Guerra Civile in Yemen e la responsabilità italiana

image-24La guerra in Yemen origina da due fazioni che si dichiarano legittimate a governare, gli sciiti Houthi ed i gruppi sunniti salafiti di appoggio ad Hadi.  Il 21 settembre 2014, la fazione islamica sciita Ansarullah, meglio conosciuta come il movimento degli houthi, ha acquisito il controllo della capitale yemenita Sanaa, allontanando il governo di transizione sunnita retto dal presidente Abd Rabbo Mansur Hadi.  Gli scontri originati tra studenti salafiti e militanti del gruppo zaidita al-Houthi, nascondono anche qui il conflitto religioso fra sciiti e sunniti che sta monopolizzando gli equilibri geopolitici del Medio Oriente e che nello Yemen in particolare coinvolge le potenze arabe avversarie quali Iran ed Arabia Saudita.
Vedendo il pericolo di una influenza iraniana sciita proprio a ridosso della frontiera sunnita dell’Arabia Saudita Jet da guerra di Egitto, Marocco, Giordania, Sudan, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Qatar e Bahrain hanno preso parte a numerose operazioni sul territorio yemenita coordinate dalle forze saudite. Sono state organizzate numerosi missioni di addestramento ed equipaggiamento delle forze sunnite yemenite, ma secondo gli Houthi i salafiti addestrano anche aspiranti jihadisti. L’Iran dal suo canto ha proprio negli Houthi il suo principale strumento di influenza nello Yemen che ha il controllo dei territori proprio a ridosso dei confini dell’Arabia Saudita. Sfruttando la comune appartenenza allo sciismo l’obiettivo dell’Iran sarebbe quello di favorire la creazione di un movimento militare simile al libanese Hezbollah.
In quello che di fatto è una guerra civile in corso, secondo l’UNHCR dal settembre 2014 ad oggi sono morte circa 5.400 persone (tra cui 2600 civili), mentre il numero degli sfollati interni è salito a 2.3 milioni. Secondo il presidente dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, la coalizione sunnita a guida saudita ha causato il doppio delle vittime civili rispetto a tutte le altre forze messe insieme, quasi tutte in conseguenza degli attacchi aerei.
Ma non sono solo le ingerenze delle varie fazioni dell’Islam a martoriare la popolazione civile dello Yemen. Le multinazionali della guerra foraggiano di armamenti le varie fazioni in guerra. Ed anche l’Italia non è da meno. Stando all’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e le Politiche di Sicurezza e Difesa (OPAL), molte delle bombe lanciate dalla coalizione araba sullo Yemen potrebbero essere di fabbricazione italiana. Secondo Giorgio Beretta, analista dell’OPAL, lo scorso maggio l’Italia ha esportato verso l’Arabia Saudita “‘armi e munizioni’ per un valore di oltre 21 milioni di euro. Un’ipotesi, questa, già avanzata a giugno dall’inchiesta di Malachy Browne, giornalista irlandese di Reported.ly.
Non è un mistero che molte aziende occidentali produttrici di armi siano coinvolte nel mercato della guerra. Il ricavato maggiore delle aziende italiane di questo settore proviene dalla vendita di elicotteristica, elettronica per la difesa (avionica, radar, comunicazioni, apparati di guerra elettronica), cantieristica navale ed i sistemi d’arma (missili, artiglierie). Quello che dovremmo discutere è il concetto costituzionale in cui l’Italia ripudia la guerra e vieta anche solo il transito di armi destinate ad azioni di guerra. Ma soprattutto non dovrebbe essere accettabile armare paesi lontani dagli standard occidentali sui diritti umani e in alcuni casi nascondere la vendita di queste armi. In Arabia Saudita molte libertà fondamentali non sono permesse, Amnesty International e Human Rights Watch denunciano l’oppressione delle minoranze religiose e politiche, la tortura dei prigionieri, discriminazioni verso stranieri, donne e omosessuali. Ma a discapito di tutto questo il fatturato in armamenti italiani autorizzati verso l’Arabia Saudita dai 163 milioni del 2014 è salito nel 2015 a 257 milioni.
Purtroppo le negoziazioni di stato spesso superano il diritto della tutela dei singoli e l’anno scorso l’Arabia Saudita riuscì a convincere la maggioranza degli Stati del Consiglio Onu dei diritti umani a votare contro l’istituzione di una commissione internazionale sui crimini di guerra commessi in Yemen. Il 13 settembre si è aperta la 33esima sessione del Consiglio Onu dei diritti umani, le organizzazioni per i diritti umani chiedono nuove indagini sui crimini di guerra in Yemen provocati dalla coalizione a guida saudita. Questa sembra aver condotto innumerevoli attacchi contro centri abitati, moschee, mercati, scuole e ospedali utilizzando spesso armi proibite dal diritto internazionale, speriamo non italiane.

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