Braille, conoscere con il tatto: l’alfabeto più rivoluzionario di sempre

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La Giornata Mondiale dell’Alfabeto Braille, il 4 gennaio di ogni anno, non è soltanto l’occasione per fare il punto sulle malattie oculari, ma è anzitutto il momento per rendere omaggio a colui che da quasi 200 anni assicura la possibilità di leggere alle persone affette da cecità.

“L’alfabeto appartiene a tutti e chiunque è padrone di servirsene per creare una parola e farsene il proprio nome” scriveva Giacomo Casanova nell’opera Storia della mia vita, antologia della sua straordinaria e mitica esistenza. L’amatore veneziano non poteva però immaginare che questo concetto sarebbe stato attuato qualche decennio dopo da una delle più geniali menti del XIX secolo.

Louis Braille nacque in Francia, a Coupvray, Seine-et-Marne, nel 1809. In giovanissima età, a causa di un incidente in un momento di gioco, perse un occhio e ben presto un’infezione finì per menomare anche le funzionalità del secondo, facendo rimanere il giovane Louis cieco. Ammesso nel 1819 all’Istituto dei Ciechi di Parigi, Braille studiò alacremente e poté così istruirsi e diventare insegnante della scuola pochi anni più tardi.

Vissute tutte le difficoltà dell’apprendimento da parte dei non vedenti, Braille avvertì impellente la necessità di superare la condizione nella quale all’epoca erano relegate le persone affette da cecità. Occupazioni umili, condizioni di vita difficili, poca cultura e limitata conoscenza erano le cifre dominanti dell’esistenza dei ciechi all’inizio dell’Ottocento.

L’ispirazione e l’alfabeto

L’incontro con Charles Barbier de La Serre, capitano dell’esercito francese, fu propedeutico alla grande invenzione di Braille.

Ideatore dell’Ecriture Nocturne, originale metodo di comunicazione segreta adottato dall’Armata napoleonica nei teatri di combattimento, Barbier de La Serre nel 1821 illustrò al giovane Braille i principi di funzionamento dello stesso.

Il sistema, chiamato anche sonografia, era stato messo a punto per trasmettere informazioni di notte e in tutti i casi di assenza di luce. Era basato su una matrice a dodici punti in rilievo divisi in colonne e, attraverso le singole combinazioni fra gli stessi, permetteva di riprodurre i segni delle lettere dell’alfabeto e i suoni della lingua. La “scrittura notturna”, metodo innovativo ma complesso e poco spendibile per la redazione di testi lunghi e strutturati, venne reinterpretata da Braille, che la semplificò e la pose alla base del suo nuovo alfabeto.

Il metodo Braille si differenziava per un diverso numero e una differente disposizione dei punti in rilievo: non più dodici ma soltanto sei su due colonne, suddivisi in gruppi di tre, con i quali rappresentare tutte le lettere dell’alfabeto.

Sarà soltanto nel 1829, dopo lunghi studi, che Louis Braille perfezionerà il suo nuovo alfabeto, che troverà espressione compiuta nell’opera Procédé pour écrir les Paroles, la Musique et le Plain-chant au moyen des points, à l’usage des aveugles et disposé pour eux – “Procedimento per scrivere le parole, la musica e il canto corale per mezzo di punti in rilievo ad uso dei ciechi ed ideato per loro” – con la quale verrà diffuso a livello mondiale.

Nel 1837 Braille pubblicherà una seconda edizione del suo manuale e nel 1839 un ulteriore saggio, intitolato Nouveau procédé pour représenter par des points la forme même des lettres, les cartes de géographie, les figures de géométrie, les caractères de musique etc., à l’usage des aveugles ovvero “Nuovo metodo per rappresentare con punti la forma stessa di lettere, mappe, figure geometriche, caratteri musicali, ecc., per l’uso dei non vedenti” con la redazione del quale l’autore perfezionerà un metodo oramai diffuso e destinato ad acquisire nel corso del tempo un’importanza sempre maggiore.

