La risposta del mondo culturale alla guerra tra Russia e Ucraina

Il conflitto tra Russia e Ucraina ha causato la prima perdita nel mondo culturale: il Museo di Storia Locale a Ivankiv nei pressi di Kiev. Una bomba ha colpito il sito nella notte tra il 27 e il 28 febbraio provocando un incendio e distruggendo la collezione di opere dell’artista naïf Mariia Pryimachenko, insigne rappresentante dell’arte popolare ucraina del Novecento.

La reazione del mondo culturale è stata immediata. I rappresentanti e i lavoratori del settore artistico russo e ucraino hanno scritto una lettera aperta chiedendo la fine delle ostilità e il ritorno al dialogo. I principali musei russi, supportati dall’intera comunità ICOM (International Council of Museums) hanno preso posizione contro il conflitto. Il primo è stato il Garage Museum of Contemporary Art di Mosca, che ha deciso di sospendere tutte le mostre in segno di protesta. Un gesto analogo è pervenuto anche dal GES-2, centro culturale moscovita inaugurato nel 2021 su progetto dell’architetto Renzo Piano. L’istituto infatti ha anticipato la data di chiusura dell’esposizione dedicata all’artista islandese Ragnar Kiartansson. Sempre a Mosca il Museo Pushkin, sede di una delle maggior raccolte d’arte antica del paese, ha dichiarato di voler rimanere un luogo aperto alla riconciliazione e all’unione tra le culture.

Anche in Italia non sono mancati i segnali di solidarietà nei confronti dell’Ucraina. A Venezia, il curatoreRaimundas Malašauskas e gli artisti del padiglione russo, Alexandra Sukhareva e Kirill Savchenkov, hanno annunciato il loro ritiro dalla 59 Esposizione internazionale d’Arte. Nel comunicato stampa hanno dichiarato che “non c’è posto per l’arte quando civili muoiono sotto il fuoco dei missili”. Una scelta definita coraggiosa e nobile dagli stessi organizzatori della Biennale, trattandosi anche della prima esposizione d’arte riaperta al pubblico dopo due anni di pandemia. Resta invece incerta la partecipazione del padiglione ucraino, intitolato The Fountain of Exhaustion. Acqua alta e rappresentato dall’artista Pavlo Makov. Il gruppo di lavoro non ha la certezza di riuscire a riunirsi per preparare l’esposizione essendo sparso in varie città ucraine. Ma i curatori, Lizaveta German, Maria Lanko e Borys Filonenko, hanno chiarito di star facendo il possibile per inaugurare la mostra.

La preoccupazione maggiore riguarda il patrimonio culturale ucraino e il personale impegnato a difenderlo. I musei e tutti gli istituti culturali sono stati chiusi e messi in sicurezza. Tuttavia, il rischio di ulteriori attacchi come quello di Ivankiv non è scontato. L’ICOM ha chiesto ad entrambi gli stati di impegnarsi a rispettare gli obblighi sottoscritti con la Convenzione dell’Aja del 1954 per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato. Secondo tale accordo, i beni culturali non possono diventare obiettivi militari e non possono essere usati per scopi bellici. Sono inoltre vietati il saccheggio, il vandalismo e la rappresaglia dei beni. Le parti contraenti devono predisporre anche delle misure di protezione e conservazione del patrimonio istituendo un certo numero di zone-rifugio. Pertanto, la distruzione del Museo di Storia Locale a Ivankiv può essere già considerata una violazione dei primi articoli della Convenzione.

La speranza è riposta nell’UNESCO e nelle altre organizzazioni mondiali per scongiurare nuovi attacchi e salvaguardare il patrimonio culturale dei due paesi. La domanda sorge spontanea: sarà realmente così? Se si guarda al passato, anche a quello più recente, è impossibile non pensare alla distruzione di Palmira da parte dell’Isis. Millenni di storia rasi al suolo dalla ferocia dell’uomo, mentre il resto del mondo guardava da un’altra parte.

Quanti siti culturali bisogna perdere prima che vi sia una presa di posizione forte? Gli edifici, i musei e le città possono venire ricostruiti, ma la cultura e la memoria collettiva di un popolo saranno perse per sempre.

Ginevra Zelaschi

Ginevra Zelaschi nasce a Trieste il 17 maggio 1995. Si diploma al Liceo Classico “Dante Alighieri” di Trieste nel 2014 e successivamente s’iscrive al corso di laurea triennale in Studi Umanistici con indirizzo storico-artistico presso l’Università degli Studi di Trieste, dove si laurea nel 2017. Consegue la laurea magistrale in Economia e Gestione delle Arti e delle Attività culturali presso l’Università Ca’Foscari di Venezia nel 2020. Nel 2018 partecipa alla realizzazione della mostra antologica “Romano Ukmar” tenutasi tra settembre e ottobre 2018 nella sede di Villa Prinz a Trieste. Nel 2021 collabora al Festival di arte contemporanea DeSidera curando la sezione dedicata ai giovani artisti presso la sala Piccola Fenice di Trieste. Attualmente è iscritta al secondo anno della Scuola di Archivistica, Paleografia e Diplomatica dell’Archivio di Stato di Trieste e lavora nelle biblioteche del polo umanistico dell’Università degli Studi di Trieste. 

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