Migranti, la verità sulle Ong sotto accusa

Sono moltissimi le donne, i bambini e gli uomini che dal continente africano partono, affrontando il “viaggio della speranza” attraverso il Mar Mediterraneo, per scappare da sofferenza, persecuzioni e violazioni di diritti umani. Da anni in Italia le organizzazioni non governative operano in collegamento con il Centro di coordinamento per il soccorso marittimo della Guardia costiera affrontando in prima linea l’emergenza, ma nelle ultime settimane queste organizzazioni umanitarie sono state al centro di mille polemiche. Colpite da accuse gravissime che hanno messo in discussione il loro operato, la “questione delle ong” è ormai al centro della scena politica italiana ed europea.

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I primi sospetti sulle ong

Nel dicembre del 2016 il Financial Times era venuto in possesso di un rapporto riservato di Frontex, l’agenzia che controlla le frontiere esterne dell’Unione, diventata, proprio dal 2016, Guardia costiera europea, dove si denunciavano  presunti legami tra alcune ong e i trafficanti di esseri umani. I sospetti di Frontex, alimentati anche da alcune dichiarazioni del direttore di Frontex Fabrice Leggeri, sono state colte dal procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, il quale ha dato via ad un’indagine conoscitiva in merito all’operato di queste ong. La Repubblica, in un articolo del 17 febbraio, ha pubblicato la notizia sottolineando il fatto che sotto accusa, secondo Zuccaro, non ci sarebbero le ong di fama internazionale, ma solo quelle fondate negli ultimi anni. Tra queste Proactiva open arms, Sos Méditerranée, Moas, Jugend Rettet, Sea watch, Sea eye e Lifeboat.

Quali sono le accuse?

Come evidenzia la visione di Annalisa Camilli su  Internazionale, si può intendere che i sospetti avanzati dal Procuratore di Catania, da vari politici e dal rapporto di Frontex contro le navi delle ong sono fondamentalmente quattro. In primo luogo, le ong si finanzierebbero in maniera oscura e quindi si pensa potrebbero essere in collegamento con i trafficanti di esseri umani. Inoltre non collaborano con le autorità competenti. In secondo luogo, l’accusa è che le ong portino i migranti in Italia perché vogliono alimentare il “business dell’accoglienza”. Il terzo “capo di imputazione” sottolinea il fatto che si spingano con le navi umanitarie troppo vicino alle coste libiche, rappresentando un fattore di attrazione per i migranti. Infine, viene contestato alle ong il fatto che le missioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo abbiano determinato un aumento delle morti e dei naufragi.

Il ruolo delle ong nel Mediterraneo

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Di fronte al ritiro delle istituzioni, a politiche migratorie fallimentari e alle scelte dell’Unione europea e degli Stati membri, alcune ong italiane ed europee si sono sentite in dovere di intervenire avviando nel Mediterraneo centrale attività di ricerca e soccorso per affrontare l’emergenza connessa all’arrivo di centinaia di migranti ogni giorno, con l’unico scopo di salvare più vite possibili. Zuccaro, principale accusatore dell’operato delle ong, ha affermato di non avere prove che possano essere utilizzabili in un procedimento giudiziario, ma di essere a conoscenza di documenti ufficiali che provino il suo sospetto.

Giacomo Stucchi, senatore della Lega Nord e presidente del COPASIR, il comitato parlamentare per il controllo dei servizi segreti, ha però diffuso una nota in cui smentisce l’esistenza di un qualsiasi dossier sul caso. Successivamente anche Frontex ha affermato di non aver mai accusato le ong, criticando invece le conseguenze non intenzionali del loro operato e la mancata collaborazione con le forze europee, accuse cui molte organizzazioni hanno risposto duramente. Medici senza Frontiere, per esempio, ha affermato che la propria missione è il salvataggio di vite umane e non l’investigazione su reti di trafficanti. Riccardo Gatti, coordinatore delle ong spagnola Open Arms, ha dichiarato di fronte alla Commissione Difesa del Senato: “Ci hanno accusato di favorire il business dell’accoglienza e di farlo per un’ideologia politica. Ma la verità è che se non ci fossero dei morti in mare noi non saremmo lì”. Togliere le imbarcazioni delle organizzazioni umanitarie significherebbe, secondo quanto illustrato da Emilio Drudi su ADIF, un aumento delle sofferenze e delle vittime, nonché l’eliminazione di testimoni scomodi di quanto si sta verificando in mare rispetto alle violenze di cui è responsabile la Guardia Costiera libica. Per l’Oim, l’Organizzazione internazionale delle migrazioni, il lavoro delle ong è fondamentale.

Perché gli sbarchi dei migranti avvengono in Italia?

Per le autorità italiane, l’intervento in questa situazione di emergenza non è una scelta ma un obbligo dettato da leggi internazionali. Nei soccorsi in mare, infatti, viene applicata la Convenzione di Amburgo del 1979. Secondo questo documento, è lo Stato più vicino all’emergenza che deve intervenire e, in questo caso il dovere spetta all’Italia, essendo ormai l’unico “gigante buono” in grado di farlo. La Libia, infatti, non possiede una vera e propria guardia costiera e spesso è lei stessa che si rifiuta di intervenire essendo in pratica uno Stato che non esiste. Inoltre, giuristi come Fulvio Vassallo Paleologo e Dario Belluccio hanno spiegato che, sempre per la Convenzione, lo sbarco di migranti deve avvenire in un “porto sicuro” anche dal punto di vista dei diritti garantiti alle persone soccorse. La Tunisia non può essere considerata in grado di garantire tale sicurezza. Le autorità maltesi, invece, continuano a negare l’attracco nei porti dell’isola dirottando in Italia le navi cariche di migranti e limitando al massimo i propri interventi di soccorso.

