Siria, la tregua che non c’è

“Questa tregua è l’ultima possibilità di salvare la Siria”. Era stata l’esclamazione del segretario di Stato John Kerry alla definizione dell’accordo sul cessate il fuoco. Oggi sempre Kerry rincara la dose: “Senza un cessate il fuoco in Siria ci saranno più morti e più sofferenza, su scala ancora più grande. Chi pensa che il conflitto non possa peggiorare sbaglia di grosso”. Da  marzo 2011 ci sono stati numerosi tentativi per raggiungere una tregua: nel 2012 il piano di pace proposto dalla Lega araba e nel 2012, 2014 le conferenze di Ginevra. Nel 2016 qualcosa cambia negli scenari geopolitici e la Russia prende parte attiva nel conflitto in favore del governo di Bashar al-Assad.

Gli Stati Uniti da sempre hanno cercato il minimo coinvolgimento possibile ma le scorse settimane, insieme alla Russia, sono riusciti nell’intento di far accettare una tregua dalle truppe governative di Damasco e dai principali gruppi ribelli. Restano sempre fuori dagli accordi gli jihadisti dello Stato islamico (Is) e del Fronte fatah al Sham (l’ex Fronte al nusra) che controllano l’80 per cento dei territori siriani dove si continua sempre a sparare. Un cessate il fuoco quindi relativo. Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti riferisce infatti che l’Isis sta utilizzando munizioni con gas iprite. Sono risultati positivi i test effettuati nell’attacco dello scorso martedì contro la base irachena di Qayyara, a 60 chilometri a sud di Mosul. Oggi sempre il Segretario di Stato americano tenta un nuovo cessate il fuoco: “Per ridare credibilità a questo processo dobbiamo immediatamente tenere tutti gli aerei a terra nelle aree chiave”. Aggiungendo: “Gli Stati Uniti credono ancora che ci sia una via per uscire dalla carneficina siriana”.

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Dall’altro lato, quello non diplomatico, la situazione è molto diversa con gli Stati Uniti sempre più in difficoltà e la Russia sempre più aggressiva. Serghej Shoigu, il ministro della Difesa russo, ha comunicato che la portaerei “Ammiraglio Kuznetsov” si sta spostando nel Mediterraneo orientale, ampliando così la flotta del Cremlino nelle acque siriane. Il tentativo è di indebolire le opposizioni al Governo di Damasco rafforzando le forze sciite, Iran ed Hezbollah libanesi, alleati di Assad. Di nuovo si evidenzia come alla base del conflitto ci siano la contrapposizione politica sciita ( l’Iran degli Ayatollah, la Siria alawita, l’Iraq) sostenuti dalla Russia contro la  “mezzaluna sunnita” (Qatar, Turchia e Arabia Saudita) sostenuta da Stati Uniti e Israele.

Il presidente Bashar al Assad ha dichiarato di voler ora riprendere il controllo di tutti i territori controllati dai suoi avversari ed ha reso noto di aver abbattuto un caccia e un drone israeliani a sud-ovest di Qunaytra, confinante con le alture del Golan. A mettere il dubbio sui reali intenti di Israele e degli USA è anche il vescovo caldeo di Aleppo, monsignor Antoine Audo, che in un’intervista a Il Giornale afferma: “Questa guerra è organizzata per interessi economici e strategici ad alti livelli da Usa e Israele, secondo un accordo ben orchestrato. Ma sono loro dietro tutto: hanno i loro interessi, che difendono tramite intermediari come la Turchia, l’Arabia, il Qatar

Ma le strategie statunitensi potrebbero ricevere forti critiche anche internamente alla NATO. Il New York Times riferisce che gli Stati Uniti stanno valutando di armare direttamente le milizie curdo-siriane dello Ypg per combattere l’Isis. Un azione che porterebbe la Turchia ad avvicinarsi ulteriormente alla Russia. Questo ne aumenterebbe la forza di influenza balcanica permettendo di accerchiare virtualmente l’Europa. E da tempo invece che la NATO sta cercando il modo più efficace per scoraggiare Putin affinché non agisca sugli Stati baltici e dell’Europa orientale.

Difficile ricordare uno scenario di guerra talmente complicato ed incerto come quello siriano. Non sembra che i Governi a capo della comunità internazionale vogliano realmente la pace e rischi di un allargamento del conflitto sono sempre più consistenti. Forse gli interessi in gioco, le strategie geopolitiche, non sono comunicabili e comprensibili ai comuni mortali. Di certo però ora i morti sotto le bombe costruite e lanciate in Siria da tutto il resto del mondo sono le donne e i bambini. Ma questo sembra importare relativamente.

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