Cervelli anziani

Per decenni le neuroscienze hanno considerato il declino cognitivo come una conseguenza quasi inevitabile dell’invecchiamento. Negli ultimi anni però numerose ricerche stanno modificando questa visione, mostrando che il cervello umano possiede capacità di adattamento e rigenerazione molto più estese di quanto si pensasse.

Una delle ricerche più interessanti riguarda i cosiddetti “SuperAgers”, persone oltre gli 80 anni che mantengono prestazioni cognitive comparabili a quelle di individui molto più giovani. Lo studio è stato pubblicato nel febbraio 2026 sulla rivista scientifica Nature da ricercatori della Northwestern University Feinberg School of Medicine e della University of Illinois Chicago.

Il gruppo di ricerca ha cercato di comprendere quali meccanismi biologici distinguano questi anziani eccezionali dalla popolazione generale. Per farlo sono stati analizzati oltre 356.000 campioni cerebrali post-mortem, concentrandosi in particolare sull’ippocampo, una struttura fondamentale per memoria, apprendimento e orientamento spaziale. I risultati hanno mostrato che i “SuperAgers” possiedono, sorprendentemente, elevati livelli di neurogenesi, il processo con cui il cervello produce nuovi neuroni, un fenomeno che fino a pochi anni fa si riteneva limitato esclusivamente all’infanzia e all’adolescenza. I ricercatori hanno osservato una maggiore presenza di cellule staminali neurali nella regione studiata, associate a una più elevata plasticità sinaptica e a una migliore conservazione delle reti neuronali. I dati ottenuti nello studio rappresentano una delle prove biologiche più importanti emerse finora sul fatto che il cervello anziano possa mantenere significative capacità di adattamento e rigenerazione.

Questi risultati si collegano a un’altra importante ricerca pubblicata sei mesi fa (dicembre 2025) sulla rivista Intelligence dagli scienziati della University of Western Australia (UWA). Lo studio ha cercato di capire quale sia il momento della vita in cui l’essere umano raggiunge il massimo della propria funzionalità cognitiva e psicologica. I ricercatori hanno evidenziato un quadro molto diverso rispetto alle convinzioni tradizionali. Se la velocità con cui il cervello elabora le informazioni tende effettivamente a diminuire dopo i 25-30 anni, molte altre capacità migliorano nei decenni successivi. L’intelligenza emotiva, la gestione delle relazioni sociali, la capacità di prendere decisioni ponderate e il controllo emotivo raggiungerebbero infatti il loro massimo tra i 55 e i 60 anni. Ma non solo, alcuni aspetti della stabilità cognitiva ed emotiva sembrano addirittura continuare a maturare oltre i 70 anni. Secondo gli autori dello studio, il cervello giovane non sarebbe quindi “meno efficiente”, ma semplicemente diverso. Con l’età il cervello perderebbe una parte della rapidità tipica della giovinezza, compensandola però con esperienza, intuizione, conoscenze accumulate e maggiore capacità strategica. È un po’ quello che accade a un grande maestro di scacchi che, grazie all’esperienza accumulata negli anni, acquisisce una comprensione profonda delle dinamiche del gioco.

Queste ricerche assumono particolare importanza anche alla luce del progressivo invecchiamento della popolazione nei paesi industrializzati. Con l’avanzare dell’età aumentano i rischi di incorrere nella demenza senile, considerata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità una delle principali priorità di salute pubblica. Secondo la Lancet Commission on Dementia Prevention, Intervention and Care circa il 45% dei casi dei deficit cognitivi dell’anziano potrebbe essere prevenuto o ritardato intervenendo sui fattori di rischio modificabili distribuiti lungo tutto l’arco della vita. Attività fisica regolare, apprendimento continuo, relazioni sociali, sonno adeguato e controllo dei fattori cardiovascolari influenzano profondamente il mantenimento di una corretta funzione cerebrale. Un cervello costantemente stimolato sul piano culturale, cognitivo e sociale sviluppa una maggiore capacità di compensare i danni legati all’invecchiamento e alle malattie neurodegenerative e, in assenza di particolari predisposizioni genetiche sfavorevoli, può mantenere prestazioni cognitive tipiche dei cosiddetti “SuperAgers”. 

Massimiliano Fanni Canelles

Viceprimario al reparto di Accettazione ed Emergenza dell'Ospedale ¨Franz Tappeiner¨di Merano nella Südtiroler Sanitätsbetrieb – Azienda sanitaria dell'Alto Adige – da giugno 2019. Attualmente in prima linea nella gestione clinica e nell'organizzazione per l'emergenza Coronavirus. In particolare responsabile del reparto di infettivi e semi – intensiva del Pronto Soccorso dell'ospedale di Merano. 

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