibillina, si è augurato la prosecuzione degli importanti rapporti di collaborazione con l’Italia.

La consistenza del fenomeno

Una vicenda, dunque, inserita nel più ampio universo multiforme dello spionaggio. Sempre vivo, tanto nel passato quanto nel presente.

I dati, pubblici, della Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza 2020 curata annualmente dalla nostra intelligence forniscono elementi utili per immaginare l’attuale estensione del fenomeno, tutt’altro che circoscritta.

Come indica il Rapporto “… l’emergenza pandemica ha reso più articolato e complesso il quadro della minaccia”, con una conseguente maggiore attività di analisi e informazione del comparto.

Oltre al versante estero, storicamente considerato dai nostri servizi per le mai risolte criticità geopolitiche nel bacino orientale e meridionale del Mediterraneo, per le problematiche connesse alle migrazioni clandestine e al terrorismo fondamentalista, la crisi socio-sanitaria ha trasferito il target della sorveglianza ad un ambito puramente interno. Un agire per la tutela degli interessi nazionali che si è inasprito rispetto al passato, con un innalzamento del livello di guardia delle autorità preposte.

In tal senso, le risultanze del Rapporto portano a considerare specialmente, fra le altre, l’incremento delle attività a difesa del sistema economico nazionale, la rafforzata fisionomia del Golden Power, la reazione al grande aumento delle minacce cibernetiche, la cosiddetta “minaccia ibrida” che “…in concomitanza con il dispiegarsi della crisi sanitaria, è stata caratterizzata da costanti tentativi di intossicazione del dibattito pubblico attraverso campagne di disinformazione e/o di influenza.”

I precedenti in Italia

Analisti e commentatori sono concordi nel considerare quest’ultimo episodio come il più grave atto di spionaggio ai danni dell’Italia dalla caduta del Muro di Berlino.

Indietro nel tempo, il nostro Paese è già stato più volte al centro di attività di spionaggio, sia nei casi in cui italiane fossero le parti in causa sia per essere stato la scenografia di azioni compiute sul suolo nazionale da Paesi esteri a danno di soggetti terzi.

Solo a partire dagli anni ‘50, quando la guerra era fredda ma l’attività di spionaggio estremamente calda, si possono citare, fra i tanti, il dossier Mitrokhin, sulle attività del KGB sul suolo italiano, i casi che hanno bersagliato strategiche realtà nazionali come Oto Melara, Olivetti, oppure Iret dove le finalità geopolitiche e militari si sono intrecciate con lo spionaggio industriale. Poiché, come scrive Il Post “… l’Italia è oggetto soprattutto di spionaggio industriale, e nell’ambito dello spionaggio militare-diplomatico negli ultimi anni sono stati fatti sì arresti, ma soprattutto di funzionari e ufficiali europei in servizio in Italia.”

Ancora, recentemente, sono assurti agli onori delle cronache l’arresto di un agente portoghese in un bar della capitale, l’attività di spionaggio di un colonnello francese del comando NATO di Napoli e l’hackeraggio subito dalla Leonardo. Con l’Est quasi sempre parte in causa.

Alla fine della storia

I fatti, quindi, tratteggiano un’unica morale. Gli Stati non sono enti caritatevoli e misericordiosi verso l’altro, ma soggetti che tutelano la propria collettività, quella popolazione che è elemento fondativo del sistema, delle istituzioni e base personale dalla quale traggono legittimità.

Senza cadere nelle facili teorie del Deep State, sempre a un passo dalla fantasia e dalla cospirazione fini a se stesse, basta dire che tutti gli Stati funzionano così, da sempre. Entità che combattono per i propri interessi in maniera più o meno evidente. Tutti allo stesso modo, agendo nelle rispettive stanze del potere e servendosi di organismi, istituzioni, apparati e burocrazia per salvaguardarne la struttura. Aldilà di tutti e di tutto. Agendo secondo regole antiche e consuetudini che paiono immutabili e che invece si sanno rinnovare al momento opportuno e ne permettono, diversamente da quanto oggi pare, non solo la sopravvivenza ma anche la continua evoluzione.

In tale quadro, questa vicenda è allora nient’altro che una visione analogica di ciò che oggi si potrebbe fare anche sul web, un fatto consumatosi con modalità affascinanti e anacronistiche, sulla falsariga dei vecchi film di spie.

Parlando di Trieste in Corriere Diplomatico, film americano del 1952, l’assistente di volo spiega a Tyrone Power, l’agente statunitense Mike Kells che la sta raggiungendo in aereo, che “… è una città interessante. Quello che durante la guerra erano Lisbona e Istanbul adesso è Trieste. Spionaggio, controspionaggio, informatori, titini, antititini, stalinisti, antistalinisti, E in più, diecimila soldati inglesi ed americani, una popolazione simpatica ed entusiasta e marinai d’ogni Paese. Il mondo in una città.”

Siamo davvero sicuri che Roma, oggi, non sia diventata anche questo?

Andrea Ferrarato

Andrea Ferrarato

Classe 1995 - Maturità classica presso l’I.S.I.S. “Giosuè Carducci - Dante Alighieri” di Trieste, attuale studente di Giurisprudenza all’Università degli studi di Trieste. Ha maturato molteplici esperienze lavorative e di volontariato nel mondo del terzo settore e dell’associazionismo triestino. Nell’ambito culturale, di tutela e rilancio del patrimonio urbanistico e architettonico opera in qualità di socio e collaboratore museale presso il polo del Porto Vecchio di Trieste, con Italia Nostra. In tale veste ha partecipato all’organizzazione, all’allestimento e alla gestione di eventi, mostre e visite guidate, facendo parte, per la stessa associazione, del gruppo di supporto alla redazione del Masterplan 2018 del Porto Vecchio di Trieste. Ulteriore settore di interesse è quello storico, che coltiva in qualità di componente dell’Assemblea generale dei delegati, del Consiglio direttivo centrale e della Giunta di presidenza della Lega Nazionale di Trieste. Nell’ambito associazionistico degli esuli da Istria, Quarnero e Dalmazia ha ricoperto il ruolo di segretario dell’Associazione Famiglia Umaghese “San Pellegrino” con la quale ha contribuito alla realizzazione della stagione concertistica “Euterpe” e di ulteriori eventi culturali di matrice ricreativa, divulgativa e commemorativa. E’ inoltre cofondatore e segretario dell’”Associazione Liceo Dante 150 Trieste”, e responsabile del reparto business dell’”UniTS Racing Team”, progetto patrocinato dall’Università degli studi di Trieste. Già membro del Coordinamento giovanile provinciale triestino di FareAmbiente, partecipa infine, alla realizzazione della Biennale Internazionale Donna di Trieste con il supporto all’organizzazione, all’allestimento, alla gestione della stessa e curando l’organizzazione delle visite guidate. 

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