Immedesimarsi con chi ha subito

Luca Barbarossa

Per combattere questo fenomeno bisogna trasmettere alle donne coraggio e fiducia nelle istituzioni, in modo che non abbiano paura di sporgere denuncia.

Nel 1988 partecipai al Festival di Sanremo presentando la canzone “L’amore rubato”, ispirata al monologo di Franca Rame sulla violenza sessuale da lei stessa subita. Nell’opera della Rame c’era una scena molto forte, in cui l’autrice riportava le frasi dei violentatori. La durezza di questo testo mi colpì a tal punto che anch’io, nella mia canzone, immaginai le parole di un uomo mentre violenta una ragazza, “adesso muoviti fammi godere, se non ti piace puoi anche gridare, tanto nessuno potrà sentire, tanto nessuno ti potrà salvare”… È una canzone indubbiamente molto dura, come molto dura è la realtà dello stupro. La violenza sessuale è qualcosa che mortifica la donna che la riceve ed in generale tutte le donne: è un insulto al genere femminile, ruba l’anima di una donna. La mia canzone, in particolare, raccontava la storia di una ragazza che non aveva avuto nemmeno la sua prima volta, e la immaginava come un atto strettamente legato al grande amore. Questa ragazza, quindi, viene violentata due volte, perché vengono violentati anche i suoi sogni, e si chiede se potrà mai tornare ad essere quella che era: un’esperienza come lo stupro, infatti, modifica profondamente la psiche di una persona. Come feci a scrivere questa canzone, ad immedesimarmi in chi subisce violenza? Spesso gli autori si confrontano con esperienze che non hanno vissuto in prima persona: anche le canzoni, come i romanzi ed i film, hanno i loro personaggi, non necessariamente autobiografici. In particolare, inizio la canzone parlando in terza persona e successivamente riporto sia le parole della ragazza che quelle del violentatore, in modo un po’ cinematografico: ho sempre cercato di lavorare anche per immagini, per rendere il testo più realistico. La canzone fu accolta con molto calore: la cosa che mi gratificò di più fu il telegramma che mi inviarono, durante la serata finale in diretta televisiva, Dario Fo e Franca Rame. Volevano complimentarsi con me per aver portato al Festival una canzone con un tema così difficile. Non dimentichiamo che il Festival era il tempio della canzone leggera, spensierata… io stesso mi domandavo se avessi fatto bene a portare proprio lì questo argomento, se non avessi potuto essere considerato una specie di “guastafeste” di una kermesse televisiva che si basava su altre aspettative. Ed invece le reazioni furono assolutamente positive: il pubblico, in particolare, non solo mi mandò al terzo posto della classifica del Festival ma mi diede addirittura il primo posto della classifica degli album e dei singoli venduti. Il fatto, poi, che due personaggi del mondo della cultura così importanti come Fo e la Rame mi avessero ringraziato a nome di “almeno un milione di donne”, fu per me un messaggio di grande conforto. In queste settimane sono impegnato in uno spettacolo teatrale che sto portando avanti con l’attore Neri Marcoré, dal titolo “Attenti a quei due”: appena finisco di cantare “L’amore rubato” Neri legge dei dati molto inquietanti sulla violenza sessuale nel nostro Paese. Una percentuale altissima di violenze, il 70%, avviene tra le mura domestiche, da parte del partner: questo è un dato importante da conoscere. Sono tantissime le donne che hanno subito molestie sessuali a casa, o comunque da persone molto vicine: l’autista del pullmino della scuola, l’istruttore di nuoto, fino ad arrivare ai casi di violenza perpetrata dagli stessi familiari, come lo zio o il padre… Ci sono alcuni partiti politici che, a mio avviso, fanno leva sulle paure, giustificate, che tutti noi abbiamo e quindi danno molto risalto ad alcuni episodi – gravissimi – di violenza sessuale che avvengono sulla strada. Mentre noi nello spettacolo ricordiamo, innanzitutto, che la percentuale di persone che commettono reati è assolutamente identica tra gli italiani e gli stranieri: sia tra gli italiani che tra gli stranieri, la percentuale di persone che violano in qualche modo la legge è circa del 2%. Se prendiamo in considerazione solo i reati legati alla violenza sessuale, invece, gli italiani superano di gran lunga gli stranieri. Ci sono, ad esempio, molti casi di violenza da parte del datore di lavoro ai danni delle dipendenti, in particolar modo di quelle dei Paesi dell’Est. Di questo si sa poco, perché molto spesso la lavoratrice non denuncia il fatto avendo paura di perdere il posto. I mezzi d’informazione, purtroppo, si preoccupano di farci sapere solo degli episodi di violenza stradale che, nonostante la gravità, costituiscono una realtà percentualmente marginale rispetto ai numeri del fenomeno generale. Per combattere questo fenomeno, secondo me, bisognerebbe trasmettere alle donne coraggio e fiducia nelle istituzioni, in modo che non abbiano paura di sporgere denuncia. Questo lo si fa parlando con le ragazze e andando a scovare le realtà difficili, dove certe cose vengono taciute… insomma, bisogna far sentire alle donne che c’è uno Stato amico e non maschilista, nelle forze dell’ordine, nella magistratura, nella politica e nelle istituzioni in generale. Tutto ciò dovrebbe andare di pari passo con una cultura rivolta ai maschi un po’ diversa da quella attuale. Il messaggio, ad esempio, che viene proposto quando accendiamo la televisione è quello che la donna è solo un oggetto del desiderio. Non si vedono altro che uomini in giacca e cravatta accanto a donne in costume da bagno, anche nei programmi invernali! Mi sembra che ci sia una notevole disparità di trattamento dal punto di vista comunicativo. Per questo problema non vedo, insomma, una soluzione “da bacchetta magica”, come ad esempio la castrazione chimica: la medicina contro lo stupro non c’è. Si dovrebbe, però, trovare un modo di occuparsi delle donne che sia più rispettoso, che segni un cambiamento di tipo culturale.

Luca Barbarossa
Cantautore

Massimiliano Fanni Canelles

Viceprimario al reparto di Accettazione ed Emergenza dell'Ospedale ¨Franz Tappeiner¨di Merano nella Südtiroler Sanitätsbetrieb – Azienda sanitaria dell'Alto Adige – da giugno 2019. Attualmente in prima linea nella gestione clinica e nell'organizzazione per l'emergenza Coronavirus. In particolare responsabile del reparto di infettivi e semi – intensiva del Pronto Soccorso dell'ospedale di Merano. 

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