Le ong sono un fattore di attrazione per i migranti?

La maggior parte degli interventi privati delle ong avviene a ridosso nelle acque territoriali libiche. Questo accade perché le ong agiscono nella zona di mare dalla quale partono più richieste di soccorso. Succede anche che le navi delle organizzazioni umanitarie entrino nel mare libico, ma la Guardia Costiera italiana ha dichiarato che qualunque intervento in tal senso è stato limitato e sempre autorizzato.

Secondo Frontex, la presenza delle navi umanitarie a ridosso delle coste libiche costituisce un fattore di attrazione per i migranti e per i trafficanti che approfittano della vicinanza delle ong per abbandonare i gommoni appena dentro le acque internazionali. Il contrammiraglio Nicola Carlone, capo del terzo reparto Piani e operazioni del Comando generale della Guardia costiera italiana, invece, afferma che le navi delle organizzazioni “hanno alleggerito” gli oneri a carico della flotta commerciale italiana e che non esistono dati che dimostrino la correlazione tra persone in fuga dal continente africano e la presenza delle navi umanitarie in quella zona di mare.

Ciò che invece è evidente è che qualcosa è cambiato nel business dei trafficanti e nell’area di ricerca, come anche spiega Izabella Cooper, portavoce di Frontex. Se prima, infatti, i barconi di migranti si spingevano fino quasi raggiungere Lampedusa, oggi, invece, la ricerca e il salvataggio avvengono a ridosso delle acque territoriali libiche. I trafficanti approfittano dell’obbligo internazionale per chi naviga di salvare le vite in mare e per questo i viaggi nella tratta Libia-Italia sono diventati ancora più pericolosi. Non solo il numero di migranti in ogni barcone è aumentato, ma viaggiano senza acqua, con carburante limitato e a volte il motore viene tolto dalle bagnarole per poterlo utilizzare in successivi viaggi. I trafficanti lasciano così i gommoni pieni di gente alla deriva e in pericolo. Quando scatta l’emergenza è una corsa contro il tempo. Arrivare anche solo un’ora dopo può significare trovare solo pezzi di legno, giubbotti, vestiti galleggianti e cadaveri. Ed è quello che le ong, così facendo, cercano di evitare. Purtroppo, però, il numero di morti è aumentato: le varie operazioni messe in campo non hanno ancora il successo sperato. C’è da dire che l’operato delle ong non è e non può essere, infatti, la soluzione al problema.

In questi giorni il Consiglio Superiore della Magistratura si è espresso sulla questione affermando di sostenere, nella sua indagine, il Procuratore Zuccaro. Esisterebbero, infatti, prove e intercettazioni effettive che dimostrerebbero possibili contatti tra ong e trafficanti, ma impossibili da utilizzare in un procedimento giudiziario. Tuttavia, come lo stesso Zuccaro afferma, è necessario non generalizzare. Il procuratore, per esempio, ha elogiato l’operato di organizzazioni quali Save the Children e Medici senza Frontiere. Altrettanto fondamentale è catturare e condannare quelli che sull’immigrazione e sulla vita di chi non ha più speranza lucrano indagando sulle ong sospette per avere la certezza assoluta della trasparenza del loro operato. L’Unione Europea e le autorità competenti devono intervenire in questa situazione non solo controllando la presenza di eventuali crimini commessi ma anche organizzando in maniera più chiara e definita l’operato di quelle organizzazioni la cui presenza è indispensabile per affrontare questa emergenza umanitaria, un dramma che rende il nostro mare un vero e proprio cimitero sommerso.

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Serena Bolzonella

Mi chiamo Serena Bolzonella, sono nata il 02-06-1993 a Camposampiero. Ho frequentato il Liceo Scientifico ed ora, studio all'Università di Padova. Mi interesso prevalentemente di cinema, attualità e problemi sociali. Per me, il termine "diritti umani" indica un macro- contenitore, dove poter inserire tutti quei diritti riconosciuti e garantiti ad ogni essere umano. Non solo. A questi bisogna aggiungere quei diritti che sono sottovalutati e quelli che, invece, sono oggetto di violazione. Per me "i diritti umani" sono un monito che ci ricorda che dobbiamo continuare ad agire affinché questi diritti diventino, effettivamente, di tutti. 

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  4 comments for “Migranti, la verità sulle Ong sotto accusa

  1. Avatar
    Luciano Barchi
    4 Agosto 2017 at 18:37

    Pur rimanendo contrario al “pietoso buonismo” utilizzato a giustificazione dell’operato descritto nell’articolo, vorrei leggere vostri giudizi / approfondimenti sul perché la Tunisia e/o Egitto, non sono da considerarsi porti sicuri o perché Malta li rifiuta al 100% così come altri paesi EU una volta arrivati in Italia. Spiegate e non fermatevi a vendere la giustificazione della pietà di falsi soccorsi che si limitano al traghettamento.
    Il diritto internazionale di approdo da voi descritto vale solo nel contesto della migrazione biblica o anche se fosse un solo individuo ?
    Cordialmente
    Luciano Barchi

  2. Avatar
    Tito
    6 Agosto 2017 at 15:58

    L’articolo è ben scritto e le tesi proposte convincenti. Resta il fatto che dall’Africa ci sono centinaia di milioni di potenziali immigrandi, la maggior parte con motivazioni economiche, ma l’Europa, e tanto meno l’Italia, non hanno la potenzialità di accoglierli. Occorre veramente intervenire localmente(in Africa), creando strutture adeguate allo sviluppo, includendo scuole ed ospedali.

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