Braille oggi

Nel duecentododicesimo anniversario dalla nascita, Braille, con la sua storia, esperienza e intuizione, continua a costituire un punto di riferimento insostituibile.

Utilizzato per rappresentare il linguaggio parlato comune, ma anche la musica e la matematica, l’alfabeto Braille è stato adottato nel 1949 dall’Unesco. A partire dalle singole versioni fino ad allora utilizzate per tradurre le lingue, l’Organizzazione ha uniformato il sistema per creare una forma comunicativa univoca, che potesse essere conosciuta e impiegata con facilità dai non vedenti di tutto il mondo. Il suo alfabeto ancora oggi si compone di insiemi di punti percepibili al tatto, le cui unioni possono dare vita a una serie di 64 combinazioni. Esse rappresentano come allora gli strumenti grazie ai quali leggere e scrivere lettere, parole, punteggiatura, segni diacritici, numeri: il più importante metodo di comunicazione per le persone affette da malattie oculari, vasto ambito di patologie molto diffuse.

I dati

Nel 2019, con la presentazione da parte delle Nazioni Unite del primo Rapporto mondiale sulla vista, è stato possibile iniziare a indagare con più precisione e a livello mondiale un insieme di fenomeni fino ad allora oggetto di studi singoli.

Tale Rapporto ha delineato un quadro patologico in ascesa e numericamente importante, diffuso in tutte le aree geografiche del mondo.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità riporta, con riferimento alle annate 2019-2020, quasi 2,2 miliardi di persone affette da patologie e difetti oculari più o meno invalidanti. Le motivazioni sono molteplici: dal progressivo invecchiamento della popolazione e dagli stili di vita inadeguati, causa di patologie visive principalmente nel mondo occidentale, alla maggiore difficoltà dell’accesso alle cure, determinante fattore di rischio in zone come il Sud-Est asiatico e il continente africano. Parallelamente, anche l’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità (IAPB) stima in 1,1 miliardi le persone con problemi derivanti dalla perdita o diminuzione della vista e in circa 1 miliardo quelle che necessitano di un costante e adeguato supporto e di un accesso continuativo alle cure oculari.

La conclusione più preoccupante cui si giunge incrociando i dati è costituita dal numero di persone non vedenti nel mondo, ad oggi circa 36 milioni, destinato a triplicarsi da qui al 2050, fino a raggiungere i 115 milioni.

Giornata Mondiale e Nazionale

Stime di tale portata rendono necessaria la previsione di specifiche azioni di contrasto alle patologie della vista, da attuare nel medio e lungo periodo partendo, imprescindibilmente, da un’opera di sensibilizzazione delle categorie più a rischio.

In tal senso, parallelamente alla Giornata mondiale, in Italia si celebra il 21 febbraio di ogni anno la Giornata Nazionale del Braille.

Istituita dal Parlamento con la legge 3 agosto 2007, n. 126, la ricorrenza si pone “… quale momento di sensibilizzazione dell’opinione pubblica nei confronti delle persone non vedenti.”

Il legislatore, nel secondo articolo del testo normativo, ha inoltre esplicitato le finalità della ricorrenza, tesa a consentire che “Nell’ambito di tale giornata, le amministrazioni pubbliche e gli altri organismi operanti nel settore sociale possono promuovere idonee iniziative di sensibilizzazione e solidarietà, nonché studi, convegni, incontri e dibattiti presso le scuole e i principali mass-media, per richiamare l’attenzione e l’informazione sull’importanza che il sistema Braille riveste nella vita delle persone non vedenti e di quanti sono coinvolti direttamente o indirettamente nelle loro vicende, al fine di sviluppare politiche pubbliche e comportamenti privati che allarghino le possibilità di reale inclusione sociale e di accesso alla cultura e all’informazione per tutti coloro che soffrono di minorazioni visive.”

