Intelligence, meta dell’agone politico e crocevia del futuro

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Lo scontro politico-istituzionale in atto riconosce una nuova centralità ai servizi segreti italiani, sempre più punto di riferimento nella gestione dello Stato e strumento essenziale per la difesa degli interessi nazionali nella fase pandemica e post-Covid.

Nel dibattito pubblico monopolizzato dalle tematiche sanitarie di una questione, a dispetto della sua importanza, si è inspiegabilmente e forse volutamente discusso poco: la delega ai servizi segreti. Gli 007 italiani sono infatti finiti al centro di una crisi politica che sta mettendo a dura prova la tenuta della maggioranza, in uno scontro sempre più polarizzato fra il presidente del Consiglio Conte e il leader di Italia Viva Matteo Renzi, appoggiato da larga parte del Partito Democratico.

Una tematica di primo piano dalle importanti e imprevedibili conseguenze che, assieme ad altri problemi ad oggi insoluti, rende vivido il rischio di una crisi di Governo.

In tale ambito, l’inconciliabilità delle posizioni assunte dai leader politici ha infatti esasperato un clima già teso, costellato di divergenze di vedute in molteplici contesti. Dalla richiesta dei fondi del Mes, passando per la “cabina di regia” del Recovery Fund, fino alle distinzioni sulla qualità e le tempistiche dei piani di rilancio nazionale post pandemico: in nessun caso è stata trovata una sintesi politica.

Casus belli

La divergenza di vedute fra Giuseppe Conte e l’alleato Matteo Renzi concerne, fra le altre, il tema della gestione apicale del comparto intelligence italiano, con riferimento all’Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica. Istituito dalla legge 124 del 2007 sul riordino dei Servizi, tale organo consente al presidente del Consiglio, qualora lo ritenga opportuno, di affidare a un ministro senza portafoglio o ad un sottosegretario di Stato molteplici funzioni.

Un ambito di azione in precedenza limitato ad un semplice coordinamento di attività, che è oggi divenuto molto più ampio e pregnante. Un contesto che è giunto a ricomprendere, al netto di questioni non delegabili attribuite in via esclusiva al premier, la completa gestione operativa in materia di sicurezza nazionale e apparati di difesa dello Stato. Il braccio di ferro fra i due esponenti politici è dunque improntato alla scelta della personalità cui affidare il controllo dell’intera struttura del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica.

L’Autorità delegata è prima di tutto organo di collegamento fra il potere politico del Governo e il cuore del microcosmo intelligence. A questa è infatti gerarchicamente e funzionalmente subordinato il Dipartimento Informazioni per la Sicurezza e le due agenzie operative da esso dipendenti sotto il profilo tecnico e amministrativo: AISE, per gli esteri, e AISI, per gli interni.

Le posizioni

La battaglia combattuta nelle fila della maggioranza si incentra sulla diversa prospettiva con la quale l’“affaire servizi segreti” viene approcciato dal punto di vista tecnico e ideologico. Da una parte la posizione, netta, del presidente del Consiglio, che ha ritenuto di avocare a sé i poteri in materia di intelligence. Il primo ministro ha sempre specificato che la legge attribuisce in ogni caso al capo del governo la responsabilità politica e giuridica in materia di sicurezza nazionale. Il tutto a prescindere dal trasferimento di poteri all’Autorità delegata, condizione ritenuta dalla lettera della legge meramente eventuale. Dall’altra la posizione, altrettanto intransigente, del leader di Italia Viva, supportato da esponenti del Partito Democratico e dell’opposizione, infastidito dall’amministrazione personalistica del comparto intelligence.

Una visione figlia dell’insofferenza, più volte palesata, per una gestione già lungamente accentratrice di poteri, attuata dal premier per fronteggiare l’emergenza coronavirus.

Presente e futuro

Il “nodo Servizi”, lungi dal costituire una mera questione politica transitoria, nasconde in realtà ben altre tensioni, ed è il viatico obbligato di una visione strategica nazionale di medio-lungo termine che tutti gli attuali partiti vogliono fare propria. Della quale tutti vogliono essere i protagonisti. L’emergenza sanitaria ha inciso grandemente su ogni ambito della vita della nazione e dei suoi cittadini. L’eccezione si è sostituita alla prassi e ha portato a dover ripensare il ruolo dello Stato e le regole dell’agire istituzionale, in una prospettiva riformatrice dalla quale non poteva essere escluso il mondo dei servizi e le sue articolazioni.

La riprova dell’interesse e dell’attenzione sempre più evidenti che la politica ha iniziato a riservare in tempo di Covid al mondo dei servizi trova un precedente di rilievo nel decreto-legge 83 del 2020. Strumento apparentemente riferito al solo piano sanitario, che, in realtà, rivoluziona grandemente il sistema dei Servizi per esigenze riferite all’emergenza epidemiologica.

