Il rincaro delle bollette e la rivoluzione dei prezzi

Secondo il Fatto Quotidiano, le più recenti rilevazioni del ministero per lo sviluppo economico hanno registrato i prezzi più alti per benzina e diesel da Ottobre del 2012.

Se da un lato, la verde viene ora venduta in media a 2,184 euro al litro, dall’altro il prezzo del diesel ha superato 2,154 euro al litro. E non è tutto.

L’ulteriore aumento di gas e luce potrebbe costare mediamente 1000 euro a famiglia in un anno, oltre a rischiare di mettere in ginocchio le PMI e i vari settori del commercio e del turismo, con rincari del 76%.

La proroga della CIG Covid, il credito d’imposta per la locazione degli immobili e la proroga delle misure di sostegno finanziario per le imprese rappresentano alcune delle misure situate sul tavolo del Consiglio dei Ministri, allo scopo di sostenere le attività economicamente penalizzate dalle restrizioni Covid, ma ciò non potrebbe bastare se i prezzi di merci e servizi dovessero continuare a crescere.

Tra i vari fattori determinanti è necessario citare il gasdotto Nord Stream 2, che unisce Russia e Germania e che, tramite il suo utilizzo, otterrebbe un risparmio di costi notevole sul mercato. La questione, però, è assai complicata in quanto esso si presenta attualmente bloccato per la mancata erogazione delle licenze per l’utilizzo da parte della Germania e dell’UE, con gli Stati Uniti che sono entrati in concorrenza con la Russia, con l’obiettivo di diventare esportatori di energia dopo anni di importazioni. E poi c’è la guerra.

Altro elemento che ha inciso sul rincaro dei prezzi è la pandemia da Covid-19, la quale ha comportato un blocco totale delle attività, oltre ad un inverno particolarmente rigido che ha svuotato gli stock di gas ovunque. Nel momento in cui tutta la popolazione ha cominciato a rimettersi in moto, questo ha generato un aumento della domanda di carta, cartone, plastica e altri materiali fuori misura. A questo si è associata la crisi dei carburanti, con aumento del 500%, che ha a sua volta generato il rincaro dei costi dei trasporti, fino a riversarsi sulle materie prime, soprattutto il gas naturale.

Tutti questi elementi sembrano possedere gli stessi connotati della c.d Rivoluzione dei prezzi, un fenomeno che si verificò nel corso della prima metà del XVI secolo, si verificò in Europa un progressivo aumento dei prezzi di quasi tutti i prodotti, a partire da quei beni di prima necessità, come grano e orzo, che nella società dell’epoca erano determinanti per l’andamento dei prezzi delle altre merci.

Gli studiosi dell’epoca, come il pensatore politico ed economista francese Jean Bodin, attribuirono la crescita dei prezzi in Europa ad un processo inflattivo per cui l’aumento improvviso della quantità di metalli preziosi disponibili ha portato ad una riduzione del valore delle monete e, di conseguenza, il rialzo dei prezzi.

Negli anni ‘50, tuttavia, questa teoria monetarista fu criticata in base alla convinzione che il fenomeno fosse in realtà ben più complesso. Non solo venne dimostrato che l’aumento dei prezzi era iniziato già negli ultimi decenni del XV secolo (quindi prima dell’arrivo massiccio dei metalli dalle Americhe), ma si mise in discussione persino la portata rivoluzionaria di un rincaro svelatosi assai più circoscritto di quanto allora si fosse ritenuto. Il rialzo, infatti, aveva riguardato soprattutto i beni di consumo essenziali, quelli alimentari: i più richiesti da una popolazione in espansione, quelli per i quali la domanda (cioè la richiesta di un dato bene, ad un determinato prezzo, da parte di un individuo e del mercato) cresceva più rapidamente dell’offerta (cioè la quantità di beni o di servizi che il titolare è disposto a vendere, in un certo mercato, ad un prezzo definito, in un tempo determinato).

Secondo gli autori di queste importanti osservazioni, dunque, i rincari cinquecenteschi andavano attribuiti proprio all’aumento demografico ed al conseguente squilibrio tra una domanda in continua crescita ed una produzione agricola incapace di far fronte alle richieste. Se, infatti, a partire dalla seconda metà del XV secolo, l’aumento della popolazione aveva permesso di rimettere a coltura molte terre e di bonificarne altre, i metodi di coltivazione non erano sostanzialmente cambiati e la produttività dei terreni, dopo alcuni anni, tendeva inesorabilmente a ridursi, mentre la popolazione continuava a crescere.

Il sovrano dello stato assoluto, inoltre, accentra nelle proprie mani i poteri, avvalendosi di un apparato amministrativo preposto ai nuovi compiti di governo sottratti ai feudatari. Egli non dispone ancora dei mezzi più idonei per il conseguimento dei fini che si è proposto e manca soprattutto di un sistema fiscale in grado di far fronte alle accresciute spese pubbliche, derivanti dalla nascita di una burocrazia statale e dalla politica espansionistica. Il problema finanziario diventa grave per la quantità delle entrate fiscali, che sono insufficienti a far fronte alle nuove esigenze, come per la necessità di disporrein modo immediato di somme enormi, mentre il gettito delle tasse giunge a intervalli regolari e ha scadenze che bisogna necessariamente attendere. Nasce così la consuetudine, per il principe, di ricorrere a prestiti bancari, a tassi di interesse abbastanza elevati. I banchieri di Augusta, di Genova, di Anversa, di Lione diventano uno degli elementi essenziali per la vita del grande stato con ambizioni espansionistiche; essi acquisiscono poteri perché sono in grado di condizionare i re con i loro crediti; e perché dispongono di grandi capitali raccogliendoli sistematicamente da privati cittadini e per cui pagano ai depositanti un interesse che va dal 5 al 10 per cento.

Tutti questi elementi portano a concludere che, nonostante tali fenomeni appartengano ad epoche completamente diverse, tendono a ripresentarsi gli stessi problemi. L’augurio è che questa situazione di rincaro possa risolversi al più presto, anche se gli esperti parlano di un obiettivo di riduzione dei prezzi sul lungo termine. La crisi tra Russia e Ucraina, inoltre, non aiuta.

Simone Cartarasa

Simone Cartarasa è studente dell'Università ''Alma Mater Studiorum'' di Bologna, dove frequenta Giurisprudenza. Nasce a Caltanissetta l'11 Giugno 1999, ha vissuto sino all'età di 8 anni a Nuoro, dove coltiva la sua passione per il calcio, per poi fare ritorno alla sua città natale con la sua famiglia. Si forma presso il Liceo Scientifico ''A. Volta'' e, successivamente, si trasferisce a Bologna per gli studi giuridici. Nel 2017 viene selezionato tra i candidati per una visita formativa al Parlamento Europeo di Bruxelles guidata dall'On. Ignazio Corrao, membro della Commissione per lo Sviluppo e dell'Agricoltura. Nel 2019 viene altresì selezionato per partecipare all'udienza pubblica della Corte Costituzionale del 23 Ottobre relativa al Caso Cappato. 

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