Educazioni nella complessità

Cesare Fregola

L’ordine non è più Re.
Un regresso dell’ordine può comportare un progresso della scienza (…)
Certezza ed incertezza non sono soltanto due estremi di un continuum, ma due stati della complessità (…)
ma possono esserci grumi temporanei di organizzazione ed interazioni (…)
che muovono la ricerca e la conoscenza fra ordine, disordine, organizzazione ed apprendimento.
Morin E.(1) (2001).

Siamo immersi nella società della conoscenza(2), detta anche società dell’apprendimento. Questa può essere assunta come immagine descrittiva ed evocativa di una nuova condizione umana sviluppatasi e riconducibile, in generale, a tre aspetti sempre più evidenti e permeanti la nostra quotidianità:
1. la ridondanza e la velocità dell’informazione, rese possibili dall’evoluzione della tecnologia e dalla sua capacità di connessione, che ha determinato la rete, il vivere con e nel web 2.0. Questo è parte integrante della nostra vita quotidiana, con i suoi impatti impensabili nei luoghi reali e nelle modalità dell’interazione interpersonale, oltre che nei processi economici e nelle forme di svolgimento della comunicazione sociale;
2. lo sviluppo individuale e sociale in un villaggio globale in cui vivono, lavorano, si organizzano, donne e uomini, che si incontrano o si scontrano ogni giorno con un nuovo capitale di conoscenze e di interazioni multietniche ed interculturali;
3. la relazione fra la persona ed il proprio apprendimento, intesa come un nesso, un legame che si stabilisce fra l’individuo e l’evoluzione del saper apprendere nell’arco del proprio ciclo di vita(3), in rapporto ad ogni sua fase ed ai ruoli personali, lavorativi e sociali che si ricoprono o che si andranno a ricoprire e ad abitare(4).
Nella società della conoscenza, ci si trova nella condizione di rivisitare o rinnovare, con una certa frequenza, il contratto relazionale che lega ciascuno alla rete di ruoli di cui fa parte, direttamente o indirettamente. Si incontrano plurime modalità di interscambio, di aspettative reciproche, ed il sistema delle convinzioni relative ad equità, giustezza, giustizia, si ri-definisce per rimanere al passo con l’evoluzione continua dell’ambiente, dei contesti, delle situazioni comunicative e professionali e della vita privata.
Si parla spesso di complessità ogni qualvolta le situazioni sono percepite come distanti dagli schemi di azione di cui si dispone e si fa ricorso alla formazione come se ci fosse un saper fare trasferibile o che si costituisce grazie a metodologie attive, esperienziali e personalizzate dentro o fuori dalle aule, piuttosto che nelle stanze preposte per il coaching, il counselling o in quelle in cui si svolge il proprio lavoro.
Si può ipotizzare che, in misura sempre maggiore, i processi di apprendimento – per gli individui, le organizzazioni o le comunità – siano governati da logiche articolate che orientano e condizionano le decisioni progettuali, organizzative e metodologiche e mettono in evidenza la necessità di rivisitare i luoghi e gli ambienti di apprendimento deputati a svolgere in modo formale o informale le attività formative o educative. Niente di nuovo al riguardo. Le aspettative nei riguardi di un sistema educativo si riconducono allo scopo preminente della sua ragion d’essere, quella di seguire l’evoluzione delle conoscenze, della cultura, delle dinamiche sociali e facilitare quello che spesso è un implicito patto di sviluppo e di crescita in un contesto finalizzato alla produzione di valore sociale attraverso ogni persona nel suo saper essere(5).
Ciascuno di noi, immerso in processi d’innovazione, è invitato a rivisitare frequentemente i propri repertori relativi al saper fare ed alle competenze per sviluppare forme di consapevolezza sull’apprendimento caratterizzato da fattori dinamici, evolutivi che si sviluppano lungo l’intero arco della vita(6), mantenendo in equilibrio le forze conservative della tradizione e le spinte trasformiste dell’innovazione.
La Scuola, l’Università, i centri di formazione, le agenzie di formazione e quelle educative, pubbliche e private, le Scuole di Specializzazione o i settori della formazione interni alle imprese, gli artigiani della formazione e la famiglia, continuano a rappresentare luoghi di apprendimento e di sviluppo personale e sociale. Gli attori che gestiscono ed organizzano questi luoghi sono sollecitati anch’essi nel rivisitare le capacità e le competenze necessarie a facilitare e conferire una struttura agli habitat educanti e si pongono a confronto con la propria capacità di mantenere il proprio senso istituzionale al fine di costruire servizi educativi coerenti con le esigenze di cura dei talenti di ogni individuo nella complessità(7).
In altre parole, comportamenti, pensieri, emozioni di chi svolge ruoli educativi e formativi si vanno riformulando in relazione, principalmente, a:
– le mutate condizioni socio-economiche e culturali che caratterizzano l’ambiente;
– lo sviluppo scientifico, tecnico e tecnologico;
– l’evoluzione delle conoscenze e dei sistemi di competenze professionali;
– l’interazione svolta in luoghi e con modalità che si definiscono e prendono senso mentre la comunicazione quotidiana, a sua volta, si svolge.
