Nazer | L’elogio dell’impermanenza

Fausto Nazer è pittore del respiro intenso e profondo di un’umanità evanescente che compare e scompare nella dimensione di sogno lucido dove tutto è sommessamente avvolto da una coltre di silenziosa riflessione. Tuttavia, la figurazione non viene mai negata pur nelle evidenti ‘tentazioni’ stilistiche sia astratte che informali, dove le linee ed i colori paiono disciogliersi e dissolversi in un indistinto assoluto. 

Che sia pittore figurativo per naturale vocazione, Nazer lo ha dimostrato ampiamente in passato come in tempi più recenti. Di lui ben conosciamo il pacificante tratto dei paesaggi così come la sensualità delle sue donne enigmatiche ed irraggiungibili come sogni proibiti. Una maniera esecutiva più tradizionale che ci ha ampiamente convinto. 

Abbiamo trovato l’equilibrio delle forme, il calore dell’ambientazione e, talvolta, il pathos. E abbiamo concluso che sì, egli è senz’altro un eccellente interprete di realtà possibili o immaginarie. Ma, ad un certo punto, tutto questo non è bastato a soddisfare le esigenze di un talento incontenibile che doveva, necessariamente, ricercare altri registri espressivi che rendessero inconfondibile (e riconoscibile) la sua pittura. Era necessario percorrere strade alternative, rendere più intensa quella realtà troppo statica, tranquillizzante, che ci coinvolgeva relativamente. C’era bisogno di caratterizzare, evocare una verità ‘altra’ di pensiero che si discostasse dallo scontato, dall’ovvio, di una visione di ‘genere’. 

Ed ecco allora profilarsi un Nazer diverso, meno disincantato e più immerso nella contemplazione di un mondo unito dall’elemento acqua che avvolge ogni persona, ogni cosa, in una medesima dimensione. Ciò che l’uomo – per suoi evidenti limiti – non è riuscito a realizzare, è proprio l’acqua a compierlo rendendo tutti uguali sotto gli ombrelli della vita.

L’acqua quale risorsa che disseta, lava, e dipinge da sé quei paesaggi che poi sarà compito dell’artista interpretare liberamente. In questa fase, la sua idea di figurazione non va quindi intesa nel significato convenzionale. 

Per Nazer il rapporto con la realtà è motivo d’ispirazione per identificare i soggetti tipici della sua pittura, il ‘materiale’ su cui lavorare. Se da una parte la figurazione è espressività d’eccellenza in virtù di indubbie capacità tecniche, è nei territori ai confini dell’astrazione, nelle pennellate svaporanti, che Nazer trova la magia di uno stile che lo rende riconoscibile, anzi riconoscibilissimo, coniugato alla tipicità delle situazioni metropolitane con poco sole e tanta pioggia. 

È proprio questa pittura tremula, avvolta da perturbazioni atmosferiche, a dettare la linea espressiva inequivocabile. Qui, c’è tutto il Nazer del periodo attuale, fortemente ispirato dal suo luogo di origine. Una realtà ovattata e silente dove la pioggia è appunto l’elemento unificatore e non vi sono distinzioni di alcun genere in questa umanità chiamata coralmente a rappresentarsi nella monotonia di un’anonima quotidianità, sotto un cielo plumbeo che è spettatore alto e distante. 

Le espressioni dei volti sono indistinguibili, e le sagome degli ombrelli sembrano guadagnare un maggior risalto specie nei voluti contrasti cromatici. Non sono importanti i tratti somatici dei volti quanto la disposizione delle figure nelle scene. Qui è un fenomeno atmosferico ad abbattere qualsiasi differenza esistenziale assimilando le ombre umane a pure ‘energie vaganti’, per citare il pittore stesso.

Si evince, dunque, una duplice valenza di questa particolarissima indagine. Da una parte, Nazer, nei soggetti di ‘situazione’ coglie il pretesto per determinare l’esclusività di un proprio stile diremmo tenue, evanescente, dall’altra evoca un Pensiero sottile che ci accompagna parallelamente nella contemplazione, suscitando un fascino ipnotico. 

È la malìa del provvisorio, la nostalgia dell’impermanenza, potremmo dire. 

