Il paese più pericoloso per i giornalisti

Dall’inizio del 2022 4 giornalisti messicani sono stati assassinati.

Si tratta di Josè Luis Gamboa, accoltellato a Veracruz, Margarito Martinez, a cui hanno sparato poco fuori dalla propria abitazione a Tijuana, Lourdes Maldonado, ferita da un’arma da fuoco sempre a Tijuana, e Roberto Toledo, ucciso con dei colpi di pistola a Michoacán.

Sembra essere solo un caso, ma in realtà questi quattro omicidi non fanno altro che rivelare l’estrema condizione di pericolosità in cui si trovano ad agire i giornalisti e i reporter messicani. Dando uno sguardo al numero di professionisti del giornalismo che hanno perso la vita negli ultimi 20 anni, il Messico ha cominciato a subire una particolare impennata del numero di casi a partire dal 2006, anno in cui ha avuto inizio la c.d. guerra della droga tra i cartelli.

Non si tratta, però, di opere che siano riconducibili solo ed esclusivamente ai narcotrafficanti, in quanto non tutti i giornalisti uccisi si sono occupati di guerra tra cartelli o criminalità organizzata, e lasciano presagire che in qualche caso vi sia lo zampino anche della polizia.

Come riportano varie testate, il numero delle uccisioni dei giornalisti e degli attivisti che rimangono irrisolte ammonterebbero a più del 90% dei casi, fungendo sia come prova di una scarsissima attenzione delle autorità competenti per tale fenomeno, sia da incentivo per le organizzazioni criminali, che in tal modo non temono alcun tipo di ripercussione.

Connesso a tale tematica è la debolezza dello stato di diritto messicano, dovuto alle ampie lacune del proprio sistema giudiziario. Si tratta, infatti, di una burocrazia estremamente macchinosa, caratterizzata dalla scarsa volontà di rendere indipendenti da particolari interessi le istituzioni giudiziarie, dalla mancanza di una formazione specializzata delle forze dell’ordine locali per affrontare i casi di criminalità organizzata e, ultima ma non per importanza, dalla corruzione.

Tra i rimedi che sono stati posti per affrontare questo fenomeno, ormai diffuso in tutto il Paese, vi è un sistema di protezione, introdotto per circa 500 giornalisti, nonostante sia risultato inefficace in svariati casi. Questo è dovuto, in primis, alle poche risorse destinate a tale meccanismo di tutela (nel 2022 sono stati stanziati sono 400 milioni di pesos, il corrispettivo di 20 milioni di dollari).

Ciò nonostante, l’indignazione pubblica per la morte dei 4 giornalisti si è poi concretizzata attraverso una serie di manifestazioni di solidarietà in circa 65 città messicane, mostrando da un lato la portata del tema e la sensibilità dell’opinione pubblica nel merito, dall’altro rappresenta un’espressione sociale difficilmente ignorabile da parte del governo poiché incide su una dei principi universalmente garantiti, cioè il diritto alla libera informazione.

Resta da capire quale sarà la reazione dello Stato dinanzi alle continue atrocità che da anni, ormai, si stanno concretizzando su tutto il territorio nazionale. Non è un caso che nel 2021, per il terzo anno consecutivo, il Messico è stato classificato come il paese più pericoloso per i giornalisti secondo Reporters sans frontiéres.

Simone Cartarasa

Simone Cartarasa è studente dell'Università ''Alma Mater Studiorum'' di Bologna, dove frequenta Giurisprudenza. Nasce a Caltanissetta l'11 Giugno 1999, ha vissuto sino all'età di 8 anni a Nuoro, dove coltiva la sua passione per il calcio, per poi fare ritorno alla sua città natale con la sua famiglia. Si forma presso il Liceo Scientifico ''A. Volta'' e, successivamente, si trasferisce a Bologna per gli studi giuridici. Nel 2017 viene selezionato tra i candidati per una visita formativa al Parlamento Europeo di Bruxelles guidata dall'On. Ignazio Corrao, membro della Commissione per lo Sviluppo e dell'Agricoltura. Nel 2019 viene altresì selezionato per partecipare all'udienza pubblica della Corte Costituzionale del 23 Ottobre relativa al Caso Cappato. 

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