A questo proposito, ci si può chiedere quali siano le principali conseguenze di queste necessarie riformulazioni nella comunicazione sociale e nell’interazione educativa. Si può osservare che le forme organizzative di famiglia(8), scuola(9) ed altri luoghi educativi si confrontano con modalità relazionali spesso inedite, alla ricerca di un principio di identità e di identificazione in via di ricostituzione e con un rinnovato senso di appartenenza(10). Vengono descritti spesso effetti evidenti di disorientamento nell’identificazione nei ruoli genitoriali, in quelli dell’istruzione scolastica(11) e dei sistemi educativi. Risulta molto conflittuale conciliare l’equilibrio fra le azioni dettate dalle innovazioni e dalle convinzioni diffuse fra le persone e l’immaginario collettivo. Si presentano intensamente antichi fabbisogni di comunicazione osservabili attraverso i comportamenti consuetudinari e nuovi fabbisogni emergono quando si ricercano le risposte per gestire le situazioni che la propria esperienza e le proprie competenze non hanno assimilato. Questo porta a rivedere la storia del proprio percorso di apprendimento. Scrive lo studioso Fabio Bocci(12): “I trascorsi scolastici costituiscono, per la maggior parte di noi, un luogo della memoria ricco di suggestioni, spesso negative, dove si depositano e si stratificano le percezioni di sé più autentiche (quelle che sperimentiamo nella contingenza scolastica realmente vissuta). Queste percezioni generano i sentimenti profondi, quelli che, se incongruenti con l’immagine che desideriamo offrire di noi (anche a noi stessi), tendiamo successivamente a coprire ed a sottacere per permetterci di riformulare funzionalmente (apparentemente) il rapporto con noi stessi”.
Di fronte alle innovazioni continue, i livelli di consapevolezza, comprensione, adesione al cambiamento, progrediscono con velocità diverse e si manifestano su due estremi rilevabili nella dialettica sociale fra gli apocalittici e gli integrati, così come li ha descritti Umberto Eco nella fase in cui nel tessuto sociale si sono sviluppate le comunicazioni di massa(13).
A volte, il sapere dell’esperienza è portatore di convinzioni rassicuranti, in quanto non risultano minaccianti della propria identità. Per questo si tende a confermarle, a non metterle in discussione. Quando la realtà esterna richiede una revisione di alcuni meccanismi comportamentali, i fenomeni che intervengono possono introdurre messaggi in contrasto con le proprie azioni esperte. Le novità sono lette così a partire dalla percezione e con la guida di schemi mentali resisi efficienti ed economici nel tempo fino a diventare senso comune.
Così, oggi, i luoghi dell’educazione si trovano a doversi confrontare con le sollecitazioni dell’ambiente e, per mantenere le proprie funzioni, si pongono alla ricerca di cosa rinnovare e cosa confermare all’interno di un orizzonte di senso(14) che integri le esigenze di apprendimento personale e sociale.
Laddove le condizioni siano favorevoli, il ricorso a soluzioni note permette il miglioramento e l’evoluzione e tutto procede in modo sostanzialmente lineare. Laddove la complessità prenda forma e si presenti come emergenza, il fare educativo richiede il ricorso a metodologie le quali, invece di tentare di scomporre il tutto in parti elementari, forniscono supporto a comprendere, a tentare di spiegare i fenomeni che si sviluppano in modo da attivare creativamente la ricerca di soluzioni. Queste prendono avvio già dall’identificazione, la definizione e la condivisione delle situazioni problematiche.
Ciò non nega il fatto di dare spazio alla flessibilità dell’intervento educativo, all’intuizione ed alla cultura di riferimento, ma, nello stesso tempo, si rende necessario il riconoscimento, la scelta, l’adattamento o l’invenzione di regole di intervento, all’interno di repertori comportamentali e di situazioni “in cerca d’autore”.
Se è pur vero che esistono situazioni in cui si impara nei più svariati ambienti (famiglia, strada, gruppo dei pari, web 2.0), è nei luoghi deputati all’apprendimento che si potrebbero stabilire in anticipo i possibili traguardi d’apprendimento coerenti con i bisogni che la complessità ha determinato.
Certamente, se l’ambiente esterno fosse rimasto stabile, o si fosse almeno evoluto con prevedibilità, con una velocità contenuta, a partire da modelli lineari di trasformazione, i processi di pianificazione delle organizzazioni educative, della didattica e dei servizi correlati potrebbero fugere da riferimento ad insiemi di criteri, regole e modelli educativi e di comunicazione sociale altrettanto definiti e stabili. Molti eventi, invece, sono ancora in divenire e la scuola, i sistemi educativi, i sistemi formativi, stanno affrontando la concezione di famiglia, scuola, formazione continua in una cornice di senso che stenta a diventare realisticamente la frontiera fra passato e futuro. All’Università La Sapienza di Roma continua ad essere esposta la scritta: “Il futuro è passato da qui”. Da studenti giocavamo con le parole e mi rimane ancora il dubbio se, in quella frase, è passato, è utilizzato come verbo passare e, quindi, se il futuro transita da un luogo che genera apprendimento intenzionale oppure è utilizzato come sinonimo di futuro invecchiato in un luogo che dovrebbe generare le premesse per determinare una relazione di apprendimento fra la persona e le sue capacità di interagire con le educazioni necessarie per lo svolgersi del suo saper divenire.

