Emergenza rifiuti, scende in campo Pandora

Carolina Laperchia

È una task force costituita di recente da esperti decisi a mettere a disposizione della comunità il proprio know how affinché il problema in Campania possa essere affrontato attraverso la conoscenza, e non con le opinioni. Presentato ufficialmente a Napoli nel dicembre del 2013, il gruppo di studio super partes intende proporsi come organo di riferimento collettivo per scongiurare pericolosi allarmismi e mezze verità

Sono nati da poco, il 17 dicembre del 2013, ma gli intenti e le parole d’ordine che sottendono il loro operato sono tanti e soprattutto solidi. Ed hanno scelto “Pandora” per darsi una definizione ufficiale ma non si sono costituiti per punire l’umanità, come pensò bene di fare Zeus nella mitologia creando appunto questa donna “prima” bensì per dare risposte precise e corrette a una comunità troppo spesso vittima di politiche sensazionalistiche, atteggiamenti pericolosamente catastrofisti e comunicazioni a volte imprecise e strumentalizzate. E così poco tempo fa, di fronte ad un clima fiaccato non soltanto dalla diossina sprigionata dai rifiuti incendiati nella Terra dei fuochi ma anche dal terrore generato da notizie non sempre veritiere, una vera e propria task force di sapienti di ogni dove ha deciso di mettersi a disposizione della collettività per dare vita a  un’informazione scientifica e solida. «Pandora nasce proprio dall’esigenza di dare una dimensione specifica a questo grande problema. Noi siamo descritti come la “Terra dei fuochi”, la Campania viene oramai definita come una terra maledetta e avvelenata; questa è la descrizione che tutti fanno di noi – spiega Paola Dama, presidente e fondatrice di Pandora e ricercatrice presso la Columbus University in Ohio – Noi ci siamo riuniti dopo aver lanciato un appello che era nella testa di tutti e quelli che hanno risposto avevano lo stesso nostro desiderio, dare una dimensione al problema e fare un po’ di chiarezza nelle informazioni. Non possiamo più tollerare infatti che vengano dette cose poco corrette sul tema e la comunità scientifica aveva certamente l’obbligo di intervenire».

Dottoressa Dama, di che tipo di gruppo di studio stiamo parlando?
Facciamo riferimento ad una realtà costituitasi volontariamente, indipendente, onesta, super partes e che annovera al suo interno figure professionali diverse e variegate all’insegna della multidisciplinarietà e del confronto a tutto campo. Professionisti che non provengono soltanto dalla Campania ma anche da altre regioni italiane e dall’estero, orientati ad un confronto serio e concreto sul problema dell’inquinamento ambientale e sugli sversamenti illegali di rifiuti. Una comunità che adesso deve fornire risposte esaurienti lavorando in sinergia ed in stretta collaborazione per risollevare un popolo e una Terra che non vogliamo sia maledetta! La voce della nostra Campania non merita di essere raccontata da chi non la ama.

Il problema, sotto gli occhi di tutti e ormai perenne argomento di discussione e di analisi, è ben noto alla collettività. Lei in che modo si sente di tratteggiarne i contorni?
Dopo tanti tavoli tecnici affrontati nel corso di queste settimane, e grazie ai dati sinora raccolti, emerge chiaramente che la situazione in Campania è grave e scandalosa. Tonnellate di rifiuti illegali sono stati smaltiti nella nostra regione senza che tale fenomeno fosse contrastato con determinazione ed efficacia. Pensiamo, ad esempio, alle ripetute proroghe per l’avvio del SISTRI – Sistema di Controllo della Tracciabilità dei Rifiuti, all’assenza di gravi pene per i delitti ambientali nel codice penale, alla diffusione delle imprese del sommerso ed agli insufficienti controlli. Tutto ciò è intollerabile e ha determinato una comprensibile situazione di rabbia e sfiducia verso le istituzioni da parte dei cittadini.

Vorrei porre l’accento su un aspetto importante, quello legato al mondo dell’informazione…
Negli ultimi mesi, in riferimento alla situazione dello smaltimento illecito dei rifiuti, sono circolate informazioni che hanno diffuso insicurezza e paura, fino a vere forme di panico collettivo. Da una parte, ciò ha determinato una presa di coscienza generale del fenomeno dello smaltimento illecito dei rifiuti ed una proposizione all’ordine del giorno del tema affinché vengano finalmente adottati gli opportuni provvedimenti; dall’altra, ha determinato allarme sociale, una situazione di paura diffusa e di insicurezza che ci preoccupa molto. La paura impedisce di ragionare lucidamente e crea il terreno favorevole per l’azione di demagoghi e lobby affaristiche. Temiamo, infatti, vengano varati provvedimenti volti a placare l’ansia della popolazione più che a risolvere i gravi problemi del territorio; temiamo si approvino interventi inutili, poco efficaci, dispendiosi, spesi a tutela degli interessi di pochi e non del bene comune. Queste preoccupazioni ci spronano a non rimanere zitti, a prendere posizione, ad avvertire di tali rischi e a fornire informazioni avvalorate da dati certi ed evidenze scientifiche. Sentiamo il dovere di fare ciò in qualità di cittadini di questa regione e di questo Paese e in qualità di persone dotate di competenze specifiche e conoscenze tecniche e scientifiche in campo sanitario ed ambientale.

