Figli di detenuti: una Carta per i loro diritti

Nelle relazioni genitore-figlio c’è sempre un margine di errore, che fa sentire i primi impreparati ad indirizzare i figli nella crescita e questi ultimi giudicati o in imbarazzo di fronte ad eventi fuori dal loro controllo, come la carcerazione di uno dei loro punti di riferimento. Per porre fine a ciò è nata la Carta dei Diritti e una serie innumerevole di spazi gialli che permettono l’incontro in un ambiente neutro.

di Maria Grazia Sanna

cella Secondo i numeri aggiornati dal Ministero   della giustizia al 31 ottobre 2015, oggi sono 52434 i detenuti presenti nelle carceri, di cui 2155 donne e 17342 stranieri, mentre si attesta a circa 100.000 il numero di bambini, innocenti e figli di detenuti. Per questo, dopo un’attività di lotta per i diritti nelle carceri iniziata 13 anni fa, l’associazione onlus bambinisenzasbarre insieme al ministro della Giustizia, Andrea Orlando al Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, Vincenzo Spadafora, il 21 marzo 2014 ha firmato la prima Carta, che riconosce formalmente i diritti dei figli dei detenuti a mantenere un stabile legame affettivo con i propri genitori e ha dato vita ad una serie di iniziative per rispettarne i principi.

Otto articoli riassumono i bisogni fondamentali di bambini senza colpe e le responsabilità dei genitori che, in seguito ai loro reati, scontano la pena ma allo stesso tempo sono tenuti a non lasciare i figli in balia di se stessi. Era stato già  riconosciuto il diritto all’identità del condannato alla reclusione traducendolo nella possibilità di continuare ad essere parte sociale della sua vita precedente. Arriva così il 21 marzo 2014 un’altra importante conquista: il diritto del bambino innocente a non perdere il rapporto affettivo col genitore. “Di fronte all’arresto di uno o entrambi i genitori, il mantenimento della relazione familiare va assunta come un diritto fondamentale del bambino” – è quanto viene stabilito dal primo articolo, con riferimento alla Convenzione dell’Onu sui Diritti dell’Infanzia, che stabilisce la tutela del bambino.

Ma non bastano le parole. Nel corso di questi mesi, si sono fatti sempre più intensi i progetti per la costruzione di spazi gialli, che rendessero la Carta realmente effettiva e non meramente formale. Questi luoghi, come piccole bolle di sapone, regalano al genitore detenuto pochi e inestimabili minuti lontano dal grigiore della cella e lo fanno sentire capace di creare un legame di affetto con suo figlio. Inoltre garantiscono quel principio di accoglienza enunciato dall’articolo 4, che rassicura il rispetto dell’area sociale del carcerato,  bisognoso, in molti casi, di semplice amore per migliorare interiormente. Ma chi soffre maggiormente dell’allontanamento della figura paterna o materna è quasi sempre il bambino: salvo casi di immediata necessità di salvaguardia della persona, il distacco precoce, violento e spesso senza ragione, non è il modo giusto per aiutarlo ad affrontare il problema.

Il bambino ha bisogno di tempo, ma soprattutto di garanzie, come la costante vicinanza del genitore. Nella Carta si tutela il diritto ad un colloquio settimanale per evitare lo sviluppo di comportamenti scorretti e si cerca di garantire ove possibile la presenza del genitore nei momenti più importanti della sua vita. Chiaramente si tratta di forme di trattamento speciale che non possono essere realizzate con disattenzione: in ragione di ciò l’articolo 8 della Carta dei Diritti afferma la presenza di un Tavolo permanente, che ha il compito di monitorare sull’attuazione di tale documento.

È con questo intento che oltre al progetto Pilota Spazi gialli, l’associazione Bambini senza Sbarre ha lanciato la campagna “Non un mio crimine, ma una mia condanna” , in collaborazione con Bsolidale onlus. Secondo quanto annunciato dal presidente della Lega nazionale professionisti B., Andrea Abodi, si giocheranno 77 partite fino all’8 dicembre e ci sarà una raccolta fondi attiva sino al 28 novembre per l’apertura di altri due spazi gialli, a Ivrea e Vercelli, dopo quelli nelle carceri di Milano, Lecco e Bergamo. Mentre per il prossimo anno è già in programma il taglio del nastro nello spazio di Secondigliano a Napoli.

Ad adoperarsi in tal senso è anche Auxilia, che oltre ad aver dedicato nel mese di settembre il numero della sua rivista al tema delle carceri, indagando non solo sui problemi, ma anche sulle misure legislative attive, ha in atto un progetto speciale per i detenuti. Si chiama “Genitori detenuti e professori dei propri figli a colloquio attraverso Skype” e, finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia, permette di sostenere il rapporto genitore-figlio quando non sia possibile un incontro di persona. Con questo metodo si vuole garantire la partecipazione del genitore all’infanzia e all’adolescenza del bambino, utilizzando la tecnologia come strumento utile per unire le persone.

Una pena, che impedisca di costruire una vita e dia tanto tempo per riflettere ai detenuti, è un fardello che presuppone la comprensione della colpa, ma questo secondo la Carta dei Diritti, non deve e non può privare un bambino innocente dell’affetto dei genitori. Questo documento, unico in Europa, onora la libertà dei figli di fronte a situazioni indipendenti dalla loro volontà.

Maria Grazia Sanna

Maria Grazia Sanna

Nata a Sassari il 14/08/1991, attualmente studio Comunicazione pubblica e d'impresa a Bologna e scrivo per Social News cercando di trovare connubio tra teoria e pratica. Appassionata di viaggi, cultura e politiche, ricerco sempre nuovi stimoli nelle esperienze quotidiane e in quelle all'estero. Ho vissuto in Francia come tirocinante, in Belgio come studentessa Erasmus e a Londra come ragazza alla pari ma questo è solo l'inizio. 

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