La questione della movimentazione delle opere d’arte: il caso del Museo archeologico nazionale di Napoli

16 gennaio 2022: viene inaugurata al Museo Nazionale di Tokyo la mostra “Pompei”, una celebrazione della città romana attraverso centinaia di reperti raccolti in oltre trecento anni di scavi. L’esposizione sarà itinerante e farà tappa nei principali musei del Giappone fino alla fine dell’anno. Tra i diversi manufatti presentati al pubblico, 160 oggetti provengono dal Museo archeologico nazionale di Napoli. Già dagli ultimi mesi del 2021 le sale di questa importante istituzione culturale italiana hanno iniziato a svuotarsi lentamente. In certe sezioni sono stati ridotti gli orari di apertura, come nel caso della Sala dei Tirannicidi o della Villa dei Papiri. Gli affreschi di Saffo, i mosaici dell’accademia di Platone, il Cave Canem, il Doriforo pompeiano e il fauno della “Casa del Fauno” sono solo alcune delle celebri opere spedite in Asia.

Questa movimentazione è stata resa possibile grazie ad un accordo siglato nel 2021 tra il Museo archeologico di Napoli e il quotidiano giapponese The Asahi Shimbun insieme alla Nippon Hoso Kyokai – Japan Broadcasting Corporation. I due enti hanno infatti deciso di finanziare il restauro del mosaico della battaglia di Isso, conosciuto in tutto il mondo per il ritratto raffigurante Alessandro Magno, ottenendo in cambio i reperti per la mostra. 

Questa scelta ha scatenato non poche polemiche nel mondo culturale, dato che la trattativa è avvenuta nel silenzio più completo. Nessuna discussione è stata avviata né a livello locale né a livello nazionale per valutare l’entità di questo scambio.  Così facendo il museo napoletano non solo ha privato i suoi visitatori del mosaico, essendo stata chiusa la sala per il restauro, ma anche di una parte significativa della sua collezione permanente. Tuttavia, sul suo sito web il MANN ha segnalato solo la mancanza del mosaico della battaglia di Isso, ma non degli altri pezzi. Le lamentele del pubblico quindi non sono tardate ad arrivare. In breve tempo i Social e le piattaforme come TripAdvisor sono stati invase da commenti negativi di persone deluse dalla visita e dall’organizzazione museale. Anche l’associazione Mi riconosci? Sono un professionista dei beni culturali, da anni impegnata a lottare contro lo sfruttamento del patrimonio culturale, ha portato la situazione all’attenzione dei principali media nazionali.

Non è la prima volta che opere d’arte così importanti lasciano l’Italia. Nel 2019 l’Uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci è partito per il Louvre con l’approvazione del Tar, nonostante la ferma protesta dell’associazione Italia Nostra. E se da un lato il Ministero della Cultura vincola la movimentazione dei beni culturali attraverso una serie di circolari, dall’altro favorisce tale procedura per esposizioni caratterizzate da un forte impatto commerciale. Viene permesso lo spostamento di pezzi unici e dalle condizioni estremamente delicate.

 Il sistema delle mostre è diventando un vero e proprio business negli ultimi anni, ma non garantisce una corretta tutela alle opere. I rischi, è il caso di dirlo, superano i benefici. Inoltre, nella maggior parte dei casi si tratta di esposizioni meramente commerciali, senza valore scientifico, realizzate per guadagnare facilmente sull’alto numero di visitatori. Lo storico dell’arte Tomaso Montanari parla di eventi blockbuster, realizzati con le stesse caratteristiche e improntati più all’intrattenimento che alla divulgazione.

Il continuo movimento delle opere non solo danneggia la loro stessa struttura causando dei danni, spesso irreparabili, ma priva anche i cittadini del patrimonio culturale. Se i musei e le altre istituzioni nazionali si spogliano delle loro collezioni in cambio di un restauro o di altri prestiti, significa che c’è un problema a monte e riguarda la gestione degli stessi beni culturali.

Sarebbe necessaria una regolamentazione più severa su i prestiti e gli accordi tra enti culturali, affinché le opere non siano soggette a tanti spostamenti, ma siano piuttosto le persone a poter viaggiare più agevolmente per ammirare l’arte.

Ginevra Zelaschi

Ginevra Zelaschi nasce a Trieste il 17 maggio 1995. Si diploma al Liceo Classico “Dante Alighieri” di Trieste nel 2014 e successivamente s’iscrive al corso di laurea triennale in Studi Umanistici con indirizzo storico-artistico presso l’Università degli Studi di Trieste, dove si laurea nel 2017. Consegue la laurea magistrale in Economia e Gestione delle Arti e delle Attività culturali presso l’Università Ca’Foscari di Venezia nel 2020. Nel 2018 partecipa alla realizzazione della mostra antologica “Romano Ukmar” tenutasi tra settembre e ottobre 2018 nella sede di Villa Prinz a Trieste. Nel 2021 collabora al Festival di arte contemporanea DeSidera curando la sezione dedicata ai giovani artisti presso la sala Piccola Fenice di Trieste. Attualmente è iscritta al secondo anno della Scuola di Archivistica, Paleografia e Diplomatica dell’Archivio di Stato di Trieste e lavora nelle biblioteche del polo umanistico dell’Università degli Studi di Trieste. 

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