I cieli di Lukashenko

L’ultima prova di forza della Bielorussia mira al cielo e cala una coltre di nubi su una nuova stagione turbolenta, quella dei rapporti con l’Occidente.

Dalla crisi di Sigonella alle tristemente note Torri Gemelle, frequenti sono stati nella storia gli episodi eclatanti che hanno avuto gli aerei per protagonisti. Dirottamenti soprattutto, ad opera di disperati, terroristi, psicolabili o criminali per le finalità più disparate: politiche, personali, religiose. Ma, oltre a ciò, nella triste contabilità degli eventi più indicibili della storia dell’aviazione, è rarissimo fare i conti con situazioni come questa. In cui una “deviazione” aerea venga imposta da uno Stato nei modi e nei termini andati in scena giorni fa nei cieli fra Bielorussia e Lituania.

Il fatto 

FR4978. La sigla è quella del volo dell’irlandese Ryanair del 23 maggio scorso, la rotta è quella da Atene a Vilnius. 171 passeggeri e 1 velivolo invitati, o meglio costretti, a modificare il proprio itinerario. Su ordine delle autorità nazionali bielorusse e dello stesso presidente dell’ex repubblica sovietica Lukashenko, il volo ha dovuto infatti toccare Minsk, capitale non vicina in linea d’aria e non rientrante nella rotta commerciale originaria.

Un incubo iniziato in cielo. Il Boeing irlandese transitante nello spazio aereo bielorusso, che poco dopo sarebbe entrato in quello lituano, è stato affiancato da un MIG-29 dell’Aeronautica militare e Difesa antiaerea di Lukashenko. Parafrasando una procedura militare detta “scramble”, il caccia bielorusso ha scortato l’aereo all’aeroporto cittadino, costringendolo a una prolungata sosta. Modus operandi poco corrispondente a quello originale codificato dalla Nato sia per il contesto sia per le finalità per le quali l’intercettazione è stata attuata. Procedura illegittima per molti esperti e commentatori.

Un gesto tanto infrequente quanto sconcertante. Le motivazioni addotte da Minsk, rivelatesi infondate, riguardavano presunti motivi di sicurezza per un supposto allarme bomba che avrebbe interessato il velivolo e che non si è concretizzato.

Come riportato da Giada Giorgi su Open, a proposito della versione dei fatti presentata dal governo bielorusso: “La decisione di far atterrare il volo Ryanair partito da Atene e diretto a Vilnius «è stata presa dopo che all’aeroporto nazionale di Minsk è arrivata una mail di minacce di Hamas». Così ha riferito il direttore del dipartimento dell’aviazione del ministero dei Trasporti, Artem Sikorsky.”.

Un pretesto? Quasi certamente. Una minaccia che, secondo fonti citate da Reuters, ha iniziato a circolare solo dopo che l’aereo era già stato dirottato. Una situazione tutt’altro che chiara, ma sufficiente ad allertare gli apparati di sicurezza e le istituzioni bielorusse e a indurli ad agire.

Oltre alle opinabili e fumose ricostruzioni di una vicenda ancora poco nitida e che non diverrà limpida, un solo dato è certo: la presenza a bordo di quel velivolo di Roman Protasevich. Noto oppositore di Lukashenko, attivista anti regime, blogger, giornalista. Ma anche fondatore di Nexta, fra i principali canali di informazione indipendente del Paese. Il ventiseienne è divenuto al tempo stesso punto di riferimento per i bielorussi “non allineati” e seria minaccia per lo Stato.

Appare allora ambigua la concomitanza degli eventi. E paiono sospetti il nesso poco casuale che ha collegato il presunto allarme bomba proprio al velivolo sul quale Protasevich viaggiava e al suo arresto una volta atterrato. E non può essere un caso nemmeno l’abbandono dell’aereo a Minsk da parte di altri passeggeri, che diversi commentatori hanno sostenuto essere agenti segreti bielorussi.

Il fine dell’azione governativa sembra ormai venuto allo scoperto e Protasevich ne è stato il bersaglio.

 Le reazioni

Le valutazioni sulla vicenda non si sono fatte attendere. Esponenti nazionali e internazionali, istituzioni, privati hanno condannato fermamente l’azione di Minsk sotto il profilo etico, umanitario, giuridico.

Da un lato, l’interessata, Ryanair, che ha preso posizione contro la vicenda che l’ha vista suo malgrado protagonista e in un tweet ha parlato di “azioni illegali delle autorità bielorusse che hanno dirottato il volo”. Ancora, come riportato da Il Post nel suo resoconto della “incredibile storia” di questo volo “… l’amministratore delegato di Ryanair, Michael O’Leary, ha detto alla radio irlandese Newstalk che la deviazione forzata del volo è stata «un dirottamento ordinato dallo stato» bielorusso e che le autorità ritengono che a bordo dell’aereo ci fossero anche alcuni agenti dei servizi di sicurezza bielorussi”.

