Il paradosso dei rifiuti

Alfonso Pecoraro Scanio

Non si deve considerare la produzione di rifiuti come un fatto ineluttabile, irreversibile, o peggio, come un indice di progresso, ma bisogna arrivare a considerarla un elemento del sistema produttivo che sottrae irrimediabilmente risorse materiali ed energetiche, oltre, naturalmente, a creare un gravissimo problema ambientale. Un ciclo sostenibile è possibile, ma sono indispensabili riduzione, raccolta differenziata, riciclo e riutilizzo

Quello dei rifiuti è oggi un vero e proprio paradosso. Si tratta di un problema che si è ingigantito nella disattenzione generalizzata, attraverso i comportamenti e la scelta di soluzioni miopi e dannose per l’ambiente, mentre contemporaneamente scienza, tecnica, innovazione e buon senso proponevano soluzioni e capacità per risolverlo con efficacia. Basti pensare che in soli 20 anni la produzione di rifiuti è passata da 350 kg. l’anno pro capite degli anni ‘80 ai circa 550 kg. di oggi, con un totale che è impressionante e che supera i 32 milioni di tonnellate. Non si deve considerare la produzione di rifiuti come un fatto ineluttabile, irreversibile, o peggio come un indice di progresso. La natura si è, da sempre, dimostrata efficiente e da lei dobbiamo imparare. Occorre arrivare a considerare la produzione di rifiuti un elemento del sistema produttivo che sottrae irrimediabilmente risorse materiali ed energetiche, oltre, naturalmente, a creare un gravissimo problema ambientale.

Dobbiamo imparare a produrre tutti gli oggetti pensando anche al termine della loro vita utile e al ‘come’ potranno essere riutilizzati per crearne altri. La carta ha già in sé queste doti, e da molti anni, nel nostro Paese, non è più  considerata un rifiuto ma una risorsa. Sono passati dieci anni della promulgazione del decreto Ronchi che può essere considerato una vera rivoluzione nella filosofia della gestione dei rifiuti. Per la prima volta infatti è stata anteposta la riduzione della produzione dei rifiuti alle forme di gestione, e considerati  prioritari il riuso e il riciclaggio tra le forme di smaltimento, una impostazione che, tra le altre cose, era in perfetta sintonia con quanto poi deciso a livello europeo. è mia opinione che questa normativa abbia rappresentato una risorsa nel progresso civile dell’Italia, ma mi auguro che possa essere superata facendo progressivamente diminuire, fino alla sua scomparsa, la frazione non riciclabile che la legislazione ha destinato alla produzione di energia. Per un ulteriore passo in avanti bisogna puntare con forza sulla raccolta differenziata facendo crescere le percentuali in maniera significativa in particolare nel sud, incentivando e rafforzando tutti i meccanismi che possono favorire il raggiungimento di questo risultato. Per fornire un efficace strumento a tutte le istituzioni, insieme al Ministro per le Riforme e le Innovazioni nella Pubblica amministrazione Luigi Nicolais abbiamo presentato nello scorso aprile la relazione sul rapporto conclusivo della Commissione per le migliori tecnologie di gestione e smaltimento dei rifiuti -presieduta dal generale Jucci- che vuole essere una guida a quanto di meglio esiste a livello di tecnologie ed organizzazione.

La tematica dei rifiuti, però, non è affrontabile solo dal punto di vista tecnologico o normativo: occorre che i cittadini modifichino le loro abitudini ed imparino a ragionare in termini di comunità, prendendo coscienza dell’importanza delle azioni di ognuno per il raggiungimento di uno scopo condiviso. Un rifiuto non è altro che una risorsa messa nel posto sbagliato. Se si parte da questo punto di vista  si possono attivare una serie di azioni efficaci e mirate per restituire valore a questi materiali attraverso la raccolta differenziata ed il riciclo che sono le basi di un processo virtuoso. Ma bisogna anche ripensare al sistema dei consumi ed all’utilizzo degli imballaggi. è necessario controllare il flusso di materiali che attraversa il sistema economico portando con sé il bagaglio ecologico dell’inquinamento prodotto e dell’energia spesa per la loro produzione e per il loro smaltimento, modificando anche meccanismi produttivi ed abitudini consolidate nei consumatori. Un esempio classico è rappresentato dall’acqua. L’uomo sa da millenni che può viaggiare senza inquinare in condotte in pendenza, come testimoniano gli acquedotti romani che da turisti ammiriamo. Eppure, nel nostro Paese, oggi, l’acqua viaggia per migliaia e migliaia di chilometri sulle autostrade, consumando combustibili che producono gas serra, in bottiglie e bottigline di plastica che dopo essere state consumate diventeranno istantaneamente uno scarto dannoso per l’ambiente. è possibile scegliendo una strada di razionalità ridurre drasticamente la produzione di rifiuti, liberando gli enormi capitali impegnati oggi nello smaltimento, cioè nella distruzione di materiali ritenuti inutili, per investirli in nuovi utilizzi intelligenti dei materiali e dell’energia. Anziché sprecare risorse ed intelligenze per riparare ai danni alla salute e all’ambiente, correggendo gli errori e prevenendo i problemi legati alla gestione dei rifiuti, si potrà investire di più nel miglioramento della qualità della vita e quindi del benessere reale dei cittadini.

Alfonso Pecoraro Scanio
ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare

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