Ma è proprio vero che non ci sono più i bambini di una volta?
Già, sono diventati gli adulti di oggi.
Sì, ma… i bambini di oggi non sono quelli di una volta?
Ovvio, gli adulti di oggi sono gli ex bambini di una volta!
Si, ma allora… i bambini di oggi come fanno a essere contemporaneamente quelli di oggi e quelli di una volta?
Quando giocano e imparano a essere per tutta la vita!
Metalogo Primaverile

Cesare Fregola
Professore di Didattica della Matematica per l’Integrazione, Corso di Laurea di Scienze della Formazione Primaria dell’Università de L’Aquila.
Coordinatore del Master in Counselling Analitico Transazionale in Campo Educativo e Formativo per la sede di Roma di PerFormat (www.performat.it),  in qualità di Didatta e Supervisione in contratto per l’EATA (European Association for Transactional Analysis).

Note:

(1)   Queste affermazioni le ho scelte leggendo qua e là nel libro di Edgard Morin (2001), La Natura della Natura. Il metodo, Milano, Raffaello Cortina, pp. 72, 73, 84, 172, 60, 407, 408.
(2)   Alberici A., (1999), Imparare sempre nella società della conoscenza. Dall’educazione degli adulti all’apprendimento durante il corso della vita. Torino, Paravia; Alberici A. (2002), L’educazione degli adulti, Roma, Carocci.
(3)   Erikson E.H. (1999), I cicli della vita. Continuità e mutamenti, Roma, Armando.
(4)   Napper R., (2011), Il Genio di Berne e l’ampiezza della portata dell’AT: Esplorazione del quadro culturale e del contesto del setting, IAT News, Roma.
(5)   Cfr. C. Fregola. Op. cit. p. 7 e seg.
(6)   Alberici A., Imparare sempre nella società della conoscenza. Dall’educazione degli adulti all’apprendimento durante il corso della vita, Torino, Paravia, 1999 e Alberici A., (a cura di), Educazione degli adulti. Percorsi biografici nella ricerca e nella formazione, Roma, Armando, 2000.
(7)   Fregola C., La formazione e i suoi sistemi, Monolite, Roma, 2010, p. 5
(8)   Fruggeri L., Diverse normalità. Psicologia sociale delle relazioni familiari, Roma, Carocci, 2005
(9)   Fregola C., Riunioni Efficaci a Scuola, Ridefinire i luoghi della comunicazione scolastica, Trento, Erickson, 2003.
(10) Meyrowitz J., Oltre il senso del luogo. Come i media elettronici influenzano il comportamento sociale, Baskerville, Bologna, 1995, e de Kerckhove D., Brainframes, Mente, Tecnologia, Mercato. Come le tecnologie della comunicazione trasformano la mente umana, Baskerville, Bologna, 1991.
(11) Fregola C., Op. cit. 2003, pp. 173 e seg.
(12) Bocci F., Letteratura cinema e pedagogia. Orientamenti narrativi, per insegnanti curricolari e di sostegno, Monolite, Roma, 2005, p.11.
(13) Eco U., Apocalittici e Integrati, Milano, Bompiani, 1964.
(14) Weick K. E., Senso e significato nell’organizzazione, Alla ricerca delle ambiguità e delle contraddizioni nei processi organizzativi, Milano, Raffaello Cortina, 1995.

Massimiliano Fanni Canelles

Viceprimario al reparto di Accettazione ed Emergenza dell'Ospedale ¨Franz Tappeiner¨di Merano nella Südtiroler Sanitätsbetrieb – Azienda sanitaria dell'Alto Adige – da giugno 2019. Attualmente in prima linea nella gestione clinica e nell'organizzazione per l'emergenza Coronavirus. In particolare responsabile del reparto di infettivi e semi – intensiva del Pronto Soccorso dell'ospedale di Merano. 

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