Lo Stalking

Quando le molestie non sono accompagnate da minacce o da violenza, possono comunque comportare severe conseguenze per la vittima, dalle rilevanti modificazioni dello stile di vita alle pesanti ripercussioni sul piano psicologico.

Negli ultimi 15 anni, lo Stalking è divenuto un fenomeno di interesse, oltre che scientifico, anche sociale, capace di attrarre l’interesse dei media, della società civile e del legislatore. Il termine stalking, di origine anglosassone e derivato dal linguaggio venatorio (fare la posta), individua un insieme di comportamenti intrusivi e reiterati di sorveglianza, controllo, ricerca di contatto e comunicazione, nei confronti di una vittima, che risulta infastidita e/o preoccupata da tali attenzioni e comportamenti non graditi. Attualmente, anche se sul piano concettuale il fenomeno rinvia ad una sindrome comportamentale (c.d. sindrome delle molestie assillanti) dotata di riconoscibilità, il cui elemento unificante può individuarsi in una patologia della relazione e della comunicazione interpersonale, sul piano definitorio si segnala come la delimitazione delle condotte di stalking da comportamenti ad esso affini sia gravata da problemi interpretativi complessi. Ciò in quanto l’eterogeneità delle condotte che connotano lo stalking ha reso difficoltosa, sino ad oggi, l’elaborazione di una definizione onnicomprensiva, in particolare con riferimento all’assetto giuridico. Si tratta, infatti, di un fenomeno dai confini incerti, che sfuma da comportamenti socialmente accettati (corteggiamento, tentativo di ristabilire relazioni concluse, ricerca di amicizia, ecc.) a comportamenti che, per persistenza ed intrusività, possono sfociare in condotte antisociali talvolta anche gravi. L’analisi del problema, dunque, non può prescindere dalla consapevolezza della complessa caratterizzazione dei comportamenti di stalking. L’utilizzo di tale termine per individuare questi tipi di comportamento sarebbe frutto anche dell’influenza dei media sul percorso di affermazione del fenomeno stesso come problema sociale. Tale atteggiamento avrebbe trovato, infatti, nello specifico caso dello star-stalking (ossia di ripetuti tentativi di contatto da parte di fan con il proprio idolo) il riferimento da cui trarre il termine in questione, al fine di poter definire anche le situazioni riguardanti vittime comuni, creando così un’espressione ad hoc con cui individuare una specifica problematica sociale. In tale contesto si colloca la prima legislazione anti-stalking che è stata emanata in California nel 1991, quale reazione all’omicidio di una nota attrice da parte di un fan che l’aveva precedentemente e a lungo molestata. Episodio al quale hanno fatto seguito analoghe iniziative in tutti gli altri stati americani. Malgrado inizialmente venissero riportati solo casi riguardanti personaggi famosi, gli studi successivi hanno invece dimostrato una netta prevalenza di episodi di stalking nella popolazione generale. Secondo la maggior parte delle ricerche riguardanti la popolazione generale adulta effettuate nei paesi di lingua anglosassone (Stati Uniti, Australia, Regno Unito), il fenomeno è abbastanza comune e colpisce prevalentemente le donne (dall’1 al 4% della popolazione femminile adulta negli ultimi 12 mesi, dall’8 al 17% nell’arco della vita) e in misura minore gli uomini (dallo 0,4 al 2% della popolazione maschile negli ultimi 12 mesi, dal 2 al 7% nell’arco della vita). In Italia, gli unici dati ufficiali ad oggi disponibili emergono dall’“Indagine Multiscopo sulla sicurezza delle donne” condotta dall’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT, 2007), indagine che ha misurato la violenza (fisica, sessuale e psicologica) e i maltrattamenti contro le donne, dentro e fuori la famiglia. Il campione dell’indagine era costituito da 25 mila donne di età compresa tra i 16 e i 70 anni, intervistate telefonicamente tra il gennaio e l’ottobre 2006. Le violenze rilevate nell’ambito di comportamenti di stalking si riferiscono a episodi messi in atto da ex partner al momento della separazione, che avrebbero coinvolto 2 milioni e 77 mila donne, pari al 18,8% del totale. E in particolare, è emerso come il 48,8% delle donne vittime di violenza fisica o sessuale ad opera di un ex partner abbia subito anche comportamenti persecutori. Per quanto riguarda la dinamica delle singole condotte costitutive di una campagna di stalking, essa si presenta multiforme e complessa, così come le relazioni che si instaurano tra le persone, e chiama in causa il genere, le professioni ed i ruoli sociali, le difficoltà relazionali