Aleppo muore davanti ai nostri occhi

L’esercito siriano annuncia di essere vicino al controllo totale di Aleppo. Giorno dopo giorno si avvicina il momento della resa dei conti. Le poche informazioni che filtrano dalle città, un tempo tra le più grandi della Siria, raccontano di macerie, architettoniche ed umane, che occupano ogni spazio vitale.

Ci sono ancora persone ad Aleppo. Migliaia di persone, secondo le stime. Uomini, donne, bambine il cui destino è più incerto che mai. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon segnala “atrocità contro un gran numero di civili, compresi donne e bambini”.  Il segretario generale della Lega Araba, l’egiziano Ahmad Abul-Gheit, ha denunciato la grave situazione umanitaria ad Aleppo e chiesto un cessate il fuoco.

La terribile ipotesi che si fa strada è che rappresaglie e vendette saranno le protagoniste di queste stesse ore. Sebbene le autorità russe, in sostegno delle forze di Assad e determinanti per l’avanzare dell’offensiva, sostengano che per i civili sia possibile scappare e che sia stata deliberata l’evacuazione di Aleppo Est, su Internet circolano fotografie di autobus vuoti che aspettano, invano. Per Abul-Gheit, “quello che sta accadendo” nella città siriana è “una vendetta delle forze governative e delle milizie contro civili inermi”. Per Amnesty international, le truppe governative siriane si stanno macchiando di gravissimi crimini di guerra. Nel frattempo, il Qatar, tra i principali sostenitori dei gruppi ribelli sunniti che combattono contro il regime di Bashar al-Assad, ha chiesto una riunione d’emergenza della Lega Araba per discutere della situazione ad Aleppo.

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Non è, però, il momento della discussione, delle relazioni, delle delibere. Questo è il momento di agire. Perché al di là degli schieramenti sullo scacchiere internazionale, ad Aleppo sono i civili a farne le spese. Sono le persone comuni a rischiare seriamente la vita sotto i bombardamenti o il fuoco lealista. Sono famiglie quelle che, in ordinate file, cercano di scappare per non morire.

I “Caschi bianchi” della protezione civile continuano a correre incessantemente da una parte all’altra del quartiere, ma ogni ora la situazione diventa più pericolosa. Numerosi corpi senza vita giacciono per le strade. Secondo il New York Times donne e ragazze scelgono di suicidarsi o di farsi uccidere dai parenti per non finire stuprate dai miliziani. Arrivano notizie di giustizie sommarie e massacri di donne e bambini anche dentro le abitazioni. Tra i responsabili ci sono membri del Movimento Harakat Hezbollah al-Nujaba, una milizia irachena impegnata nei combattimenti. “Le esecuzioni extragiudiziali costituiscono crimini di guerra – ha dichiarato Lynn Maalouf, vicedirettrice delle ricerche presso l`ufficio regionale di Amnesty di Beirut – nel corso del conflitto le forze governative siriane, appoggiate dalla Russia, hanno ripetutamente mostrato un vergognoso disprezzo per il diritto internazionale umanitario e una profonda indifferenza per la sorte dei civili”.

Il segretario generale della Lega Araba ha anche esortato la comunità internazionale a “fare passi concreti per porre fine alle violenze ad Aleppo”. Di certo, gli stati occidentali hanno avuto da sempre un ruolo fondamentale in Medio Oriente. Per interesse strategico, economico ed energetico. Alcuni presidenti statunitensi, come George W. Bush sono stati accusati di troppo interventismo, altri, come Barack Obama di non essere intervenuti con decisione nella guerra civile siriana. Con l’elezione di Donald Trump gli scenari potrebbero però ora cambiare radicalmente. Il presidente Siriano Bashar al-Assad, già sostenuto dalla Russia e dalle forze sciite potrebbe avere in qualche maniera anche l’appoggio statunitense visto il prossimo governo americano più vicino a Putin. Questo cambierebbe gli equilibri in Siria ma anche in tutto il Medio Oriente coinvolto in una guerra “fredda e calda” fra governi e milizie sciite e sunnite. Il fronte sciita si rafforzerebbe, la Siria ritornerebbe sotto il controllo di Assad. La “mezzaluna sunnita” (Qatar, Turchia e Arabia Saudita) avrebbero la contrapposizione di una più forte “mezzaluna sciita” Iran, Bahrein, Siria, Libano con appoggio Russo e forse statunitense. Petrolio e strategie energetiche permettendo….

Massimiliano Fanni Canelles

Viceprimario al reparto di Accettazione ed Emergenza dell'Ospedale ¨Franz Tappeiner¨di Merano nella Südtiroler Sanitätsbetrieb – Azienda sanitaria dell'Alto Adige – da giugno 2019. Attualmente in prima linea nella gestione clinica e nell'organizzazione per l'emergenza Coronavirus. In particolare responsabile del reparto di infettivi e semi – intensiva del Pronto Soccorso dell'ospedale di Merano. 

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