Prevedendo la possibilità di un rinnovo dell’incarico ai direttori delle agenzie di intelligence il Governo ha voluto “… garantire, anche nell’ambito dell’attuale stato di emergenza epidemiologica dal Covid-19, la piena continuità nella gestione operativa del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica”. Con ciò comportando uno scontro istituzionale ad oggi solo parzialmente sopito fra Esecutivo e opposizioni e, parallelamente, fra Cisr e Copasir, i comitati interministeriale e parlamentare per la sicurezza della Repubblica.

La consapevolezza assunta da tutta la classe politica sull’importanza della gestione degli apparati di intelligence e di sicurezza del Paese nel presente, ma soprattutto nel futuro, passa anche per la quantità e qualità dei dossier posti all’attenzione dei servizi segreti.

Così, nell’era dell’emergenza sanitaria, le agenzie di intelligence hanno costantemente vegliato sul malcontento e sulla crisi economico-sociale interni e operato per supportare le forze armate e di polizia nella gestione logistica, di approvvigionamento e smistamento dei vaccini. Parimenti, i Servizi sono e continueranno ad essere chiamati a vigilare su ulteriori questioni essenziali per la salvaguardia degli interessi nazionali.

Dal CSIRT – Computer Security Incident Response Team – sorto nel pieno dell’emergenza pandemica, fino al Perimetro nazionale di sicurezza cibernetica, oggetto di una recente opera di regolamentazione, il legislatore ha messo a punto molteplici strumenti d’azione.

L’intelligence sarà chiamata a sfruttarli sempre più per difendere cittadini, istituzioni e imprese da attacchi informatici di molto aumentati nel periodo pandemico. Reti di telecomunicazione 5g, asset finanziari, bancari e assicurativi, applicazione massiva del sistema Golden Power – disciplina che regolamenta i poteri speciali esercitabili dal Governo in settori strategici di primario interesse nazionale nell’ambito della sicurezza, difesa, energia, trasporti e comunicazioni – gestione delle mafie, del riciclaggio dei capitali e dell’estorsione che dilagheranno nella crisi economica causata dalla pandemia sono ulteriori questioni demandate ai servizi segreti. Tematiche che nel prossimo futuro assumeranno un’importanza sempre maggiore.

Tutto ciò dimostra come l’attuale scontro politico sulla gestione dei servizi segreti sia in realtà una questione destinata a durare e a ripresentarsi ciclicamente. Un tema che diverrà centrale per ogni Esecutivo. E il ruolo dell’Autorità delegata, in tal contesto, assumerà sempre più rilievo. Il rapporto molto stretto e peculiare che la legge delinea fra presidente del Consiglio e organo stesso, in termini di informazione, gestione delle strutture operative, direzione delle attività, assunzione di poteri, è e sarà ancora una fra le ricompense predilette per coloro che operano nelle stanze del potere romano.

Il futuro del Paese sembra dunque giocarsi sempre più sul ruolo dei servizi segreti, la politica lo ha capito e si è messa in moto: chi riuscirà a primeggiare in quest’ambito gestirà in modo sempre più incisivo i destini dello Stato.

Andrea Ferrarato

Classe 1995 - Maturità classica presso l’I.S.I.S. “Giosuè Carducci - Dante Alighieri” di Trieste, attuale studente di Giurisprudenza all’Università degli studi di Trieste. Ha maturato molteplici esperienze lavorative e di volontariato nel mondo del terzo settore e dell’associazionismo triestino. Nell’ambito culturale, di tutela e rilancio del patrimonio urbanistico e architettonico opera in qualità di socio e collaboratore museale presso il polo del Porto Vecchio di Trieste, con Italia Nostra. In tale veste ha partecipato all’organizzazione, all’allestimento e alla gestione di eventi, mostre e visite guidate, facendo parte, per la stessa associazione, del gruppo di supporto alla redazione del Masterplan 2018 del Porto Vecchio di Trieste. Ulteriore settore di interesse è quello storico, che coltiva in qualità di componente dell’Assemblea generale dei delegati, del Consiglio direttivo centrale e della Giunta di presidenza della Lega Nazionale di Trieste. Nell’ambito associazionistico degli esuli da Istria, Quarnero e Dalmazia ha ricoperto il ruolo di segretario dell’Associazione Famiglia Umaghese “San Pellegrino” con la quale ha contribuito alla realizzazione della stagione concertistica “Euterpe” e di ulteriori eventi culturali di matrice ricreativa, divulgativa e commemorativa. E’ inoltre cofondatore e segretario dell’”Associazione Liceo Dante 150 Trieste”, e responsabile del reparto business dell’”UniTS Racing Team”, progetto patrocinato dall’Università degli studi di Trieste. Già membro del Coordinamento giovanile provinciale triestino di FareAmbiente, partecipa infine, alla realizzazione della Biennale Internazionale Donna di Trieste con il supporto all’organizzazione, all’allestimento, alla gestione della stessa e curando l’organizzazione delle visite guidate. 

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