Nadia Marcuzzi ANIMA MUNDI

Il percorso creativo di Nadia Marcuzzi ha inizio nel 1986 e, dopo un’iniziale periodo di sperimentazione volto alle varie forme artistiche, la Marcuzzi approda e approfondisce la sua espressione realizzata sulla terracotta. Libera ed incontaminata da qualsiasi tendenza artistica l’autrice persegue e segue solamente ciò che le chiede il cuore e, presa da tumultuosi  pensieri ed emozioni vivissime, principia il proprio cammino con il primo ciclo a titolo: “Bruma di Mare”.  Attraverso questa serie di tavole scalfite, modellate, segnate l’artista si avvicina teneramente e in punta di piedi ai quattro elementi: acqua, terra, fuoco e aria, in una sorta di reset mentale atto ad allontanare la propria esperienza di vita in favore dell’appropriamento necessario della realtà oggettiva quindi dell’origine delle cose. Attuato questo primo aggancio con gli elementi primordiali l’artista ripone nel suo messaggio la consapevolezza dell’essere donna/madre e nell’acqua distingue il suo elemento principale in quanto il viaggio dentro sé è stato condotto dal fluire di sensazioni profonde, l’acqua è il principio di tutte le cose, l’acqua è fonte di spiritualità, scintillante goccia di luce divina, l’acqua è flessibile, umida e feconda, per questo rappresenta il femminile per eccellenza. L’acqua è estremamente adattabile, passiva e ricettiva. Anche per questo il linguaggio della Marcuzzi passa in questo ciclo da un figurativo ben accennato per riversarsi, già da allora, in una rilettura dell’opera informale carica di profondi significati spirituali e metafisici. E proprio questi moti dell’anima sono tradotti tecnicamente nei bassorilievi d’acqua attraverso una lavorazione più o meno concitata della materia, dove risultano campiture pure che fanno trasparire l’essenza vera, grezza dell’argilla opposte ad altre soluzioni più elaborate. 

L’artista affronta così un primo viaggio con esiti sicuramente di grossa caratura all’interno di sé e del suo essere donna.

Il secondo periodo vien da se in quanto il primo percorso artistico accenna e porta inevitabilmente ad approfondire ed appuntare ulteriori considerazioni rivolte all’essere femminile da qui nasce: “Femminile Singolare”, viaggio all’interno di sé. L’artista attraverso la realizzazione delle sue opere mette alla luce l’oggetto della sua essenza e affronta con determinazione i viluppi e le ferite del suo percorso facendo emergere decisa le esperienze di vita da troppo tempo mascherate o volutamente accantonate per riuscire a trovare un contatto con la propria consapevolezza atta a restituirle, attraverso questo lungo lavoro di levigatura, le soluzioni e le giustificazioni necessarie e utili per capire a tutto tondo se stessa. Proprio con questo ciclo la Marcuzzi inizia ad imprimere nella “sfoglia”di argilla i nodi cruciali della sua definitiva poetica inserendo marcatamente bozzoli e reti da un chiaro e netto significato intrinseco. La “rete” impressa è recuperata ogni dove e simboleggia metaforicamente l’esistenza e la nostra provenienza dal momento in cui nasciamo e veniamo immessi in una famiglia e conseguentemente in un contesto sociale. La stessa rete ti imprigiona ma anche ti da modo di liberarti e la redenzione avviene solo ed esclusivamente quando   troviamo in noi la sorgente dell’amore,  in quel momento ci trasformiamo in luce, Dio. 

Il filo che rileviamo associato alle reti e sempre presente nelle tavole di Nadia, è l’unione trascendentale tra noi e l’universo, ossia il tutto. In questo stesso ciclo inoltre scorgiamo un ulteriore elemento fondante che verrà sviluppato in maniera più approfondita nei successivi cicli dell’artista: “Il Bozzolo” . Esso è figurato ed è un agglomerato, un punto a superficie variabile che mette in luce le costrizioni, i nostri doveri nei confronti degli altri e di noi stessi, le paure che ci imbozzolano, insicurezze ed anche le promesse e le aspettative depositateci da chi ci circonda convogliandoci in una via di enorme responsabilità. Una matassa dunque costituita da indubbi problemi e considerazioni intrappolate in questo nodo contenuto e intrappolato nella rete da sbrogliare solo ed esclusivamente attraverso la consapevolezza e la forza personale, grazie a ciò il bozzolo inizia a prendere altre forme, si liquefa e si trasforma in luce conquistando la propria libertà e autonomia svincolandosi di conseguenza dalla rete. Interpretati questi tre fondanti emblemi della poetica artistica di Nadia ossia: Rete, Filo e Bozzolo e capite le loro interazioni e simbologie penetriamo e semplifichiamo il nostro importante impegno di decodificazione dei messaggi inviati dall’artista riuscendo così a trovare un punto di contatto e dialogo con Nadia interfacciandoci e facendo nostre le sue esperienze. A conclusione di questo ciclo una frase dell’artista è illuminante: “In questo lavoro si rivela la forza dell’anima che spinge alla luce ferite antiche, per consegnarle alla mia consapevolezza, come se la “mia bimba interiore” (che non è altro che l’essenza) pretendesse l’attenzione e l’amore necessari per vivere….attraverso queste tavole ho potuto esprimere la mia unicità di persona prima che di artista”.

