
(La necessità di un dialogo propositivo tra l’esperienza sul campo operativo dei direttori penitenziari e dell’Esecuzione Penale Esterna, il Legislatore, la magistratura di sorveglianza e le forze vive della Società Civile, per l’effettiva attuazione dell’Articolo 27 della Costituzione
di Enrico Farina
Vice Coordinatore Nazionale Dirigenza Penitenziaria CNDP – FSI-USAE
(Direttore p.t. dell’Ufficio III – Detenuti e Trattamento PRAP Triveneto, già Direttore della Casa Circondariale di Venezia, già Capo Area Pedagogica C.C. Sant’Angelo dei Lombardi, già Giudice Onorario presso la Sezione Minorenni della Corte d’Appello)
NOTA STAMPA 5 AGOSTO 2026
In qualità di Vice Coordinatore Nazionale della FSI-USAE Dirigenza Penitenziaria – e condividendo con il nostro Coordinatore Nazionale, Dott. Enrico Sbriglia, una comune visione fondata su una profonda cultura giuridico-penitenziaria – avverto l’esigenza di proporre un contributo tecnico che offra soluzioni concrete alla complessa realtà dell’esecuzione penale. Porto nel dibattito pubblico la voce e l’esperienza di un’organizzazione sindacale che rappresenta i dirigenti chiamati a governare quotidianamente gli istituti di pena e gli uffici dell’esecuzione penale esterna, i quali intendono operare con spirito di servizio al fianco delle Istituzioni tutte per coniugare l’imprescindibile garanzia della sicurezza con il principio costituzionale della rieducazione.
Analizzare lo stato dell’esecuzione penale oggi significa confrontarsi con nodi gestionali complessi e che a lungo sono stati abbandonati.
Il sovraffollamento detentivo che torna a numeri ancor più proibitivi per la tenuta delle strutture e dei già carenti servizi che assicurano, insieme alla obiettiva difficoltà di garantire una spartana sistemazione di fortuna ai detenuti nuovi giunti di fronte ad una popolazione detentiva caratterizzata da bisogni sanitari e trattamentali sempre più articolati, rappresentano solo la punta di un iceberg il cui impatto con la terraferma potrebbe avere conseguenze inimmaginabili. Insieme al Dott. Sbriglia e a tutta la dirigenza del nostro sindacato, riteniamo che l’unica strada che questa Organizzazione Sindacale della dirigenza penitenziaria debba percorrere sia quello di un dialogo leale, rigoroso e costruttivo con il Ministero della Giustizia, il Governo e le Commissioni parlamentari, affinché le criticità di lungo corso possano trovare risposte sistemiche ed efficaci che consentano di migliorare il clima organizzativo attuale, sempre più pericoloso e deprimente, che offre il quadro di un personale demotivato che “scappa” dalle carceri e dalle responsabilità che non è più in grado di gestire.
Il valore dell’esperienza tecnica della dirigenza penitenziaria “laica” e la sinergia tra tutte le professionalità
La Dirigenza Penitenziaria rappresenta una risorsa strategica di competenza tecnica a servizio dello Stato. La nostra esperienza sul campo costituisce un patrimonio al quale il Legislatore e i Vertici di Governo possono attingere veritiera conoscenza dei processi amministrativi, per elaborare interventi normativi realistici, applicabili e capaci di bilanciare le esigenze di ordine e sicurezza con l’efficacia dei percorsi di reinserimento. Se da un lato è evidente come la tensione verso il bene fondamentale della sicurezza guidi gli sforzi legislativi, dall’altro occorre garantire che la dimensione trattamentale mantenga quella centralità equilibrata che la norma costituzionale richiede.
In questo percorso, il sindacato CNDP FSI-USAE sottolinea l’importanza di valorizzare in modo armonico tutte le professionalità che compongono l’Amministrazione: dal Corpo di Polizia Penitenziaria, ove sono ben visibili per alcune categorie dirigenziali in uniforme quote di un privilegio sconosciute ai più per quanto compagni di giubba e negate alla stessa dirigenza penitenziaria “laica”, agli appartenenti al comparto, “ancora” incardinati nelle Funzioni Centrali (funzionari pedagogici, assistenti sociali, psicologi, criminologi e mediatori, funzionari contabili, assistenti amministrativi, ingegneri e architetti, tecnici, etc.) e che operano, per norma, sotto il coordinamento di una Dirigenza penitenziaria che da anni (e l’intento sta riuscendo) si intenderebbe marginalizzare, pur violando lo spirito delle leggi. Purtroppo sfugge anche alla Politica che soltanto promuovendo la pari dignità e la cooperazione integrata di tutti i quadri operativi sarà possibile garantire un ambiente di lavoro sereno, efficiente e coerente con i principi fondamentali dello Stato di Diritto.