Concretamente, quali sono gli obiettivi del gruppo?
La task force PANDORA intende portare avanti una serie di azioni riguardanti la situazione di inquinamento ambientale della Campania derivante non solo dallo smaltimento dei rifiuti ma anche da altre criticità (traffico veicolare eccessivo, depuratori non funzionanti, roghi di rifiuti tossici, sversamenti illegali nei canali naturali ed artificiali, ecc.). In particolare, PANDORA intende raccogliere informazioni e dati sul problema della contaminazione ambientale e del suo possibile impatto sociale e sanitario, discuterne con un approccio interdisciplinare, grazie a competenze nei campi di medicina, epidemiologia, sanità pubblica, tossicologia, biologia, agraria, geologia, ingegneria, agronomia, chimica, ecc., formulare proposte di soluzioni con tecnologie e metodologie innovative sostenibili per l’ambiente, creare un punto di riferimento per i mass-media, gli organi istituzionali e la cittadinanza scientificamente e tecnicamente autorevole ed indipendente per una corretta informazione tecnico-scientifica e con il coinvolgimento di tutti i portatori di interesse, Enti pubblici e privati, associazioni ambientaliste e non, associazioni di cittadini, tecnici e singoli cittadini coinvolti a vario titolo nelle decisioni sulle politiche ambientali del territorio.

Ritorniamo alla necessità di una maggiore correttezza informativa. Quali sono i punti nodali su cui sentite l’esigenza di mettere ordine?
Con riferimento alle recenti notizie apparse sui principali organi di stampa e di diffusione on-line, desideriamo correggere alcune informazioni non vere o, comunque, non precise.
Innanzitutto, non è vero che non disponiamo di nessuna informazione su dove siano stati interrati rifiuti pericolosi, su dove avvengano i roghi, sulla situazione dei nostri suoli, della nostra acqua, dei nostri prodotti alimentari. Diversi ricercatori hanno prodotto mappature geochimiche a livello regionale e locale, uniche in Italia, abbastanza dettagliate su numerosi elementi e composti chimici (inorganici e organici) con procedure internazionali standardizzate e scientificamente validate. I dati, georeferenziati, sono stati anche oggetto di numerose pubblicazioni scientifiche e resi disponibili alla Regione Campania. Inoltre, altri organismi ed Enti (ARPAC, ORSA, ASL, ISS, Istituto Zooprofilattico, Aziende Idriche, Forze dell’Ordine, Magistratura, ecc.) effettuano costantemente controlli ufficiali. Si può quindi affermare che la conoscenza geochimica del territorio della Campania sia ad un livello ben superiore rispetto a tante altre regioni italiane. Purtroppo, però, tali dati spesso non sono conosciuti per carenza di co-ordinamento a livello regionale. Ciò premesso, è necessario effettuare ulteriori analisi sito-specifiche per approfondire alcune criticità rilevate ed è opportuno continuare le azioni di monitoraggio. Un’altra questione importante è quella legata al fatto che nella nostra regione esistono diverse aree contaminate – presenti anche in altre regioni italiane ed europee per molteplici cause (industrializzazione, smog, sversamenti illeciti, utilizzo di fertilizzanti e pesticidi, ecc.) – nelle quali sono in corso, forse con troppo ritardo, una serie di azioni (indagini preliminari, piani di caratterizzazione, ecc.) per accertarne il livello di inquinamento e, conseguentemente, avviare le analisi di rischio propedeutiche alle azioni di messa in sicurezza e bonifica. Tuttavia, le conoscenze attuali non rilevano alcuna situazione di particolare allarme, ma di forte preoccupazione, soprattutto in seguito alle recenti dichiarazioni sulla stampa di una diffusa e vasta opera di contaminazione dei terreni e delle falde da parte di organizzazioni criminali che operavano nel campo dello smaltimento illegale dei rifiuti.
Diversi soggetti privati ed istituzionali sono all’opera da settimane per controllare il territorio e, allo stato attuale, non sono state rilevate ulteriori e pericolose situazioni di inquinamento oltre a quelle già conosciute.

E per ciò che concerne la cosiddetta “pratica dei roghi”?
La situazione dei roghi tossici, ovvero la pratica di bruciare pneumatici e rifiuti, è molto grave in quanto può produrre una considerevole quantità di fumo, monossido di carbonio e tossine, come idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e diossine, sostanze cancerogene ed interferenti endocrini in grado, all’interno dell’organismo, di interferire con le normali funzioni neuro-ormonali e con le funzionidell’asse riproduttivo.