Il terzo periodo intitolato: “Il Canto del Bue alla Luna”, è un viaggio nel mondo emozionale,  sensoriale e creativo dell’artista raffigurato attraverso tutte le possibili sfumature date dalle ombre e luci della notte che catturano e amplificano le emozioni forti come paura, passione, gioia ed estasi. Il Bue e la Luna, avvolti dal silenzio della notte dialogano a distanza (e’ una metafora tra il piccolo uomo e il grande universo)cullati e accompagnati dagli occhi della natura che li circonda, tutti concorrono nell’intendimento volto alla ricerca di antichi segni/tracce di esistenza. Come la terra, assorbita l’umidità della notte, si fa accogliente e assimila in se le tracce del bue errante e come dimostrato nei secoli, ha sempre accettato di essere la destinataria di qualsiasi forma di vita che la calpesti o che la penetri custodendola gelosamente, nella sua essenza, tracce di vita consegnate così all’eternità. 

Il quarto ciclo, a me molto caro, è denominato: “Terra della memoria”, è la raffigurazione di un viaggio di Nadia nella memoria famigliare in cui vengono a galla ricordi, compassione, tenerezza e amore relazionati alle origini della vita dell’artista e alla personale esperienza nell’ambito della propria famiglia. La raccolta comprende una serie di pezzi delicatamente lavorati a imprimitura. Le formelle hanno una storia da raccontare, ogni pezzo non è fine a se stesso, ma ha bisogno di essere completato e sostenuto dagli altri elementi per raggiungere un proprio equilibrio interno. L’artista, attraverso il gesto d’arte, raggiunge la definizione dell’argomento affrontato a mezzo della materializzazione dello spirito trasportando cose, gesti, sentimenti ed emozioni nelle tavolette. 

Il filo conduttore del dialogo tra le formelle è il “rammendo”, visto come devozione verso la preziosità della trama del tessuto,  gioiello unico aggiunto alla sontuosa semplicità delle tele. Il rammendo assume un significato anacronistico rispetto alla legge dettata dal consumismo. Attraverso la visione di questi documenti d’arte i nostri ricordi e la nostra fantasia non possono fuggire alla magia della storia d’un tempo. Il mondo ricreato da Nadia, il suo dialogo con il passato diventa così storia, riprende i fiochi colori, le emozioni e i sentimenti in un unico gesto fatto dalla mano e lo imprime nelle sue formelle affinché il tempo non cancelli per sempre questi piccoli, ma significativi gesti d’amore.

Una favola vissuta e sofferta intimisticamente dall’artista, un riaffiorare di ricordi continuo mano mano che Nadia riesuma tessuti di famiglia, un fluttuare di evocazioni; imprimendo nei trittici i guanti della madre sposa, loghi di famiglia ricamati in strofinacci o la camicina di cotone crudo che evoca il contatto avvenuto tra la ruvidezza del tessuto e l’epidermide delicata del papà/bambino, l’artista rende eterni i segni/ricordo del passaggio in questa terra della sua famiglia e proprio il senso di queste tracce della memoria ricollegano quest’ultimo ciclo a quello appena succitato.

Ultimo ciclo e attuale percorso dell’artista: “Le Ferite del Mondo” è abbondantemente descritto nella prefazione a questo catalogo e riporterei a proposito solo un pensiero fondante e rivelativo dell’artista: “con l’arte ho metabolizzato tutto…soprattutto la mia parte d’ombra… misteriosa incomprensibile anche a me stessa…l’arte mi ha dato delle risposte, mi ha fatto crescere capire me e il mondo”. Un ulteriore dato importante per capire ed entrare nella persona Nadia e tutte le sue sfaccettature è la personale polivalenza nel campo delle espressioni artistiche che vanno dal teatro, alla musica e poesia. Difatti, la Marcuzzi, oltre che esprimersi con l’arte, che comunque per ora rimane ed è la forma artistica prediletta, si proietta e mette in gioco la propria creatività anche in queste altre forme artistiche. Inizialmente, con il primo ciclo ad esempio, affiancò le sue opere ai testi  sui miti amazzonici  della poetessa brasiliana  Marcia Theophilo e ai nudi artistici del fotografo Gino Durisotti ,  “Femminile Singolare” viene aperta invece da una performance in sintonia con i contenuti della mostra liberamente elaborata e interpretata da tre attrici e un  percussionista. Nel 2007, in compenetrazione con la mostra  a Casa Turoldo,  Nadia  decide di  portare i suoi testi poetici che per la prima volta vengono recitati in pubblico  In Macrocosmo Anima Mundi lo scorso anno costruisce parallelamente  con la dance artist Debora Di Centa e il musicista Jhonny Dario una performance che ha come struttura i suoi testi poetici recitati da lei stessa.. 

A conclusione e principio di Macrocosmo Anima Mundi è necessario e fondamentale capire i come e i perché delle origini della realizzazione del  progetto di questa edizione a Raveo riportando le iniziali intenzioni della Marcuzzi: “…Quest’estate percorrendo una strada acciottolata della mia terra, un’antica strada romanica, per partecipare ad una festa di ferragosto a Raveo, mi sono ritrovata in un luogo dopo molti anni…lo spazio incontaminato di incomparabile bellezza dove si incastona il Santuario di S. Maria e l’Eremo Francescano del ‘600 dei Frati Francescani, meta di molte mie passeggiate. Per l’occasione l’Eremo era aperto e l’emozione, entrando dopo tanto tempo è stata fortissima,…la povertà degli arredi intatti,…la semplicità delle stanze. E’ riemerso anche il lontano ricordo di Angelica Bonanni tante volte incontrata in questo luogo molti anni fa, custode amorevole del monastero, che nello spazio antistante aveva disposto gentilmente scritti e pensieri di pace, che ora avevo ritrovato all’interno. La Via della Pace. Ancora una volta le radici chiamano…ho sentito che quel luogo doveva accogliere Anima Mundi con i suoi contenuti, per ricreare quella sinergia artistico spirituale a servizio del suo messaggio contenuta anche nella mia Via dell’Amore”.

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