Risposte alla fragilità sanitaria e standard di vivibilità
L’evoluzione del sistema penitenziario necessita non di una controriforma, ma di una nuova riforma in tema di risposta socio-sanitaria in quanto quella alla quale si è inteso dare corso è risultata FALLIMENTARE, determinando una confusione che ha indebolito il diritto alla salute delle persone detenute e messo in pericolo, di riflesso, pure quello degli operatori penitenziari chiamati ad operare in condizioni rischiose, drammatiche, disumanizzanti.
La corretta presa in carico delle sofferenze psichiche e delle dipendenze richiede un consolidamento delle sinergie operative con i Servizi Sanitari Regionali e i SerD ed un corpo di medici e infermieri dedicato, specializzato e ben pagato. Nel mentre, rimane fondamentale potenziare i presidi specialistici intramurari e rafforzare le reti territoriali esterne – a partire dalle comunità terapeutiche che devono caratterizzarsi per la capacità di sapere offrire risposte diverse in relazione alla tipologia di soggetti e di dipendenze. Un conto è affrontare la dipendenza di un detenuto che già viveva ai margini della società, altro quello del professionista e del manager che abusava di sostanze e che per ragioni conseguenti alla dipendenza commetta reati pur gravi, ma che non sono corrispondenti a quelli di chi deve vivere di condotte predatorie per trovare le risorse necessarie all’acquisto delle sostanze. Pensare di offrire le stesse risposte trattamentali è illusorio e fallimentare, né l’istituto di pena può diventare l’unico punto di raccolta per complessi disagi sociali e sanitari.
Contestualmente, la Dirigenza Penitenziaria riafferma l’importanza che per davvero si investa in standard abitativi efficienti e funzionali per tutti, contesti dove la vivibilità sia effettiva e non solo ipotizzata o annunciata da piani-carcere che già da subito sembrano scritti sull’acqua. Garantire ambienti idonei rappresenta un fattore essenziale non solo per il rispetto della dignità dei ristretti, ma anche per assicurare al personale operante contesti di lavoro sicuri, salubri e funzionali e quindi già da tali caratteristiche in grado di fare SICUREZZA.
Il carcere come hub produttivo: l’alleanza con il mondo del lavoro e la società civile
La visione strategica promossa dal sindacato dei dirigenti penitenziari FSI-USAE mira a rafforzare la funzione del carcere come laboratorio di legalità e hub di inclusione sociale e lavorativa. Abbattere la recidiva costituisce un obiettivo prioritario per la sicurezza dell’intera collettività: ogni persona reinserita con successo nel circuito economico-produttivo rappresenta una garanzia di tutela in più per i cittadini e una risorsa per il Paese, ove tanto non si faccia, continuerà ad essere una spesa a fondo perduto.
Come sindacato rappresentativo della Dirigenza Penitenziaria, riteniamo che l’abbattimento della recidiva rappresenti un investimento strategico sulla sicurezza pubblica. Costruire ponti tra la gestione tecnica degli istituti, il mondo delle imprese e il Terzo Settore significa dare attuazione concreta all’Articolo 27 della Costituzione.
A tal fine, si individuano quattro direttrici programmatiche:
- Profilazione e mappatura precoce delle competenze (skills mapping) fin dall’ingresso in istituto, per impostare percorsi formativi individualizzati;
- Alleanza con il sistema imprenditoriale, potenziando le agevolazioni della Legge Smuraglia per promuovere lavorazioni qualificate sia all’interno che all’esterno degli istituti;
- Co-progettazione con il Terzo Settore e il Volontariato, quali partner qualificati per le iniziative culturali, sociali e per il reinserimento abitativo;
- Valorizzazione dell’impegno del detenuto e responsabilizzazione dello stesso, premiando la concreta volontà di riscatto ed il fare concreto mostrati dalla persona ristretta.
La Dirigenza Penitenziaria FSI-USAE, pertanto, conferma la propria piena disponibilità a collaborare con il Ministro della Giustizia, on. Carlo Nordio, i Vertici del Dipartimento, l’Esecutivo e le forze parlamentari tutte purché anche la politica comprenda che il mondo della pena non ammette bandierette partitiche ma esige una visione ed una sensibilità trasversale: Esso è come un grande fiume e necessità di due sponde per non esondare. Mettendo al centro la competenza di chi governa gli istituti, la tutela di tutto il personale e l’apertura fiduciosa alla sanità, alle imprese e alla società civile, continueremo ad offrire il nostro contributo leale ed esigente per un sistema dell’esecuzione penale moderno, sicuro e pienamente conforme alla Costituzione.
Ufficio Stampa FSI-USAE Dirigenza Penitenziaria
Dott. Enrico Farina – Vice Coordinatore Nazionale