ed il significato delle comunicazioni, che non sono percepite in maniera univoca. Ciò risulta particolarmente evidente specie se si considera che lo stalking può essere integrato da un insieme di azioni moleste ed intrinsecamente illecite, ma anche da condotte per se stesse neutre, se non addirittura gradevoli, che però diventano “moleste” per la mancata accettazione da parte del destinatario. In letteratura, tuttavia, è stata elaborata una classificazione delle condotte in oggetto che, pur presentandosi più frequentemente con modalità mista, sono state suddivise in tre categorie: comunicazioni indesiderate (telefonate, lettere, email, fax, sms ecc.), contatti indesiderati (pedinamenti, appostamenti, approcci diretti ecc.), comportamenti associati (ordini o cancellazioni di beni e servizi a nome della vittima, regali non graditi, minacce, violenze ecc.). Gli autori (stalker) sono con maggior frequenza ex partner rifiutati che non accettano la fine di una relazione intima e cercano di ristabilire un rapporto, mentre risultano assai meno numerosi i casi di competenza psichiatrica e quelli che riguardano fan di celebrità o sconosciuti. In proposito, alcuni autori hanno classificato i molestatori in diverse tipologie sulla base delle motivazioni all’avvio delle condotte moleste, del tipo di relazione precedente con la vittima, della presenza di disturbi psichiatrici ed eventualmente del tipo di violenza. Le tipologie individuate sono quelle del rifiutato (ex partner), del rancoroso (cliente insoddisfatto di un qualche fornitore di servizi), del molestatore in cerca di intimità (soggetto con un elevato grado di isolamento sociale e scarse competenze relazionali), del corteggiatore inadeguato (incompetenza circa le regole sociali del corteggiamento), del predatore (il più pericoloso, per i maggiori rischi di natura sessuale e/o omicidiaria per la vittima). Per quanto riguarda le popolazioni a rischio, le vittime sono prevalentemente soggetti di sesso femminile, di età compresa tra i 19 e i 39 anni, molestate da ex partner. Tra le classificazioni proposte per le vittime, si segnala quella che le distingue in due categorie, vittime primarie e vittime secondarie, in relazione a tre diversi aspetti: il tipo di molestatore, il contesto ambientale, la relazione intercorrente tra stalker e vittima. Il fenomeno, anche quando le molestie non sono accompagnate da minacce o da violenza, può comportare severe conseguenze per la vittima, di varia natura e certamente meritevoli di molta attenzione: dalle rilevanti modificazioni dello stile di vita alle pesanti ripercussioni sul piano psicologico. La succinta descrizione del fenomeno, dei suoi autori e delle vittime sinora riportata, mette in luce solo gli aspetti più generali dello stalking, che si qualifica oggi come settore di studio e di intervento interdisciplinare e che, in quanto tale, necessita di molteplici competenze, oscillanti dall’area più strettamente clinica a quella sociologica e giuridica. Ed è proprio da tali ambiti di studio che sono scaturiti diversi spunti di approfondimento del fenomeno, che danno luogo a nuove prospettive di ricerca, nelle quali si riflette la complessità del tema. Così, se da un lato l’attività di studio e di ricerca degli ultimi anni contribuisce ad attestare il progressivo aumento dell’interesse scientifico per il tema delle molestie assillanti, dall’altro sembra che per l’Italia il momento storico attuale rappresenti una fase per così dire “cruciale”, che ha condotto ad un mutamento a livello normativo da tempo auspicato. L’attenzione per il fenomeno emerge, infatti, oltre che dalla pubblicazione dell’indagine ISTAT che, per la prima volta, fornisce alcuni dati ufficiali sullo stalking, anche dalla recente attività istituzionale che ha portato alla previsione di una fattispecie ad hoc all’interno del Decreto Legge recante misure urgenti in materia di sicurezza pubblica, di contrasto alla violenza sessuale e in tema di atti persecutori (Decreto Legge 23 Febbraio 2009, n.11)

Laura De Fazio
Professore associato di Criminologia, Università di Modena e Reggio Emilia

Massimiliano Fanni Canelles

Viceprimario al reparto di Accettazione ed Emergenza dell'Ospedale ¨Franz Tappeiner¨di Merano nella Südtiroler Sanitätsbetrieb – Azienda sanitaria dell'Alto Adige – da giugno 2019. Attualmente in prima linea nella gestione clinica e nell'organizzazione per l'emergenza Coronavirus. In particolare responsabile del reparto di infettivi e semi – intensiva del Pronto Soccorso dell'ospedale di Merano. 

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