Lo scrigno dell’arte: la maturità di Arrigo Buttazzoni

Arrigo Buttazzoni, XIV Stazione: la sepoltura

Un filone importante, per capire oltremodo l’anima sensibile dell’artista è quello sviluppatosi negli anni ’90 e intitolato “Cronaca Nera”. Ulteriormente Arrigo attraverso un linguaggio posto fra logica e irrazionalità, realtà e utopia, geometrico e informale, va ad approfondire tematiche che gli si pongono agli occhi quotidianamente e denuncia  l’uomo e il suo degrado nel sociale con le relative conseguenze date dai suoi atteggiamenti e direzionate nei rapporti con i suoi simili, come sempre e di conseguenza atteggiamenti di non rispetto riverberati anche a svantaggio della natura. Mette in luce in particolar modo rapine, guerre, incidenti stradali.
Nello stesso periodo l’autore ci da saggio della sua abilità con la tecnica ad acquerello mettendo in passerella una lunga serie di opere di chiara matrice informale dove il colore, ormai distintivo nel suo operato, parla di lui in tutte le cromie stese attraverso una densa griglia di armonie ed equilibri intrinseci.
Tutto ciò per dire che Buttazzoni salta abilmente nel campo delle tecniche esecutive come: matite, pastelli, olio, carboncino, laser, acquaforte, mosaico, acrilico (prodotto specificatamente per le sue necessità), guache, tempera, usate su tela, carta, legno, polistirolo, moquette, documentando senza alcuna pretesa la grandezza del risultato della lunga sperimentazione. L’autore dimostra anche di non avere alcuna problematicità nello slanciarsi da un filone artistico all’altro come: paesaggismo, surrealismo, iperrealismo, metafisica, informale concludendo anche con prototipi di scultura. Durante tutta la vita Arrigo consegue costantemente una produzione indivisa dal suo sapere, senza mai abbandonare nulla delle proprie conquiste.
L’edificante padronanza nei confronti dei materiali lo porta a scoprire quanto sia conforme alle sue necessità artistiche l’uso della moquette, assolutamente impiegata nel verso storto e di colore grigio/panna. Buttazzoni usava incollarla su vari supporti con colla, essa per lui era ottima per la conduzione delle sfumature così l’artista ne fece largo uso.
Altre importanti sperimentazioni da parte dell’autore sono orientate verso un supporto in polistirolo per l’edilizia e trattato, accorpato e sigillato con colla per piastrelle, talvolta, prima che la colla con sabbia si asciugasse, Buttazzoni usava graffiare la superficie lasciando così una sorta di grafema sul quale successivamente intervenire.
Ultimi filoni del nostro artista sono rivolti agli “Asfalti” e al “Baule dei ricordi” dove troviamo un attento esame della sua vita su cui si sofferma in una sorta di revisione dei ricordi si volta indietro, eseguita su moquette, toccando tutte le espressioni artistiche fin ora adottate, dove fa un attento esame di coscienza del suo percorso artistico emblematico e accattivante nel ciclo del 2010: “Le Catene Spezzate”.
Il primo è di chiara matrice informale, mentre il secondo fa uscire da Arrigo  tutte le conoscenze acquisite fine a questo punto della sua produzione, nel terzo c’è l’abbandono e la presa di coscienza di una situazione personale che va piano piano a concludersi.
Come cambiava tecnica ed espressione artistica l’artista era creativo anche nella segnatura tracciata nei quadri, difatti la firma porta tre variazioni: Arri Buttazzoni, A. Buttazzoni o Arrigo Buttazzoni.
L’ultimo quadro, prima della morte di Buttazzoni, è stato eseguito su richiesta in occorrenza di una mostra collettiva in occasione della pasqua. Ad Arrigo tocca la XIV stazione della Via Crucis, finita nel febbraio del 2012.
Il primo del giorno di marzo 2012, Arrigo spense gli occhi e ad accompagnarlo ad altra vita si strinse attorno a lui tutto l’amore del Friuli che avvolse la bara colorata dalle persone a lui più care, la prima fra tutte la sua cara e amata moglie Alessandra.

Raffaella Ferrari

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