Come cambia, o meno, la scuola italiana

Massimiliano Fedriga

Negli scorsi giorni ho avuto modo d’incontrare alcuni ragazzi in rappresentanza delle scuole di Trieste. In quell’occasione ho constatato la serietà e la buona fede di questi studenti che sono stati disponibili ad un confronto.

Per entrare nel concreto, voglio precisare che, a mio giudizio, il decreto è un provvedimento importante dal punto di vista sociale e pedagogico. Infatti si reintroduce lo studio dell’educazione civica nelle scuole, che è la base per formare cittadini consapevoli e rispettosi delle regole; si ritorna al voto espresso in numeri e non più in giudizi, che restituirà chiarezza sul rendimento scolastico a studenti e famiglie; viene reintrodotto il voto in condotta, perché si riaffermi una cultura dei diritti, ma anche dei doveri, perché i nostri giovani capiscano fin dalla scuola che esistono delle regole che devono essere rispettate. Non solo, su proposta della Lega viene contenuto il costo dei libri di testo, spesa che incide pesantemente sulle famiglie.

La contestazione avvenuta per quanto riguarda il “maestro unico” merita un approfondimento, in quanto le informazioni giunte all’opinione pubblica sono imprecise. Grazie alle posizioni della Lega Nord, ci sono state garanzie sul mantenimento del tempo pieno, che, come è noto, è più utilizzato al Nord, dove entrambi i genitori lavorano. Il governo ha assicurato che il tempo unico non si tocca e che, anzi, eliminando la compresenza degli insegnanti, verrà implementato di oltre il 50 per cento, senza oneri a carico degli Enti Locali. Le famiglie potranno scegliere tra le 24, le 27, le 30 e le 40 ore. Inoltre, sarebbe meglio parlare di “maestro prevalente”, in quanto restano gli insegnanti di inglese, musica e religione.

Se è vero, come dice la sinistra, che con la scuola a moduli la nostra elementare è all’8° posto nelle graduatorie europee, è pur vero che quando vi era il maestro unico eravamo al 2° posto dopo la Finlandia. Vorrei inoltre far presente che, grazie ad una battaglia della Lega Nord, nel maxiemendamento al decreto Gelmini le graduatorie per le scuole elementari sono tornate su base provinciale e non nazionale, come inizialmente previsto dal governo. Questo significa che i giovani insegnanti iscritti non saranno superati da docenti provenienti da altre regioni. Per quanto riguarda i tagli, invece, la manovra finanziaria prevede una riduzione di 87 mila insegnanti e 44 mila posti di personale Ata (amministrativo, tecnico, ausiliario) in tre anni. Tale decisione è dovuta ad un’anomalia della scuola italiana, divenuta ormai ammortizzatore sociale, a discapito del merito e della qualità.

Basti pensare che i nostri insegnanti sono 200 mila più che in Germania, paese con una popolazione di 20 milioni di persone superiore alla nostra. Anche il precedente Governo Prodi aveva capito il pericolo che stava correndo il sistema istruzione nel nostro Paese, tanto è vero che i tagli sono iniziati proprio con la maggioranza di centrosinistra che aveva disposto un taglio di 47 mila posti e ridotto la spesa di funzionamento della scuola di ben 500 milioni di euro. Il 30 per cento dei risparmi – è la linea dell’attuale Governo – verrà destinato ad aumentare gli stipendi degli insegnati meritevoli. Una decisione importante, in quanto professori e maestri italiani sono i meno pagati d’Europa. In sintesi, per evitare possibili strumentalizzazioni, vorrei rimarcare i seguenti concetti: con il maestro unico non si perde in qualità (il sistema vige nella maggior parte dei paesi europei con ottimi risultati. Tant’è vero che l’Italia con il sistema a moduli è scivolata, secondo dati Ocse, dal secondo all’ottavo posto nella graduatoria del continente).

Non verrà cancellato il tempo pieno (anzi, verranno notevolmente incrementate nel numero le cassi che potranno richiedere il tempo pieno). Non verranno tagliati gli insegnanti di sostegno (non se ne parla da nessuna parte, nemmeno nel Piano programmatico). Non verranno chiuse le scuole di montagna (grazie a precise garanzie volute dalla Lega Nord). Per finire, vorrei invece andare brevemente a trattare dei futuri obiettivi che il Carroccio si propone. Primo tra tutti il reclutamento regionale degli insegnanti. Troppo spesso accade che docenti e dirigenti di altre realtà accettino incarichi per poi chiedere il trasferimento dopo pochissimo tempo, causando preoccupanti carenze di organico e, quindi, di offerta didattica. Inoltre, gli insegnanti che risiedono in Regione sono senza dubbio più preparati sulla storia locale, sull’identità e sulle specificità del territorio.

In secondo luogo, la forte presenza di bambini stranieri che non conoscono la nostra lingua rallenta inevitabilmente il normale processo d’apprendimento all’interno della classe. Per ovviare a questo problema e garantire anche ai bambini stranieri una dignitosa istruzione in grado di metterli allo stesso livello di coloro i quali già conoscono la lingua, la Lega Nord propone l’istituzioni delle “classi d’inserimento temporaneo” che potranno dare le basi per imparare la lingua nel tempo più rapido possibile, ottenendo così un doppio risultato: garantire ai nostri bambini una buona istruzione e ai bambini stranieri la dignità di non “rimanere indietro”.

Massimiliano Fedriga
Deputato parlamento Italiano

 

Massimiliano Fanni Canelles

Viceprimario al reparto di Accettazione ed Emergenza dell'Ospedale ¨Franz Tappeiner¨di Merano nella Südtiroler Sanitätsbetrieb – Azienda sanitaria dell'Alto Adige – da giugno 2019. Attualmente in prima linea nella gestione clinica e nell'organizzazione per l'emergenza Coronavirus. In particolare responsabile del reparto di infettivi e semi – intensiva del Pronto Soccorso dell'ospedale di Merano. 

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