Dall’altro, le istituzioni e i governi occidentali, Unione Europea in testa. Sassoli, Michel e von der Leyen han parlato, fra le altre, rispettivamente di “pirateria aerea”, “roulette russa”, “forzatura inaccettabile”, promettendo conseguenze. La voce di Bruxelles ha dunque tuonato, almeno formalmente.

Braccio di ferro

Le sanzioni europee hanno acuito un clima già gravido di tensioni fra l’Est e l’Ovest, in quello che ormai è divenuto un bipolarismo dei molti contro pochi. Ancora una volta è scontro: l’Occidente contro Russia e Bielorussia, in una contesa che si allarga ogni giorno di più. Un vecchio ritornello che sembra non finire mai, fatto risuonare questa volta dalla reazione di Bruxelles.

Nell’ultimo Consiglio europeo è stata infatti formalizzata la posizione dell’Unione. Le conclusioni e le richieste formulate, fra le altre, hanno riguardato l’immediato rilascio di Roman Pratasevich e della compagna Sofia Sapega e la richiesta all’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile di indagare a fondo e con urgenza sulla vicenda. Ancora, l’adozione di ulteriori sanzioni contro la Bielorussia rispetto a quelle già in vigore; l’invito ai vettori europei di evitare il sorvolo dello Stato e quello delle compagnie aeree bielorusse nello spazio aereo dell’Unione; impedire ai voli operati dalle stesse di accedere agli aeroporti degli Stati membri.

La posizione europea, avallata anche da Nato, ONU e Stati Uniti, non sembra avere scalfito Lukashenko, forte di un sicuro alleato quale la Russia, sempre pronta ad estendere il suo alveo di influenza ad Ovest. E ciò, tanto più con uno storico alleato formalmente da rispettare, di certo da controllare, come la Bielorussia. Almeno all’apparenza.

Con un passato e forse anche un destino comune a quello dell’ex Unione Sovietica, il Paese “bianco” è ancora oggi infatti argine contro l’espansione europea e statunitense ad Est e spartiacque fra aree geografiche nelle quali cultura, valori e società rimangono troppo diversi.

Un cuscinetto fra mondi prezioso per il Cremlino. Come nota su Internazionale Pierre Haski di France Inter, “Putin tiene molto alla sua barriera protettiva attorno alla Russia, e la Bielorussia occupa un posto privilegiato in questo contesto. Di sicuro a Putin non dispiace che Lukashenko, fino a ieri bramoso di autonomia, sia ormai vincolato a Mosca. Ma questa dipendenza ha un costo.”. Per la Russia, in primo luogo, che dovrà ancora una volta vestire i panni dell’antagonista in una vicenda dalla quale avrebbe potuto rimanere estranea.

Una crisi dei cieli che si è velocemente tradotta in crisi diplomatica e dove, ancora una volta, la palla e le scelte passano in mano a Vladimir Putin. Che valuterà unicamente se il supporto a Lukashenko, per il quale la Russia rimane l’unica e ultima sponda amica, valga, come sembra, l’acuirsi della già alta tensione con Bruxelles e Washington e l’inevitabile ulteriore isolamento internazionale in cui Mosca ricadrà. E in definitiva, parafrasando Enrico di Navarra, se Minsk valga bene una messa.

Andrea Ferrarato

Classe 1995 - Maturità classica presso l’I.S.I.S. “Giosuè Carducci - Dante Alighieri” di Trieste, attuale studente di Giurisprudenza all’Università degli studi di Trieste. Ha maturato molteplici esperienze lavorative e di volontariato nel mondo del terzo settore e dell’associazionismo triestino. Nell’ambito culturale, di tutela e rilancio del patrimonio urbanistico e architettonico opera in qualità di socio e collaboratore museale presso il polo del Porto Vecchio di Trieste, con Italia Nostra. In tale veste ha partecipato all’organizzazione, all’allestimento e alla gestione di eventi, mostre e visite guidate, facendo parte, per la stessa associazione, del gruppo di supporto alla redazione del Masterplan 2018 del Porto Vecchio di Trieste. Ulteriore settore di interesse è quello storico, che coltiva in qualità di componente dell’Assemblea generale dei delegati, del Consiglio direttivo centrale e della Giunta di presidenza della Lega Nazionale di Trieste. Nell’ambito associazionistico degli esuli da Istria, Quarnero e Dalmazia ha ricoperto il ruolo di segretario dell’Associazione Famiglia Umaghese “San Pellegrino” con la quale ha contribuito alla realizzazione della stagione concertistica “Euterpe” e di ulteriori eventi culturali di matrice ricreativa, divulgativa e commemorativa. E’ inoltre cofondatore e segretario dell’”Associazione Liceo Dante 150 Trieste”, e responsabile del reparto business dell’”UniTS Racing Team”, progetto patrocinato dall’Università degli studi di Trieste. Già membro del Coordinamento giovanile provinciale triestino di FareAmbiente, partecipa infine, alla realizzazione della Biennale Internazionale Donna di Trieste con il supporto all’organizzazione, all’allestimento, alla gestione della stessa e curando l’organizzazione delle visite guidate. 

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