Le immagini di Omran e Aylan: l’eco di una tragedia senza soluzione

omran - barili bomba

L’immagine del piccolo Omran pietrificato nel sedile dell’ambulanza, estratto dalle macerie di un palazzo colpito dai «barili bomba», è l’ultima di una serie di immagini simbolo della drammaticità della guerra civile siriana. Lui è sopravvissuto ma suo fratello Alì, 10 anni, non ce l’ha fatta. 

Le immagini delle piccole vittime si succedono sempre più, ma sembra quasi che l’abitudine alla visione di una morte ingiusta ed orrida abbia reso il mondo occidentale e l’Europa insensibile alla violenza della guerra. A quella del piccolo Aylan, trovato morto sulla spiaggia, si sono succedute una dopo l’altra numerose immagini di sofferenza e di inaudita crudeltà, senza che nulla sia mai stato fatto per cambiare realmente le cose.

I barili bomba sono ordigni rudimentali, riempiti di macerie ed esplosivo e lanciati dagli elicotteri. Gli effetti sono devastanti e imprevedibili. Ne vengono lanciati due, a volte anche tre, a distanza di poche ore.La prima miete vittime, crea confusione e attira i soccorsi. La seconda colpisce chi è venuto ad aiutare, medici e infermiere compresi.
aylan

 

Ogni arma possibile è stata utilizzata in Siria, dal gas a napalm al fosforo bianco. Aleppo è diventata ormai la prima linea della guerra siriana. L’organizzazione Physicians for Human Rights ha conteggiato più di 260 attacchi agli ospedali della regione di Aleppo, il 95 per cento delle volte commessi dalle forze presidenziali di Bashar al-Assad. L’Osservatorio siriano per i diritti umani denuncia: in tre settimane uccisi oltre 300 civili. L’inviato speciale Onu: “Aleppo è simbolo dell’orrore di questa interminabile guerra. Prima era assolutamente meravigliosa, ricca di moschee e chiese di tutte le confessioni presenti nella regione”In questi giorni grazie all’asse russo-iraniano i Jet del regime, affiancati da quelli russi, hanno intensificato i bombardamenti sulla parte orientale della città per colpire le fila dei ribelli. Mosca accusa però il gruppo Jaysh al-Islam di aver sparato con i mortai sui centri abitati nella provincia di Damasco e respinge l’accusa di aver effettuato raid aerei su zone abitate da civili.
D’altro canto la Russia si dice pronta a sostenere la proposta dell’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria Staffan de Mistura per una tregua umanitaria di 48 ore nella città, in modo da rifornire la popolazione locale di cibo e medicine. Il portavoce del ministero della Difesa – Igor Konashenkov – annuncia che la Russia sarebbe pronta a fornire assistenza ai convogli umanitari delle Nazioni Unite in Siria, coordinandosi con il governo siriano.
Ma ormai queste tregue lasciano il tempo che trovano. Hanno il valore di una pausa perchè sono solo una pausa, nulla possono fare per ridurre la sofferenza della popolazione. Vali Nasr, rettore della Scuola di studi politici internazionali della Johns Hopkins University, è molto chiaro: “Ci sono persone che spingono per una soluzione, ma in realtà ci sono anche fonti di resistenza ad ogni coinvolgimento sia in Europa che negli Stati Uniti“.
In questa interminabile fase di stasi purtroppo ci abituiamo sempre più all’orrore. Ci rassegniamo e le immagini come quella di Omran o di Aylan servono a portarci agli occhi il costo umano di questa guerra. Un costo che rifiutiamo di ricordare perchè è difficile accettarlo e che i discorsi di geopolitica e i dibattiti sugli interessi nazionali non tengono in considerazione.
Dobbiamo però continuare a denunciare le continue violazioni dei diritti umani che giornalmente avvengono in Siria. Il silenzio contribuisce a uccidere. Servono gli appelli come quello drammatico di Federica Mogherini, “l’Ue condanna fortemente l’escalation della violenza ad Aleppo, in particolare tutti gli attacchi contro i civili e quelli eccessivi e sproporzionati da parte del regime siriano”. Servono le denunce delle organizzazioni non governative, servono le risoluzioni delle Nazioni Unite. Ad Aleppo c’è il rischio di una «catastrofe umanitaria senza precedenti», ha affermato il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon nel suo ultimo rapporto al Consiglio di Sicurezza. Andrea Iacomini, portavoce dell’Unicef per l’Italia, sottolinea che sono “130mila i bambini a rischio” nella regione di Aleppo.
Ma con tutte le decine e centinaia di foto di bambini massacrati che ci sono passati sotto gli occhi la soluzione alla crisi siriana non è all’orizzonte. In un’intervista rilasciata all’agenzia di stampa Anadolu, il turco Cavusoglu ha annunciato che la collaborazione tra Turchia e Russia si muove in ambito ”militare, di intelligence e diplomatico”. Come questo sia possibile è abbastanza imperscrutabile visto che la Turchia e la Russia sostengono due parti opposte nella crisi siriana, ovvero Ankara i ribelli e Mosca il regime di Bashar al-Assad.
Di certo, una volta che il sedicente “califfato” soccomberà sotto le bombe di tutti, la difficoltà sarà riconoscere i rapporti tra le forze che ne determineranno la scomparsa. E forse è proprio questo uno dei principali ostacoli ad una soluzione veloce della guerra in Siria.
Difficilmente troveremo però una soluzione duratura alla questione mediorientale. Se le condizioni socioeconomiche e politiche specifiche del mondo arabo non cambieranno, altri califfati e terroristi prenderanno il sopravvento. Sistemi politici autocratici, manipolazioni dei dettami religiosi, corruzione, conflitti settari interni hanno creato una classe di emarginati pronti a tutto finché non permetteremo loro di trovare la dignità di vivere.

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