La sua pittura, sempre fresca di stesura e quasi sgocciolante nell’illusione dello sguardo di superficie, ci dà l’impressione di voler sparire, improvvisamente, come fosse realizzata su una nuvola onirica o un’ideale bolla di sapone. Non vorremmo distogliere lo sguardo per timore di perderla per sempre, magari portata via da quella pioggia che non vuole fermarsi. E che tutto si rivelasse solo un sogno, seppure lucido, dentro il Sogno di una vita sempre pronta a sorprenderci. E questo, Nazer lo sa bene. Pur nel grigiore metafisico e nell’annullamento dei dettagli che rivelano i tanti aspetti della vita manifesta, egli trova il modo di evocare una raffinata sensualità nei soggetti femminili, sempre nell’ottica di fugaci apparizioni. È l’attimo imprevisto di un occhio fotografico da cronista dell’immediato. 

La seduzione dell’eterno femminino si sofferma allora nel taglio ricercato di un soprabito mosso dal vento del temporale metropolitano, o dai ‘capricci’ di un leggerissimo trench inglese. Anche questa è vita quotidiana, momento da cogliere. In determinate condizioni atmosferiche, tutto può apparirci monocromatico e desolante. E la realtà esterna può determinare il nostro stato d’animo. Ci sentiamo allora più vulnerabili, insicuri, perché privati dalla presenza di quel sole che ci guida. Nazer ne è consapevole ed interviene con incursioni di colore nello straordinario effetto ritmico delle pennellate rapidissime, verticali, simili a note musicali in una partitura. Perché la sua pittura, tutta interiore, è musica dell’Anima che ci accompagna carezzando lo sguardo. Così, pur mantenendo la tipica sobrietà esecutiva, il nostro artista si presenta nelle composizioni più abbuiate con caldi accenti cromatici, talvolta molto rarefatti, quasi a voler sottolineare, simbolicamente, la forza della vita che, pur ovattata, comunque pulsa sotto la grigia coltre. Si rivela, così, un colorismo prezioso ed autentico ben conosciuto da Nazer nella sua definizione ancor più accentuata del periodo prettamente figurativo di una pittura meno ‘perturbata’. 

La peculiarità stilistica dei soggetti prescelti, ovvero le metropoli, l’umanità silenziosa, non vuol dunque assumere un significato di drammaticità, di alienazione esistenziale. Il suo sguardo non è malinconico o decadente. È piuttosto lo sguardo di uno spettatore che osserva degli scorci urbani in sequenza e vi trova motivi di colore a prescindere, oltre la grigia situazione, senza entrare nell’estremo problema esistenziale o nei filosofemi di maniera che sollecitano crescenti interrogativi.  

Questo non sarebbe nello spirito dell’artista cuneese. Per lui è più naturale prendere atto di un evento e cogliere l’occasione per farlo diventare arte e, se vogliamo, anche modo di essere o di pensare. La pioggia scende, scorre, e non possiamo fermarla. Non possiamo neppure pretendere il sole nelle giornate in cui lo vorremmo solo per noi. Tutto accade perché deve accadere. Proprio come la vita. Lo stolto protesta contro chissà chi, il saggio invece accetta le cose come il Cielo le manda e, qualora dovesse piovere, apre l’ombrello e continua a passeggiare. Così Nazer prende i suoi pennelli, custodisce idealmente il sole nelle pieghe del cuore, dipinge e continua a guardare, coltivando la certezza che tutto muta e non può piovere per sempre.

Forse, il segreto di Fausto Nazer, pittore sensibile e riservato, è tutto qui. Far risaltare, senza giudizio alcuno, il senso della vita in una quotidianità apparentemente senza storia.

Giancarlo Bonomo

Giancarlo Bonomo

Curatore e critico dell'Arte italiano. Fondatore del Movimento Arte Intuitiva, ha partecipato quale curatore a due edizioni della Biennale di Venezia, nel 2009 e 2013. Ha condotto numerose trasmissioni di divulgazione artistica in onda sulla piattaforma Sky ed è intervenuto a diverse puntate live di 'Voyager' con Roberto Giacobbo, apportando contributi di ricerca iconologica in particolar modo su Leonardo da Vinci. In ambito teatrale ha portato in scena gli spettacoli multimediali dedicati a Raffaello, Giorgione, Tiepolo, Michelangelo, Piero della Francesca. Autore di numerose pubblicazioni tematiche e cataloghi di arte contemporanea, ha conseguito, nel 2015, il Premio Enzo Biagi per la comunicazione televisiva di qualità. Ha curato gli eventi multimediali 'Van Gogh Alive – The Experience' nelle città di Verona, Genova e Bari, e 'Impressionisti francesi – da Monet a Cézanne’ presso il Palazzo degli Esami in Roma. 

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