Prospettive future e nuove frontiere della ricerca

In un ambito di sempre maggiore sensibilizzazione e conoscenza delle problematiche oculari e dei rimedi oggi applicabili, l’alfabeto Braille continua ad evolversi per rimanere al passo di una società in costante mutamento e poter garantire le sempre nuove esigenze dei suoi fruitori.

Negli ultimi tempi è stato introdotto il Braille di grado 2, detto anche Braille contratto, che si identifica per una maggiore concisione della scrittura. Esso, infatti, prevede l’uso di singoli caratteri Braille per rappresentare costrutti anche complessi, che necessiterebbero di maggiore tempo e spazio per essere scritti e letti secondo il metodo tradizionale.

L’ottica di semplificazione e velocizzazione nell’apprendimento è tipica anche della nuova variante del Braille Neue, un “carattere inclusivo” formato dalla commistione fra il Braille tradizionale e i caratteri alfanumerici comunemente utilizzati.

Opera del designer giapponese Kosuke Takahashi, il Braille Neue si caratterizza per l’inserimento del tradizionale sistema a punti in rilievo all’interno delle linee che compongono le lettere dell’alfabeto e in ogni altro simbolo o grafema utilizzato per comunicare.

Il vantaggio del nuovo mezzo di comunicazione, con le varianti Braille Neue Standard per gli alfabeti latini e Braille Neue Outline per quello giapponese, deriva dalla possibilità di diffondere più efficacemente la cultura e l’utilizzo del Braille. Sovrapponendo e integrando i due sistemi di comunicazione è infatti possibile espandere l’utilizzo del Braille soprattutto nei luoghi pubblici, dove è più frequente la mancanza di spazio per affiancare i testi e le informazioni scritte per i non vedenti a quelli tradizionali.

In un contesto in perenne mutamento, l’informatizzazione e le future scoperte tecnologiche continueranno a ripensare le comunicazioni fra gli uomini, anche quelle per i non vedenti. Louis Braille, però, rimarrà protagonista: con la sua morte a Parigi nel 1852 è venuto meno l’uomo, non le sue scoperte, che sono sopravvissute e gli hanno donato fama, continuando ad aiutare quotidianamente tante persone a vivere meglio.

Andrea Ferrarato

Classe 1995 - Maturità classica presso l’I.S.I.S. “Giosuè Carducci - Dante Alighieri” di Trieste, attuale studente di Giurisprudenza all’Università degli studi di Trieste. Ha maturato molteplici esperienze lavorative e di volontariato nel mondo del terzo settore e dell’associazionismo triestino. Nell’ambito culturale, di tutela e rilancio del patrimonio urbanistico e architettonico opera in qualità di socio e collaboratore museale presso il polo del Porto Vecchio di Trieste, con Italia Nostra. In tale veste ha partecipato all’organizzazione, all’allestimento e alla gestione di eventi, mostre e visite guidate, facendo parte, per la stessa associazione, del gruppo di supporto alla redazione del Masterplan 2018 del Porto Vecchio di Trieste. Ulteriore settore di interesse è quello storico, che coltiva in qualità di componente dell’Assemblea generale dei delegati, del Consiglio direttivo centrale e della Giunta di presidenza della Lega Nazionale di Trieste. Nell’ambito associazionistico degli esuli da Istria, Quarnero e Dalmazia ha ricoperto il ruolo di segretario dell’Associazione Famiglia Umaghese “San Pellegrino” con la quale ha contribuito alla realizzazione della stagione concertistica “Euterpe” e di ulteriori eventi culturali di matrice ricreativa, divulgativa e commemorativa. E’ inoltre cofondatore e segretario dell’”Associazione Liceo Dante 150 Trieste”, e responsabile del reparto business dell’”UniTS Racing Team”, progetto patrocinato dall’Università degli studi di Trieste. Già membro del Coordinamento giovanile provinciale triestino di FareAmbiente, partecipa infine, alla realizzazione della Biennale Internazionale Donna di Trieste con il supporto all’organizzazione, all’allestimento, alla gestione della stessa e curando l’organizzazione delle visite guidate. 

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