Che cosa mi può dire in merito ai sistemi di controllo?
In Campania, come in tutta Italia, vige un sistema di controlli sugli alimenti attuato da enti obbligati a lanciare l’allerta nel caso in cui si riscontrino situazioni potenzialmente pericolose. Una parte rilevante delle produzioni viene acquistata dalla grande distribuzione commerciale, che effettua controlli sistematici, particolarmente severi. In aggiunta a questo sistema di sorveglianza, in Campania sono state svolte anche campagne di analisi straordinarie che non hanno riscontrato, ad oggi, alcuna situazione di allarme sui nostri prodotti ortofrutticoli e zootecnici. Inoltre, diversi studi hanno evidenziato come alcune specie di piante coltivate in terreni contaminati ed irrigate con acque contenenti inquinanti possano non presentare accumuli significativi di metalli pesanti. Tuttavia, se da una parte lo studio degli ecosistemi agricoli evidenzia come in alcuni casi siano attivi meccanismi complessi di immobilizzazione e degradazione che riducono l’effettiva biodisponibilità dei contaminanti – alcuni dei quali (fluoruri, arsenico, manganese, ecc.) naturalmente presenti nei suoli e nelle falde di ambiente vulcanico – dall’altra, invece, le diossine sono contaminanti ubiquitari, riconosciuti come tali nella Convenzione di Stoccolma dall’UNEP (organizzazione delleNazioni Unite per l’ambiente) ed essendo  molecole altamente liposolubili possono essere accumulate nei grassi. Risultano, quindi, opportuni l’attenzione ed il monitoraggio di tali contaminanti in tutti i prodotti di origine animale.

Che tipo di quadro emerge in relazione all’acqua?
L’acqua potabile servita dagli acquedotti comunali è di ottima qualità ed è costantemente monitorata da più enti (ASL, società pubbliche e private di gestione dei servizi idrici). L’acqua distribuita dagli acquedotti comunali, fino al punto di consegna (l’allacciamento alla rete idrica degli edifici), è buona e rispetta tutti i parametri previsti dalla vigente legislazione in conformità alla direttiva europea sulle acque potabili.

E per quanto riguarda il sistema sanitario?
La situazione sanitaria delle province di Napoli e Caserta è tra le peggiori di Italia, ma questo, purtroppo, è un dato storico.
Tra le cause, l’inquinamento delle matrici ambientali (di cui lo smaltimento illegale di rifiuti rappresenta una delle possibili sorgenti, ma, con maggiori effetti negativi, soprattutto l’inquinamento atmosferico, da traffico veicolare e da roghi ed emissioni tossiche), ma anche le carenze del sistema sanitario con riguardo, soprattutto, agli screening ed alla prevenzione, le condizioni di disagio socio-economico di molta parte della popolazione, il lavoro nero e la scarsa istruzione. I dati rilevano che in Campania, e nelle province di Napoli e Caserta in particolare, non vi è un trend in aumento della mortalità generale (morti/100.000 ab/anno) né di quella per tumori (morti per tumore/100.000 ab/anno), pur essendo entrambe più alte rispetto ad altre province italiane. Anche l’aspettativa di vita (numero medio di anni che una persona ha la probabilità di vivere), sebbene inferiore a quella di altre province italiane, è in aumento. I tumori infantili, purtroppo, sono in aumento in tutta l’Italia e non vi sono differenze statisticamente significative tra le varie regioni. I dati del registro tumori dell’ex ASL Napoli 4, inoltre, evidenziano come, rispetto all’intera Nazione, l’incidenza (nuovi casi di malattia/100.000 ab/anno) sia più bassa per l’insieme di tutti i tumori e maggiore, invece, per i soli tumori di polmone, laringe e fegato. È più bassa, infine, per i tumori di esofago, colon-retto, rene, vescica, prostata, melanoma. Appare, tuttavia, evidente un progressivo allineamento, negli ultimi decenni, dell’incidenza oncologica regionale ai dati nazionali. Ciò va interpretato, essenzialmente, come un allineamento dei fattori di rischio oncologico regionali (storicamente diversi) a quelli di altre regioni italiane (progressivo invecchiamento della popolazione, abitudini e stili di vita, alimentazione, progressiva industrializzazione con relativi rischi occupazionali, urbanizzazione ed inquinamento atmosferico). Alla luce della grave situazione ambientale regionale, è opportuno continuare ed intensificare gli studi di epidemiologia ambientale volti a verificare se, in particolari e definite aree geografiche, l’inquinamento ambientale da rifiuti tossici possa rappresentare un ulteriore fattore determinante per l’insorgenza dei tumori. L’inquinamento può provocare una serie di problemi sanitari anche se non tutti classificabili dalla comunità scientifica per assenza di dati precisi di riferimento sulle sostanze inquinanti.

Dottoressa Dama, in chiusura, com’è stata accolta globalmente l’iniziativa?
Ha riscosso un interesse mediatico notevole, così come particolare attenzione si sta ricevendo dalla cittadinanza, desiderosa di avere chiarezza sulla situazione.

Carolina Laperchia
Giornalista Social News

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