I cuccioli dell’ISIS. I nuovi bambini soldato

isis-video-mostra-5-bambini-che-uccidono-5-prigionieri_841917II video dura 9 minuti, i bambini gridano all’unisono – Allahu Akbar (Dio è grande) prima di sparare ai prigionieri. I loro nomi: Yousouf Al-Ozbaki, Abu Fuad Al-Kurdi, Abu Ishaq Al-Masri e Abu Abdalla Al-Britani, uno di loro il figlio di un jihadista britannico. E’ la prima esecuzione di massa, effettuata dai bambini, noti come i cuccioli dell’ISIS. Non sappiamo il numero esatto di bambini impiegati come soldati dallo Stato islamico. La rivista tedesca Der Spiegel, afferma che sono circa 1.500 ragazzi. Secondo Farah Dakhlallah, portavoce dell’UNICEF, il reclutamento di bambini è aumentato in tutto il Medio Oriente per essere usati sempre più negli scontri a fuoco e negli attacchi suicidi.

L’utilizzo dei bambini soldato e kamikaze è un fenomeno nato prevalentemente in Asia, nell’ambito di organizzazioni terroristiche locali legate a questioni politiche più che religiose. L’estremismo islamico ha copiato molto questi fenomeni, soprattutto dall’organizzazione parastatale dell’LTTE, Tigri per la liberazione della patria Tamil in Sri Lanka. Oggi minorenni imbracciano le armi e sparano in Birmania, Ciad, Repubblica democratica del Congo, Somalia,Sudan, Uganda e Yemen. In Sud America, a partire dagli anni novanta, i bambini sono stati impiegati in Colombia, Equador, El Slavador, Guatemala, Messico, Nicaragua, Paraguay e Perù.

Ma è la Jihad islamica che attualmente sta maggiormente strumentalizzando la vita di bambini innocenti. Questa tattica si è dimostrata efficace per organizzare attentati in luoghi affollati con bambini insospettabili che non vengono percepiti come una minaccia. In Africa occidentale è l’organismo Boko Haram – affiliato allo stato islamico – ad applicare questa strategia. In Afghanistan i talebani hanno a lungo utilizzato i bambini per i loro scopi omicidi. Anche in Iraq e Siria, nell’ultimo periodo, i miliziani islamici prelevano con forza i bambini dalle città per indottrinarli in scuole e campi di addestramento. “Gli adolescenti sono più facili da reclutare, soprattutto nei momenti di sofferenza o di disperazione dopo aver perso i genitori o i fratelli in guerra“, ha detto Hisham al-Hashim, un consulente del governo iracheno.

Da quanto emerge nel rapporto dalla commissione internazionale d’inchiesta dell’Onu guidata dal professore brasiliano Paulo Pinheiro, bambini anche di 10 anni sono stati reclutati e addestrati nei campi dello Stato Islamico a Raqqa ed in Iraq con l’obiettivo di trasformarli in miliziani o kamikaze. Degli 89 attacchi suicidi compiuti da minorenni, infatti, almeno una decina di questi avevano tra gli otto e i nove anni: i cuccioli dell’ISIS. Negli attacchi terroristici questi bambini vengono spediti nei mercati o in altri posti affollati e poi l’esplosivo viene azionato a distanza.

Secondo il rapporto dell’Onu, nella capitale dello Stato Islamico in Siria – Raqqa – ogni venerdì si svolgono regolarmente esecuzioni, amputazioni, crocifissioni e flagellazioni vere e finte con lo scopo di far assistere i bambini in modo che si abituino e considerino normale la violenza e la crudeltà. Inoltre, il Fronte Nusra e l’Isis, si legge dai documenti, hanno preso di mira bambini tramite programmi di istruzione, tra cui corsi d’addestramento militare. Ex combattenti adolescenti incoraggiano questi giovani a candidarsi per azioni militari a rischio ed attentati suicidi. Tra le organizzazioni jihadiste più attive in questi campo si segnala al-Qaeda nel Maghreb islamico, le cui basi si trovano in Algeria.

Coinvolgere in questa spirale di violenza i bambini e quindi distruggerne il loro futuro è il dramma nel dramma. La responsabilità di tutto questo però è anche di noi occidentali che non facciamo nulla per bloccare questo massacro di innocenti. Le motivazioni sono varie, quelle strategiche, geopolitiche ed energetiche ma non ci rendiamo conto che stiamo dando il tempo necessario a che si realizzino sempre più automi suicidi che in centinaia invaderanno la nostra Europa per seminare terrore per molti anni a venire, ben dopo la caduta dello stato islamico.

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