L’Italia in Crisi fra Libertà e Responsabilità

Siamo arrivati a questo punto per responsabilità dell’intera classe dirigente, capace solo di assecondare la demagogia con la quale si è drogato il dibattito pubblico e ingannati i cittadini. Dalla metà del 2012 ripeto che il tempo comprato dalla Banca centrale europea sarebbe finito e che sprecarlo era un delitto. Siamo rimasti pochi e isolatissimi, ad avvertire.

Qui siamo arrivati perché da destra e da sinistra, da Berlusconi a Renzi, non hanno saputo far altro che reclamare più spesa pubblica, più deficit e più debito, per un Paese malato di troppa spesa pubblica, troppo deficit e un debito pazzesco. Pentastellati e leghisti non erano e non sono il cambiamento, ma la continuità. Peccato che faccia a cazzotti con le regole dell’economia e con il buon senso.

Ora dicono ai cittadini che essi devono reclamare la loro sovranità. Se votano compatti contro la forza di gravità pensano di potere volare o avvertono che lanciandosi dalla finestra ci si schianta? La sovranità si esercita con scelte razionali fra alternative praticabili, il resto è demagogia da politicastri irresponsabili e incapaci.

Dicono: non abbiamo mai detto che si voleva uscire dall’euro. Imbroglioni: se rinneghi anche il niente che è stato fin qui fatto, se traduci l’orrida e miserevole gnagnera dell’elasticità renziana in affermazione perentoria che farai debito ulteriore e ne farai moltissimo, quali credi che siano le conseguenze? Chi se ne frega, rispondono, perché il popolo sovrano decide e può anche rinnegare quel debito, o svalutarlo tornando a battere la moneta dei poveri. Sicuro. Peccato che 120 miliardi e 500 milioni siano in tasca ai privati italiani. Il 68% è dentro i confini nazionali. E anche a voler far finta di non sapere che non pagare i debiti contratti con altri è una dichiarazione di guerra finanziaria, che verrà ripagata con speculazione e fuga di capitali, resta il fatto che con un approccio di tal genere falliscono le banche, dove si trovano i soldi degli italiani che li hanno guadagnati lavorando.

Non solo: i soldi si muovono. Anche quelli delle famiglie. I poveri saranno fottuti, perché inerti. Chi ha disponibilità e competenze può, del tutto legalmente, esportare capitali e attendere lo sfascio, così divenendo più ricco che 20-30%. In poco tempo del 40. Ciò genera debiti delle banche da cui i soldi scappano verso le altre banche, europee e mondiali, dove approdano. E quei debiti non li svaluti. Per non fa chiudere le banche dovrai nazionalizzarle, mettendo le perdite in conto al contribuente, che sarà più tassato, più povero e più indebitato. Quel che scrivi nel programma è ininfluente e ridicolo, perché basta leggere quel che vuoi fare per dedurne cosa succederà.

La colpa, ripeto, è di una classe dirigente che ora applaude con calore il governatore Visco, ma non s’è spesa in influenza e non ha speso un euro per sostenere idee diverse e responsabili. La miserrima politica che ci troviamo ad avere è figlia della miserabilità di quella classe dirigente. Come anche della disposizione popolare a credere a cartomanti, imbroglioni, incompetenti, irresponsabili.

Ecco, se volete prendetevela con qualche nemico esterno, tanto è sempre questa la tattica dei cialtroni. Ma non servirà a nulla, se non ad animare qualche dibattito fra demagoghi.

La via d’uscita c’è, eccome. Ma comporta, da parte di tutti, dei cittadini per primi, del ritorno alla ragionevolezza e alla responsabilità. Senza cui neanche esiste la libertà.

 

Davide Giacalone

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